Elena Lamberti. Leonard Cohen – Come un uccellino su fili di parole

 

Elena Lamberti Leonard Cohen Come un uccellinom su fili di paroleElena Lamberti
Leonard Cohen. Come un uccellino su fili di parole
Castel Negrino, 2021
pag.168
euro 14,15

 

dall’IINTRODUZIONE

Scrivere di Cohen e di letteratura in modo conciso, così come pro- porre una selezione antologica di opere legate alla sua produzione artistica, è un po’ sfida titanica e un po’ fiera dell’ovvio. Sfida titanica, perché chi ama Cohen (e sono in tanti) ha già in testa una sua antologia, una sorta di bosco sacro inviolabile che unisce il Talmud, la Bibbia, i testi fondanti del Buddismo alle parole di Federico Garcia Lorca o di William Butler Yeats, a quelle dei mistici persiani ‘Attār e Rūmī e di molti, molti altri ancora. Si rischia, dunque, di dimentica- re qualcosa o qualcuno, deludendo. Fiera dell’ovvio, perché Cohen è in sé letteratura multiforme in perenne viaggio tra poesia, prosa e canzoni. Scriverne è quasi un atto tautologico, un po’ come è stato, a detta dello stesso Cohen, quello che ha portato, nel 2016, ad assegnare a Bob Dylan il Nobel per la Letteratura. In quell’anno, in occasione di un evento organizzato a Los Angeles per annunciare l’uscita del suo ultimo album, “You Want it Darker”, Cohen ricordava come dare il Nobel a Dylan fosse stato «appuntare una medaglia sul monte Everest per ribadire che è il monte più alto»1, ovvero come ribadire l’ovvio. Ma, si sa, «ogni generazione determina che cosa sia la poesia, se linguaggio o musica; ogni generazione la rimette in discussione».2 Allo stesso modo, ogni lettore naviga una mappa tutta sua, un po’ per vanità (le sfide, in fondo, sono stimolanti) e un po’ per necessità (le mappe sono, anche, la conferma di una identità).

La mia lettura di Cohen, pur riconoscendo e rispettando le diverse geografie letterarie coheniane già approfondite in altre opere (se ne darà conto in bibliografia), vira in modo deciso verso il Canada per recuperare un aspetto importante: sebbene abbia vissuto a lungo negli Stati Uniti, Cohen era canadese, un fatto più risaputo che esplorato. Un fatto da cui, invece, vale la pena ripartire per parlare di Cohen e di letteratura. All’intervistatore che gli faceva notare come, dopo tanto vagare, avesse infine messo radici a Los Angeles, un sorridente Cohen rispondeva: «Non ho messo radici, ho fatto naufragio a Los Angeles».3 E ancora: «Amo questa nazione [gli USA], ma non ne sopporto la scena». La canadesità è un abito che Cohen indossa, sempre con ironia, a prescindere dal luogo in cui, di volta in volta, si trova ad abitare; è il sotto-testo congenito della sua personalissima ricerca identitaria e religiosa, mistica e carnale, profondamente terrena, di quel suo essere voce «dell’angoscia esistenziale, della redenzione», come ha detto un altro poeta e bardo, Francesco Benozzo.

Scrivere di Cohen e di letteratura vuole dire per me viaggiare dai pre-testi nati in seno a tradizioni diverse e lontane per geografia e per tempo, ai testi fioriti in Canada anche grazie all’opera di Cohen, che è, di fatto, più conosciuto del paese da cui proviene.

Scrivere di Cohen e letteratura diventa un’occasione (un pretesto) per attraversare alcuni momenti della storia di una realtà che, ancora, abita il nostro immaginario più per la wilderness della sua natura sconfinata, che per i suoi poeti o per i suoi autori. Ne vale la pena, perché in Canada la letteratura ha giocato e gioca un ruolo molto importante nella (recente) costruzione dell’identità e della memoria culturale nazionale. Nel 1957, viene fondato il Consiglio Canadese delle Arti e delle Lettere6 allo scopo di sostenere le arti (tutte); l’anno dopo Cohen, già autore di una raccolta di poesie, potrà contare su una generosa borsa di studio governativa che lo porterà a viaggiare in Europa e che gli cambierà la vita, facendogli scoprire altri mondi, abituandolo a scrivere mentre viaggia. Acora nel 2002, il Canada ha istituito la figura del “poeta laureato parlamentare”, con portafoglio, incaricato non tanto di scrivere liriche commemorative (ruolo che, se fosse l’unico, rimarrebbe decorativo, più di maniera che non di sostanza), ma anche e soprattutto di promuovere la poesia e le lettere.

La nuova nazione libera dei Grandi Laghi si è presa cura dei suoi poeti che l’hanno ricambiata usando le parole per darle for- ma, plasmandone il territorio sconfinato. La lunga agonia dell’animale morente, così Cohen definì il Canada in una poesia del 1964 (all’epoca realtà postcoloniale e, in Québec, sull’orlo di una guerra civile)9 è ormai un ricordo. Dalle crepe di quel tormento è entrata la luce e la letteratura canadese è diventata un inno di voci identitarie diverse ma in dialogo, non più imitazione dei modelli europei, né copia di quelli statunitensi, bensì letteratura del e nel mondo.

Elena Lamberti

 

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Elena Lamberti insegna Letterature Anglo-Americane e Ecologia dei Media all’Università di Bologna. È specializzata in letteratura modernista, memoria culturale, letteratura di guerra. È autrice di diversi volumi e saggi sul modernismo anglo-americano e sulla cultura anglo-canadese del ventesimo secolo. Persegue una metodologia di ricerca interdisciplinare, con la letteratura al centro di percorsi innovativi finalizzati alla lettura degli ecosistemi (mass)mediatici complessi. Il suo volume Marshall McLuhan’s Mosaic. Probing the Literary Origins of Media Studies ha vinto il MEA Award 2016 for Outstanding Book in the Field of Media Ecology. Per le edizioni Castel Negrino ha pubblicato Leonard Cohen: come un uccellino su fili di parole (2018).

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