Susanna Dolci – Patti Smith. Tra Rimbaud e San Francesco

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Susanna Dolci
Patti Smith. Tra Susanna e San Francesco
Edizioni Castel Negrino, 2021
pag. 148
euro 14,50

 

 

dall’INTRODUZIONE

 

Long Island. Lei è Patricia Lee Smith, arrivata con la bufera di neve del 30 dicembre 1946 nel North Side di Chicago. Lui, eclettico genio della fotografia e dell’immagine sperimentale. Lei non è ancora Patti Smith: la rock’n’roll ni er, la sacerdotessa maudite della poetica Rock in tutte le sue espressioni, musicali e non. Un lunedì saluta le loro nascite: è la Luna che li ammanta di fascino e di quella luce geniale che solo il satellite notturno sa dare. Patti Smith resta, nella Leggenda del Novecento, figura unica per la sua poliedricità arti- stica delineata, musicalmente, da una voce graffiante: urlo di un’energia rabbiosa, visionaria e allucinata. Cantante, poetessa, front woman, performer e ribelle. Di quella ribellione che si trasforma nell’oricalco della personalità, della creatività. Una miccia lunga 175 centimetri in un corpo magro, segaligno. Un viso ieratico. Capelli – lunghi o corti, secondo le mode – comunque sempre scombinati a darle l’aria di una mitologica medusa. «Rolling Stone» la piazza al 47esimo posto dei 100 migliori artisti «of the rock & roll era»3. Il suo primo disco risale al 1975, “Horses”4. È solo l’inizio di una lunga teoria di lp, raccolte di poesie, libri autobiografici. Il tutto segnato da una continua ricerca di sperimentazione, sulle orme del maestro dei suoi maestri, Arthur Rimbaud, che di sé vantava: «Inventavo il colore delle vocali! – A nero, E bianco, I rosso, O azzurro, U verde – regolavo la forma e il movimento di ogni consonante e, coi ritmi istintivi, mi sono lusingato d’inventare una parola poetica accessibile, un giorno o l’altro, a tutti i sensi. Mi riservavo la traduzione»5. Eccome se le fissavano quelle vertigini: lei, Robert e la loro dannata Polaroid. A cercarsi e ritrovarsi nello sguardo dei maledetti del Rock: Janis Joplin, Jim Morrison, Neil Young, Bob Dylan e tutti gli altri di passaggio dentro lo scrigno magico del Chelsea Hotel di New York. Oppure a Chicago, Philadelphia, San Francisco, ovunque nel Secolo Inquieto di quell’America che dà e toglie in un istante, con generosità o ferocia. Immagini narrative fluide, le loro, ma di una definizione maniacale come il taglio del bisturi in mano a un killer seriale. Dirà di quel periodo: «Ricordavamo ogni cosa, il passato, il presente e il futuro, chi avevamo perso, chi stavamo perdendo, e chi alla fine avremmo perduto»6. Una generazione – sempre la loro – di funamboli dell’irrequietezza dediti alle droghe, amori promiscui e non necessariamente etero, usi disordinati di se stessi alla ricerca straniata e costante di un sapore che rendesse la normalità “luccicante”.

Susanna Dolci

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Susanna Dolci nasce a Frascati nel 1965. Laureata in Lettere Moderne, ha conseguito, successivamente, specializzazioni nel giornalismo e nella formazione e idoneità all’insegnamento dell’Italiano. Dal 1989, opera nell’editoria e nell’informazione. Ha lavorato in RAI e nel settore radiofonico romano. Sua la curatela di numerose pubblicazioni di poesia, narrativa e saggistica, a partire dal 1997. Inoltre le sono proprie varie collaborazioni ad eventi culturali di Roma e Provincia sia professionalmente che come presidente del Circolo Culturale Ezra Pound. Suoi articoli ed interviste sono usciti su molte testate cartacee e on-line. È stata co-direttrice del Magazine on-line “Il Fondo” (www.mirorenzaglia.org). Un suo racconto è compreso nell’antologia Notturni, Settimo Sigillo, 2016.

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