Ruby… cuore di magistratura

Angelo Spaziano

Il voto di giovedì scorso alla Camera sulla richiesta avanzata dai Pm di Milano di poter ficcare il naso negli uffici del tesoriere di Berlusconi, Giuseppe Spinelli, nell’ambito dell’affaire Ruby, non ha riservato sorprese. Com’era ampiamente prevedibile, infatti, è prevalsa la ferma volontà della Giunta per le Autorizzazioni a procedere di Montecitorio.

L’autorità, nel corso dell’ultima seduta, aveva già stabilito di proporre all’Aula di restituire gli atti alla Procura di Milano per difetto di competenza. Una competenza che, secondo l’organismo, sarebbe spettata appunto al Tribunale dei Ministri. La proposta della Giunta, accolta da proteste e battibecchi nell’emiciclo, ha ottenuto 315 sì, 298 no e un astenuto. Ben 17 voti di scarto a favore della compagine governativa, quindi.

Va sottolineato che 12 deputati, tra i quali due “fillini”, due del Pd e un Udc, erano assenti, che Silvio Berlusconi non ha preso parte alla votazione, e che l’attore di Fli Luca Barbareschi è stato l’unico ad essersi astenuto. La maggioranza, insomma, al contrario dell’opposizione, si è mostrata assai compatta. Un esempio di coesione tenuto non tanto in difesa di Berlusconi come figura direttamente interessata dal provvedimento, quanto per il diritto dell’Aula a tutelare determinate sue prerogative. In questo caso l’opportunità di difendere il Presidente del Consiglio dall’assalto lanciato da procure politicizzate come quella ambrosiana.

Karima, alias Ruby Rubacuori, è una sfortunata fanciulla marocchina che ha mostrato la sua prorompente femminilità forse un po’ troppo prematuramente. Il risultato è che adesso si trova a fare i conti con una situazione che le è completamente sfuggita di mano. La lolita è diventata famosa – o famigerata, a seconda dei punti di vista – in poche ore per aver suscitato l’ennesimo scandalo a sfondo sessuale vertente intorno alla figura di Silvio Berlusconi.

Secondo alcuni giornali ormai specializzatisi in gossip, infatti, la ninfetta avrebbe partecipato a una festa ad Arcore dove si sarebbe celebrato il boccaccesco rituale del “Bunga bunga”. Una lubrica circostanza emersa in seguito all’arresto di Ruby per uno scippo e all’intervento diretto del Presidente del Consiglio.

Insomma, o’ “malommo” avrebbe telefonato in questura per il rilascio e l’affidamento dell’avvenente “pupilla” a una persona di fiducia. Questa clamorosa agnizione ha provocato l’inusitata mobilitazione di un esercito d’investigatori e d’intercettatori ambientali. Un’armata di guardoni schierata dagli ermellini del pool milanese all’unico scopo di spiare dal buco della serratura la camera da letto del premier. Il tutto senza che neppure uno straccio di denuncia sia sopraggiunta a giustificare tale imponente dispiegamento di mezzi e di risorse.

Questa montagna di costosissime “indagini” infatti si è materializzata in un topolino di piccanti indiscrezioni a luci rosse. Una serie di morbose banalità che hanno permesso agli zelanti tocchi di assemblare null’altro che una parodia di Kamasutra pomposamente ribattezzato “istruttoria”. Il tutto laddove – secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta – neppure gli agenti dei servizi segreti preposti alla sicurezza del premier erano a conoscenza del fatto che per più di un anno chiunque entrasse o uscisse dalla villa di Arcore era – abusivamente – filmato, monitorato, scannerizzato, origliato e auscultato.

Persino il Procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, rispondendo a una domanda dei giornalisti a proposito del contenuto dei nastri e delle immagini che inquirenti ed investigatori stanno esaminando, ha dichiarato che «agli atti dell’inchiesta ci sono solo foto irrilevanti».

Ma per quale motivo allora è stato allestito tutto questo dispendioso ambaradan? E’ molto semplice. Il fatto è che la sinistra bersaniana, ridotta alla canna del gas, ha delegato alle toghe il suo – ormai del tutto irrilevante – ruolo d’opposizione. Questa delega in bianco, oltre ad avere mortificato la politica, ha fatto precipitare la situazione istituzionale del Bel Paese, scatenando uno scontro tra poteri dello Stato, e precisamente tra quello legislativo e ordine giudiziario.

Un duello all’ultimo sangue dal quale Berlusconi e il suo governo sembrano tuttavia uscire sempre più corroborati nel corpo e nello spirito. Anche giovedì scorso, infatti, l’arco antiberlusconiano ha dovuto ingoiare l’ennesimo boccone amaro. In tal modo Silvio s’è aggiudicato il primo round del match: solo il Tribunale dei Ministri – e non la Madonnina – è competente su Ruby. E si sa che il Parlamento italiano è un porto delle nebbie…

Angelo Spaziano

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