Terni. Altre Pompei crollano

Marco Petrelli

Il centro sinistra non ha fatto in tempo a portare a termine le contestazioni contro il ministro Bondi che, nel cuore rosso dell’Umbria, a Terni, il contro soffitto del Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” (datato 1849) è venuto giù, di colpo, in un freddo pomeriggio di gennaio.

Come inizio 2011 niente male se si considera poi che, da alcuni decenni, la struttura sia dichiarata fuori norma rispetto ai parametri di sicurezza. Per sopperire a questa carenza, durante gli spettacoli due squadre dei vigili del fuoco piantonavano l’esterno del “Verdi”.

Se la ‘casa dei gladiatori’ è simbolo «della decadenza cui il Governo Berlusconi ci ha condotti»  ( per dirla come gli esimi esponenti della sinistra), la condizione del Teatro Comunale di Terni è lo specchio di una gestione degli affari locali molto lontana dal rispetto e dalla tutela del patrimonio artistico.

Progettato nel 1840, il teatro fu inaugurato nel 1849, anno memorabile per un’Italia (ed un’Europa) attraversata dal moto quarantottino. L’architetto modenese Luigi Poletti (Architetto Pontificio dei Sacri Palazzi Apostolici) firmava l’opera. Il “Teatro Nuovo” venne intitolato a Giuseppe Verdi nel 1908; prime ristrutturazioni negli anni Trenta del Novecento.

Ferito dai bombardamenti durante la II Guerra Mondiale, nel 1948 è dato in concessione alla famiglia Lucioli, per cinquant’ anni.

Passeggiando per Corso Vecchio sono tanti i curiosi che si sporgono dalla recinzione di emergenza per osservare il “buco” e lanciare maledizioni contro gli amministratori. Ma la cosa più eclatante è il fatto che si sia dovuti arrivare al crollo del contro soffitto perché cittadini ed istituzioni comprendessero la gravità dovuta ad anni di incuria. Possibile che nessuno abbia mai notato la coltre di polvere e smog su muri e colonnato? Per non parlare poi dei graffiti, delle scritte su colonne e scale, queste ultime ormai logore, con fori e spaccature in evidenza.

Sul tetto piante e piantine mai estirpate che, nel complesso, sottolineano la scarsa volontà di salvare dall’abbandono uno degli edifici più antichi di Terni.

Piove governo ladro! Questa dev’essere stata la prima cosa passata per la mente agli italiani di fronte allo scempio di Pompei e, ne sono sicuro, anche ai ternani che, dopo avere assistito al ‘tonfo’,  qualche brutta parola al Ministero dei Beni Culturali l’avranno pur rivolta.

Peccato che a Terni, come a Napoli, la gestione dei beni culturali sia, in primis, delle autorità cittadine. Che il biglietto serva per immergersi nella Roma imperiale o per assistere al Falstaff, cambia poco  poiché, in ambo i casi, una percentuale dell’ingresso finisce nell’erario comunale.

L’amministrazione ternana ha investito migliaia di euro per realizzare nuovi impianti artistici nel parco della Siri, un’antica fabbrica, sito di interesse per l’archeologia industriale.

Accanto al piccolo museo, (nel quale sono conservati i resti di quella che fu un’importante fonderia dello Stato pontificio), sorge il nuovo teatro “Torquato Secci”, realizzato nell’ambito di ampliamento del Caos, complesso ricreativo e “culturale”, in realtà luogo d’incontro per aspiranti attori, ossessionati dal post moderno. Con i suoi duecento posti e con rassegne un po’ di nicchia, il “Secci” non ha riscosso il successo sperato e certo il denaro speso non tornerà indietro.

Ci sarebbe da chiedersi se sia valsa la pena occuparsi di un nuovo teatro invece di restaurare quello storico. Ma poi si sarebbe costretti a domandarsi anche quale sorte toccherà agli Studios di Papigno, set de La Vita è Bella e Pinocchio, chiusi al pubblico e di recente tornati alla ribalta sulle cronache locali. Avrebbero dovuto dare lavoro ad una città già depressa economicamente e invece restano lì, con le scenografie esposte alle intemperie e agli occhi dei pochi automobilisti che affrontano la Valnerina d’inverno.

A questo punto, poi, saremmo costretti a richiamare la memoria a quel febbraio 2010, quando in piazza Valnerina, durante la costruzione di un parcheggio, saltò fuori un gruppo funerario d’epoca romana, caratterizzato dal tegolato “a cappuccina”. I resti esumati sono finiti a Perugia per le analisi di routine; del perimetro tombale, di pietra e malta, si sa poco, fatto sta che ora il parcheggio è quasi completato.

Vogliamo poi parlare di Lord Byron e dei suoi splendidi sonetti dedicati alla Cascata delle Marmore? Meglio di no. Lasciamo il poeta inglese e i suoi versi relegati a qualche guida locale. A chi interessa in fondo? Manco lo puoi definire post moderno!

Per gli appassionati di Storia militare, il Museo delle Armi, presso il Poligono armi leggere, è una vera e propria “chicca” . Tra padiglioni a tema (epoca, guerra, nazione), gli indimenticabili ’91: uno di questi sparò a Dallas nel 1963. Una meraviglia messa a disposizione per soli due giorni al mese, con obbligo di prenotazione almeno 15 giorni prima.

«Cittadino fermati, guarda di qua, fermo non nasconderti, è la tua città» recitava una canzone de La Compagnia dell’Anello. Passeggiando per Corso Vecchio al cittadino ternano conviene, però,  tirare dritto: di quel ‘buco’ così evidente è responsabile anche lui. Ha dovuto aspettare il crollo per indignarsi di uno stato di degrado e non curanza che va avanti da decenni.

Marco Petrelli

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