Pablo Echaurren. Crhomo Sapiens

Roberto Alfatti Appetiti

«Follia pura». Così Pablo Echaurren – pittore, illustratore, scrittore, sceneggiatore, fumettaro e chi più ne ha più ne metta – ricorda (e rivendica) la decisione di realizzare, nei primi anni Ottanta, un manifesto e un volantino per Fare Fronte, l’organizzazione degli studenti di destra vicina al Msi. «Quei disegni, che campeggiarono per anni nella sede romana di Sommacampagna, mi costarono sfracelli nelle amicizie, odi sociali da parte della sinistra e ostracismi a non finire nel mio lavoro». Per non parlare delle vite in strip di Evola, Pound e Marinetti raccontate in dada col linguaggio pop dei fumetti e dell’amicizia “scandalosa”, considerata tale nel suo ambiente culturale di provenienza, con quel “fascista” di Giano Accame. Se c’è una costante nel percorso artistico di Pablo Echaurren è la voglia e soprattutto la capacità di battere sentieri inesplorati senza alcun pregiudizio e di stupire l’osservatore, trascinandolo in un percorso costellato di suggestivi patchwork culturali, costringendolo ad abbandonare ogni forma di stereotipo e distaccata neutralità per interrogarsi, misurarsi e infine ripensarsi.

Crhomo Sapiens, la mostra che sarà inaugurata sabato 18 dicembre a Palazzo Cipolla – storica sede museale della Fondazione Roma per la prima volta dedicata al contemporaneo e aperta alle opere di “un vivente” (un Peter Pan dell’arte che il prossimo 22 gennaio festeggerà i suoi “primi” sessant’anni) – conferma la vocazione irriverente e “avanguardistica” di un artista a tutto tondo, in grado di mescolare con estrema disinvoltura riferimenti culturali tra i più apparentemente lontani: dalle allegorie medioevali ai graffiti metropolitani postmoderni, dalla cultura classica e dotta alle tracce ideologiche del Novecento. Setacciando ogni angolo, buio o illuminato che sia, dell’immaginario pop. Restituendone spesso visioni “inquietanti” che – come spiega sul suo coloratissimo sito (www.pabloechaurren.com) – conciliano «allegre calate negli inferi dell’onirismo più macabro, antiche drôlerie, interferenze fumettistiche, ruvidezza punk e figure radicate nella cultura popolare, dalla tradizione gotica a quella sudamericana». Ed è proprio la tematica del monstrum, posta al centro delle sue narrazioni più recenti, a significare l’immagine scelta per presentare Crhomo Sapiens: una lupa, quella capitolina, senza Remo e Romolo ma con due teschi e un osso tra i denti.

«Perché – ci spiega – la lupa è feroce, divora i suoi figli, va rispettata anche nella sua natura di non domesticità». Mostra antologica, pertanto, ma non solo. Accanto alle opere di una carriera ormai quarantennale (la prima “personale” è del lontano ’72) trovano spazio gli ultimi lavori e una visione di Roma, coltivata amorevolmente da Echaurren e ora raccontata in una sala dedicata attraverso l’originale quanto inedita rielaborazione pittorica degli emblemi tipici della tradizione romana declinati nella modernità, frutto della contaminazione tra sacro e profano, simboli pagani e consuetudini cristiane. Il tutto miscelato nel frullatore di una quotidianità grigia e in una ostentazione di volgarità e miseria che finisce paradossalmente per rendere la bellezza inaccessibile. Persino agli anestetizzati romani, che pure nella città eterna vivono.

«La poca conoscenza che i romani hanno di Roma – ci dice – è incredibile. Eppure la bellezza si nasconde in ogni angolo, dal reperto romano all’orrore del contemporaneo, e per trovarla basterebbe visitare le chiese deserte piuttosto che fare file interminabili fuori dalle mostre istituzionali. Perché le scuole – si domanda – non organizzano ogni mese un “tour” nelle chiese?». C’è tutta una Roma da scoprire e questa mostra ne offre una decisamente inedita, quella di un «viaggiatore in poltrona» – come si definisce l’artista orgogliosamente romano – che ama troppo la sua città per lasciarla. «La mia Roma – ci dice – è una sovrapposizione di ere generazionali. Camminiamo sulla polvere lasciata dai nostri antenati e noi stessi diverremo polvere prima ancora di accorgercene. La consapevolezza del nostro destino di morte – spiega – dovrebbe renderci più leggeri, capaci di prenderci meno sul serio, di affrontare con maggiore ironia le difficoltà della vita».

Nella mostra, che durerà fino al 13 marzo 2011, si potrà ammirare anche la sala dedicata a Faenza, altro luogo d’ispirazione per sorprendenti ceramiche “futuriste” sin dalla prima visita, nella prima metà degli anni Novanta, alla storica Bottega Gatti della cittadina umbra. Non meno interessanti rimangono i lavori di grafico, illustratore e autore di fumetti in cui ha sviluppato la formula dei primi dipinti – «i “quadratini”, acquerelli e smalti di piccole dimensioni» – in un tratto originale e reso popolare dalle copertine disegnate per alcune collane dell’editore Savelli (sua la copertina del celebrato Porci con le ali)  e dalle collaborazioni con diverse testate. Oltre alle riviste, diversi volumi testimoniano il rapporto diretto di Echaurren con la scrittura su temi del mondo dell’arte, anche in chiave di romanzi gialli, o con saggi su controcultura e collezionismo, o per una “dissidenza enogastronomica” fino a un divertente libro “diseducativo” per i bambini. Le ossessive passioni di collezionista si materializzano chiaramente, durante il percorso, anche nei lavori nati dall’intenso rapporto con il mondo della musica rock (la “passionaccia” per i Ramones ma anche per Edoardo Vianello, per il quale ha realizzato la copertina dell’ultimo cd, Replay) e in particolare dalla fascinazione di uno strumento: il basso, di cui vanta un’altra invidiabile raccolta. La sezione con cui la curatrice della mostra, Nicoletta Zanella, ha scelto di concludere questa folta ed effervescente panoramica, che supera le duecento opere, è incentrata sulla natura e l’ambiente e riporta direttamente agli esordi artistici di Pablo Echaurren. Infatti «Volevo fare l’entomologo», opera emblematicamente posta a fine percorso, dichiara, sin dallo stesso titolo, la provenienza di una creatività spinta a catalogare e ricercare origini ed evoluzione del mondo, o meglio, della nostra umanità in quanto aspiranti homo sapiens.

«Pablo Echaurren – afferma il Presidente della Fondazione Roma, Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele – è un artista intimamente legato al surrealismo, nota di fondo che permane caratterizzando molta della sua attività. Subisce il fascino del Futurismo, come testimonia la sua invidiabile collezione di libri e manifesti, rappresentato in mostra nei numerosi collage realizzati con materiali tratti dalle pubblicazioni originali. La sua romanità, il suo amore per la Città Eterna, fanno del Museo della Fondazione Roma il perfetto contesto in cui ammirare le sue opere».

Per chi troverà il tempo per visitare la mostra – aperta straordinariamente anche a Natale, Santo Stefano e persino a Capodanno – è da non perdere il catalogo, edito da Skira e con i preziosi contributi di Antonio Pennacchi e Vincenzo Mollica, al prezzo di € 27 piuttosto che a quello di copertina fissato a € 35. Per avere altre informazioni è sufficiente un click su www.fondazioneromamuseo.it.

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