Annalisa Terranova. Anna come sono tante

Annalisa

Annalisa Terranova
Anna come sono tante
Historica, 2020
euro 15,20

Se qualcuno sapesse dare una definizione esatta di cosa sia, o almeno cosa non (montalianamente) sia, il romanzo postmoderno, mi azzarderei a dire che Anna come sono tante di Annalisa Terranova, rientrerebbe in quella categoria. Ma a parte il fatto che non sono Benedetto Croce (per sua fortuna) e quindi non categorizzo un bel niente, la letteratura postmoderna sfugge a se stessa. Tra l’esclusione del contenuto delle sue origini, che qualcuno colloca nel Samuel Beckett di Aspettando Godot e gli espliciti rimandi culturali, perfino esoterici di Umberto Eco, Nel nome della Rosa, c’è spazio per tutto e il contrario di tutto. Perfino per il cannibalismo trash di Aldo Nove e seguaci. Eppure, attenendoci a una linea mediana, in quella che, a torto o a ragione, dalla critica avveduta (?) viene considerata “produzione letteraria postmoderna”, e che in Italia possiamo fotografare proprio Nel nome della rosa e in Castelli di Rabbia di Alessandro Baricco, due elementi stilistici fondativi sembrano abbastanza ricorrenti: l’intertestualità e il citazionismo con i quali, per esempio, Roland Barthes registra la sopraggiunta impossibilità moderna dell’originalità dei contenuti letterari. Del resto, lo stesso Ezra Pound (forse il vero padre nobile della letteratura intertestuale e citazionista, quindi, a larghe intese, postmoderna) aveva già sostenuto decenni prima di Barthes che «l’originalità assoluta è assolutamente brutta», riuscendo a infilare nei suoi Cantos di tutto: dagli ideogrammi confuciani alle poesie di Guido Cavalcanti alle teorie economiche di Silvius Gesell.  Con gli ottimi risultati che sappiamo. Fattomi accorto che la cifra stilistica di Annalisa (è mia amica, quindi posso chiamarla per nome) era quella, ho cominciato a fare le orecchiette all’angolo alto di ogni pagina dove trovavo una citazione (sempre esplicite) o un intertesto (sempre con la fonte). A lettura finita, quelle risparmiate dalla mia attenzione evidenziatrice sono risultate una manciata, su 175. Voglio dire che Anna come sono tante è un romanzo postmoderno? Gli dèi tutti ce ne scampino. Più semplicemente, e anche più modestamente, voglio dire che Annalisa è una scrittrice molto consapevole dei sui “artifici” (da artefice). Sa, insomma, come costruire una struttura a sostegno della narrazione del fatto raccontato e come metterlo bene in evidenza (un’altra modalità della cosiddetta letteratura postmoderna ma, avendo stabilito che la letteratura postmoderna non esiste, lo segnaliamo solo come cifra stilistica dell’Autrice). Alla sua mano esperta avrei solo consigliato un altro titolo al romanzo: “Un bacio lungo una vita” (anche se capisco che avendo scelto la via della citazione, il titolo in qualche modo doveva essere quello). La trama, in breve: Anna ha avuto solo quattro uomini nella sua vita: Leonardo, un suo compagno del liceo, tipo filosofal-esistenzialista-disincantato che le dà l’indimenticabile casto bacio della prima giovinezza e del quale resterà innamorata a vita, pur senza ulteriore conoscenza biblica; il marito, più grande di lei, quindi presumibilmente rassicurante, dal quale tuttavia divorzierà dopo averci concepito due figli e poco altro; tal Emanuele, un idraulico pennellone mammone con il quale s’intratterrà anche carnalmente senza alcun entusiasmo; e un altro Leonardo, che fisicamente le ricorda il primo. Solo che questo è un manager in carriera bancaria, ipocrita cinico e fedifrago (ha una compagna a Milano, dove lavora, per giunta debilitata dalla depressione, il che aggrava la posizione del fedifrago, che tradirà proprio con Anna). Anna s’innamorerà perdutamente di lui e… il finale lo scoprirete solo leggendo.

(P.s. Perché le donne finiscono per innamorarsi a volte di uomini che sono agli antipodi anche fra loro? Cosa avevano in comune i due Leonardo, a parte lo stesso cognome, gli stessi dati anagrafici, aver frequentato la stesso liceo di Anna e averle dato quel bacio lungo una vita? Nulla. Vai a capire le donne…).

m.r.

 

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks