Caro Miro, ti scrivo: anche se tutti, noi no…

Caro Miro,

su Facebook, qualche giorno fa, hai citato una canzone della Compagnia dell’Anello da me scritta tanti, troppi, anni fa quando ancora mi illudevo –  anch’io ne ho commessi di errori –  che si potessero cambiare i partiti dall’interno. La scrissi dopo l’immatura scomparsa di Nicola Pasetto, collaborando con la Destra sociale di Gianni Alemanno.

“Anche se tutti…noi no !” mi uscì di getto, testo e musica, come tutte le canzoni che più mi son riuscite.

Tutto a causa di una scritta fatta con  lettere di cartone che l’allora presidente della Giovane Italia patavina (oggi stimato chirurgo plastico) aveva inchiodato nel 1969 alle pareti della sede di Via Cesare Battisti: “anche se tutti… noi no!”.  Appunto…

Quella frase che forse Alberto aveva imparato dal padre, Capitano della Monterosa o forse dal nonno materno, amico di Ezra Pound e che da allora diventò il motto dei nostri vent’anni.

Anche  se tutti rubano… noi no! Anche se tutti mentono… noi no ! Anche se tutti si vendono… noi no ! E via di quel passo…

Vivevo, era il 1996, nella mia  quotidianità politica, lo spettacolo indecoroso di uomini che, pur avendo sofferto in gioventù la persecuzione per motivi di opinione, entrati nell’anticamera del potere erano cambiati da mane a sera.

Nell’agire politico quotidiano  costoro non avevano come faro lo stile – avremmo detto un dì –  legionario –  bensì quello democristiano. E guardavano con bavosa ammirazione gli ex della Prima Repubblica confluiti in Forza Italia dai vecchi partiti decimati da Tangentopoli.

E guardavano noi pochi, vecchia guardia e vecchio stile, con fare di commiserazione infinita. “La  vostra purezza non vi porterà da nessuna parte” sembravano dire.

Sgomitavano, costoro, mentivano, ingannavano, tradivano pur di arrivare dove volevano arrivare. Chi consigliere regionale, chi deputato, chi senatore, chi addirittura Ministro.

Alla lunga, la cosa avrebbe prodotto altro  se non il disfacimento definitivo di tutto un ambiente umano prima che politico?  E così è stato.

Non ti sta parlando Alice nel paese delle meraviglie. Conosco le regole di questa politica ma credo che uomini allevati a pensare in modo differenziato avrebbero avuto il dovere di dare l’esempio insegnando ai barbari La Politica.

La canzone  individuava, dopo un anno della nascita di AN, i primi germi di quell’infezione che avrebbe deformato definitivamente il partito.

Un vero e proprio cancro.

Giovani che si avvicinavano al partito non per motivi ideali ma perchè in cerca di una stabile occupazione all’ombra della protezione di questo o quel satrapo locale o nazionale.

E noi a cantare “anche se tutti..noi no !” in giro per l’Italia.

Avremmo dovuto scrivere “anche se tutti… noi di più”, a sentire le allucinate e indimenticabili dichiarazioni di  Fini sul Male Assoluto, seguito a ruota dall’attuale Sindaco di Roma.

E’ stata purtroppo una canzone profetica. Non potevamo allora sapere quanto profetica.

Quando per la seconda volta la presentammo al pubblico era l’epoca del passaggio dal Fronte della Gioventù ad Azione Giovani. Il ritornello fu ripetuto a squarciagola da tutti i presenti e quando arrivammo alla strofa «abbiamo buttato alle ortiche, per inseguire il potere la nostra fede più antica e le ragioni più vere» tutti si voltarono e guardarono un povero Gasparri che uscì dalla sala infastidito.

A conti fatti, almeno sul Male Assoluto, non mi pare abbia detto grosse fesserie, scegliendo un dignitoso silenzio.

«Saranno le voci di molti che c’hanno già lasciato e non mi pare che siano morti gridando “Viva il libero mercato!”».

No. I nostri non sono morti certo con quel grido sulle labbra.

Ma forse oggi sorridono ad ascoltare il coro quasi unanime dei nostri politici, sinistra in testa, magnificare questo golpe finanziario mascherato da governo tecnico gridando, loro sì e ancora, “Viva il libero mercato !”.

tuo… Mario Bortoluzzi

.

.

.

 

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks