Strage di Primavalle. Lollo parla?

Angelo Spaziano

Una tanica, una miccia, una decina di litri di benzina. Arrivarono a notte fonda, come gli sciacalli. Tutti dormivano. Scavalcarono il cancello della palazzina popolare del quartiere romano di Primavalle e si divisero scrupolosamente i compiti. Uno versò la benzina, mentre l’altro, con l’ausilio di un ripiano inclinato, fece penetrare il liquido infiammabile nell’appartamento. Un terzo pose il biglietto con la rivendicazione. Accesero la miccia e se la svignarono. Una vampata e un’esplosione. Quando la porta venne aperta si creò un micidiale effetto aspirazione, e per i due poveri fratelli Mattei – figli di un inscritto al Msi che lavorava come netturbino – non ci fu nulla da fare. L’immagine del ventiduenne Virgilio, il volto devastato dal fuoco mentre cerca scampo affacciato alla finestra della sua cameretta, fece il giro del mondo. Nessuno pagò mai per quell’infamia.

Oggi però è accaduto qualcosa di nuovo. L’inchiesta su quell’orrore messo in atto da alcuni esponenti di Potere Operaio in quella lontana notte del 16 aprile 1973 è stata riaperta. Per la strage furono condannati a 18 anni di carcere per omicidio preterintenzionale i “potoppini” Marino Clavo, Manlio Grillo e Achille Lollo. Aiutati e protetti dal soccorso rosso in servizio permanente effettivo, “forti” della solidarietà degli immancabili Dario Fo’ e Franca Rame e del socialista Riccardo Lombardi, i tre si resero uccel di bosco, filandosela in Nicaragua e in Brasile fino alla salvifica (per loro) prescrizione. Ma proprio in questi giorni, grazie all’inatteso – e sgradito – rientro di Lollo a Roma, l’indagine sembrava avere trovato un nuovo e insperato slancio. Tanto che la Procura di Roma, ad opera del sostituto procuratore Luca Tescaroli, ha riaperto il fascicolo sulla tragedia.

Il pm ha infatti inscritto nel registro degli indagati Diana Perrone, Elisabetta Lecco e Paolo Gaeta. Costoro, per il fugone ai tropici dei tre “coraggiosi”, pare proprio debbano accollarsi a loro volta l’ “onore” della vigliacca impresa. Per tutti l’accusa è di strage. La Perrone, tanto per dare un’idea da che parte stavano i poteri forti del tempo, è la nipote miliardaria di Sandro e la figlia di Ferdinando, all’epoca dei fatti comproprietari del Messaggero, una corazzata che all’indomani del duplice omicidio scatenò una vergognosa campagna di denigrazione contro i Mattei e l’intero Msi, propugnando la faida interna al partito di Almirante. Così il netturbino “fascista”, oltre ad avere perduto la casa e due figli, si trovò anche massacrato da un violento attacco mediatico.

Lecco, Gaeta e Perrone sono rimasti invischiati nel fattaccio a causa di un outing di Lollo, il quale in alcune dichiarazioni “brasiliane” aveva rivelato che a partecipare all’attentato erano stati in sei. In seguito l’inchiesta venne archiviata, ma i magistrati romani evidentemente hanno continuato a lavorare sotto traccia. Nel mirino degli investigatori sono finite alcune dichiarazioni di Lollo e Grillo. Quest’ultimo aveva smentito l’amico sul coinvolgimento dei tre, ma in una successiva intervista si era contraddetto parlando di un incontro avvenuto a Stoccolma con Elisabetta Lecco che in quell’occasione gli avrebbe consegnato due milioni di lire ricavati dalla vendita di una casa di Lollo. Raccontò anche di una riunione in Svizzera con i vertici dell’organizzazione terroristica quali Oreste Scalzone, Valerio Morucci e Jaroslaw Novak. I capi “storici” avrebbero preteso chiarimenti su come si fosse svolta realmente la vicenda e  fornito “consigli” utili per evitare ai due sprovveduti di cadere in contraddizione davanti agli inquirenti.

I magistrati romani hanno anche avanzato una richiesta di rogatoria internazionale alle autorità giudiziarie del Nicaragua per interrogare Grillo e accertare la sua versione sul coinvolgimento di Perrone, Lecco e Gaeta e per capire se il rogo di Primavalle fosse stata un’azione isolata o facesse parte di una strategia ben studiata. A tale proposito Achille Lollo, notato nella capitale proprio nel quartiere del misfatto, avrebbe potuto rappresentare un formidabile assist per chiarire la faccenda in tutti i suoi inquietanti risvolti.

Invece l’interrogatorio avvenuto il 17 gennaio davanti al Pm Tescaroli ha portato ad un nulla di fatto. La cosa ha ulteriormente esacerbato i risentimenti di chi ancora non riesce a dimenticare l’orrore di quella notte e sono fioccate le proposte di dichiarare l’ex-PotOp ospite non gradito. Insomma, Lollo, come Battisti – “I ragazzi venuti dal Brasile” – non sanno nulla, non hanno visto nulla, non hanno mai sentito nulla. Anzi, per Lula sono eroi. Eroi da carnevale.

Angelo Spaziano

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