Massimo Arduino – Benjamin Britten. La poetica dei perdenti

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Massimo Arduino
Benjamin Britten. La poetica dei perdenti
Edizioni Castel Negrino, 2021
pag.130
euro 14,90

dall’INTRODUZIONE

 

Edward Benjamin Britten fu sicuramente un artista di successo. Nei suoi 63 anni di vita si realizzò, sia come persona che come musicista, in maniera così completa come di rado accade trovare nell’intera storia della musica. Alla sua morte, il 4 dicembre del 1976, Britten era un uomo estremamente ricco, era il musicista più affermato d’Inghilterra e uno dei più stimati anche oltre confine, le sue opere erano in cartellone in tutti i principali teatri dei paesi anglosassoni e in molti del resto del mondo, aveva vissuto una storia d’amore ultratrentennale con la persona amata ed era, da poco, stato insignito del titolo di Barone come Lord Britten di Aldeburgh. Nonostante questo, la poetica delle opere liriche di Britten fu quasi sempre focalizzata sui perdenti, sugli sconfitti dalla vita, dal caso o dal Male e senza nemmeno la consolazione di quell’aura eroica che ostentavano i protagonisti del melodramma ottocentesco italiano. Benjamin Britten nella vita reale non conobbe praticamente sconfitte, sfidò con ostinazione e a testa alta la società inglese benpensante del dopoguerra, difendendo tutte le proprie scomode posizioni, lui dalle idee di sinistra e amico del sovversivo Wystan Hugh Auden, lui scopertamente pacifista e antimilitarista, lui omosessuale dichiarato in una nazione in cui l’omosessualità è stata reato penale fino al 1967. Desta quindi meraviglia la pietas dolorosa con cui Britten e i suoi librettisti che, giova ricordarlo, lavoravano sempre sotto la vigile e strettissima sorveglianza del compositore, partecipavano alle vicende dei loro sfortunati personaggi. Michael Kennedy, biografo di Britten, così nota il fenomeno:

Nei lavori di Britten, il tema dell’innocenza corrotta o tradita, del male trionfante sul bene, della purezza infangata, di grazia e virtù intaccate o derise, ricorre frequentemente. Ma l’innocenza, la purezza e la grazia stessa sono spesso trionfanti e stupendamente celebrate. Le sue opere potrebbero quasi essere divise (forse un po’ troppo schematicamente) in due gruppi: quelle della luce e quelle delle tenebre, quelle del giorno e quelle della notte. In alcune opere luce e tenebre coesistono. Con l’età, le tenebre divennero prevalenti, si potrebbe forse ipotizzare che, mentre cresceva in lui la consapevolezza del male, così le oscure presenze si palesavano nella sua musica.

 

Il periodo in cui Kennedy comincia a vedere prevalenti le tenebre, coincide, grosso modo, con la composizione del Peter Grimes, prima autentica opera di Benjamin Britten, dopo il precedente fallimentare del Paul Bunyan, l’operetta scritta nel periodo americano su libretto di Auden. Peter Grimes andò in scena il 7 giugno 1945, Britten aveva 32 anni e, da allora in poi, si dedicherà quasi esclusivamente all’opera lirica, per cui la fascinazione della poetica oscura dei perdenti resta appannaggio della sua produzione operistica, che occuperà la seconda metà esatta della sua vita. Davanti alle sue opere dalla musicalità potente, complessa e variegata, ma dalle storie disperatamente cupe e dai finali drammatici e persino atroci, viene naturale domandarsi: dove nasce in Britten la predilezione per le vicende senza speranza? Perché i suoi personaggi sono perdenti senza remissione? Lui, uomo di enorme successo, perché diventa il cantore degli sconfitti? In quei primi 32 anni potrebbero celarsi alcune risposte, negli anni dell’infanzia, dell’adolescenza e della prima maturità, quando il giovane Ben ancora non era Lord Britten.

Massimo Arduino

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Massimo Arduino è nato a L’Aquila nel 1954 e vive a Genova. È stato per oltre trent’anni imprenditore informatico. Musicologo, laureato al D.A.M.S. di Imperia, scrive per “Il Mondo della Musica”. È tra i fondatori della WEB-TV del Teatro Carlo Felice con cui continua a collaborare dal 2010. È Vice Presidente dell’Associazione Teatro Carlo Felice di Genova.

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