Maurizio Gregorini- Martin Scorsese. Le forze Primigenie dell’America

dall’INTRODUZIONE 

Una qualificata teoria attesta e dimostra l’incidenza dell’ambiente di formazione sui contenuti espressi dagli artisti nelle loro opere. «Nessun uomo è un’isola»2 è la massima che meglio riassume il senso di quella corrente critica chiamata “contestualismo”. Possiamo affermare con un buon grado di certezza che il detto è particolarmente calzante per Scorsese. Converrà, pertanto, avviare il nostro studio proprio dal contesto. Martin cresce a Elizabeth Street, una grande arteria che, già negli anni Cinquanta, attraversa come una lama la Little Italy malavitosa e operaia. Il ragazzo assorbe tutti gli impulsi che gli pro- vengono dal tormentato ma vitale quartiere. Un po’ mercato rionale e un po’ centro commerciale, frenetica e vivace a tutte le ore del giorno e spesso anche della notte, raccoglie contrasti, pregi e difetti della popolazione immigrata d’origine italiana. Stiamo parlando d’immi- grati di seconda o terza generazione, in parte non ancora completa- mente americanizzati, le cui famiglie vivono lì da anni. Alti palazzi di costruzione recente costellati di panni stesi si succedono a edifici più bassi e antichi, spesso fatiscenti. Le grida dei venditori ambulanti s’incrociano al rombo delle tante auto sgargianti o scassate, al cigolio dei carretti che percorrono la strada. Le risse e le sparatorie sono frequenti e, non di rado, ci scappa il morto. Qui la violenza è spesso la maniera più veloce per appianare i contrasti e sanare gli sgarri. La mafia comanda i traffici leciti e illeciti e lo fa con la forza. L’italianità della popolazione si evidenzia, anche, nell’onnipresente religione cattolica che innerva cultura locale e vita quotidiana e, tramite i suoi ministri, svolge il ruolo di contraltare alla violenza. Dice il regista:

Per due anni ho fatto la scuola pubblica, poi mi sono ritrovato in una scuola cattolica, la St. Patrick, che esiste ancora, gestita da suore irlandesi, le Sorelle della Misericordia. Suore irlandesi in un quartiere italiano, napoletano e siciliano, era un bel contrasto. Così presi ad andare in chiesa e rimasi affascinato dai rituali della messa.

Ed è proprio tra le difensive e accoglienti mura di una chiesa che conosce padre Principe, un giovane prete dal carattere forte e volitivo, intelligente e fermo nella sua vocazione. Uno di quei ministri della fede che fecero la fortuna del cattolicesimo nei paesi d’immigrazione. Grazie a quest’uomo e all’innegabile fascino dei riti religiosi, l’adolescente Martin scopre dentro di sé una propensione a indagare, affermandoli, i valori dello spirito. Pensa addirittura di entrare in seminario. Nel corso della sua lunga carriera questa inquietudine emergerà più volte, sovente sotto forma di approccio morale alla dura realtà delle strade e della vita, in alcuni casi nella veste della più autentica ricerca spirituale. Tuttavia, come spesso accade alle persone fortemente introspettive e curiose, l’eccesso di indottrinamento, alla lunga può produrre sentimenti divergenti, talora opposti, fino a condurle sulla riva di un singolare ateismo. Infatti, alla tonaca nerofumo, il ragazzo preferirà presto i colori del cinema, la letteratura (in quel periodo, due libri su tutti: Dedalus , ritratto dell’artista da giovane, di James Joyce e Il nocciolo della questione, di Graham Greene) e, ovviamente, le “vivaci” amicizie di Elizabeth Street.

Maurizio Gregorini

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Maurizio Gregorini, nato a Genova, è regista, sceneggiatore TV e docente di cinematografia. In qualità di scrittore, ha pubblicato la raccolta poetica Zucchero e Veleno (Liberodiscrivere, 2000) e il romanzo La dea del male (Il Seme bianco, 2007). È direttore artistico del festival di letteratura italiana INCIPIT. E’ Cultural manager del Comune di Genova.

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