L’antiberlusconismo visto da un nazional-pop

Marco Petrelli

Ai concerti della Compagnia dell’AnelloMario Bertoluzzi, leader del gruppo, prima di intonare “Anche se tutti noi no”, ripeteva sempre: “le radici profonde non gelano”, parole di ‘tolkenjiana’ memoria.

Se quelle di Bertoluzzi sono radici che parlano di valori condivisibili, l’onore, l’amicizia, il cameratismo oggi, a non gelare, sono invece le radici della polemica, dello scontro tout court, del manicheismo politico.

Il ricorso costante all’insulto, alla diatriba, alla diffamazione è eredità tangibile della I Repubblica, quest’ultima oggetto di ‘nostalgismo’ esasperato. Ma d’altronde, la nostalgia è emozione comune: di fronte al PD si sogna Berlinguer, di fronte a Fini Almirante, dimenticando i difetti e risaltando solo i pregi di persone e partiti.

Le campagne di odio che un tempo furono di Autonomia e Potere Operaio sono nel nostro tempo abbracciate, (in modalità più soft), da nuove schiere di giovani politici fomentati da leader che, di fronte all’impossibilità di condurre un’azione politica decisiva, scagliano il loro livore verso il centro destra e il suo elettorato.

Il ‘berlusconiano’ medio è, dunque, un “servo, un ignorante, uno che tira i piedi ad un mafioso massone che si fa le leggi da solo”.

Che Silvio Berlusconi abbia, negli ultimi tempi, commesso errori o comunque gesti non encomiabili è di pubblico dominio. Lo sbaglio sta nel costruire una linea di attacco basata esclusivamente sull’aggressione verbale. Una strategia inefficiente quanto assurda.

L’odio esacerbante, (che molti di noi ha accompagnato nel corso della militanza e più in generale nel corso della vita), non induce a cambiare idea quanto a rafforzare le proprie convinzioni.

Il costante richiamo ad una fascismo che cova sotto la cenere, il vittimismo di chi sostiene di vivere sotto regime,  la superficialità nell’ indicare la destra come rancore, pregiudizio, crudeltà, violenza genera esasperazione e convincimento di avere di fronte un avversario ridotto ormai alla frutta.

Non lontano da qui, a Todi, Pierferdinando Casini ha lanciato un appello agli elettori del PdL, un appello di responsabilità al fine di abbandonare un uomo indegno di governare l’Italia.

Chi ha visto il proprio governo (legittimamente eletto) indebolito da fughe e cambiamenti di rotta, certo non raccoglierà l’invito di ex alleati passati all’opposizione nei momenti in cui la coalizione di centro destra avrebbe avuto maggiore bisogno di unità.

E’ una questione di etica, nonché di rispetto. L’essere ‘trasversali’ per il bene del Paese è sovente letto come un modo di conquistare la posizione, in barba a qualsiasi logica di fedeltà ad un impegno e ad un alleato.

Mentre scrivo queste righe mi torna in mente un vecchio film, Hamburger Hill. Primario conquistare la collina, al costo di sacrificare interi battaglioni. Ecco, Bersani, Bindi, Finocchiaro ragionano come i comandanti dei marines del film: raggiungere quota 19, eventualmente dopo si deciderà il da farsi. Non si impara dagli errori e si riparla di grandi coalizioni destinate a sopravvivere meno di una stagione. Anziché liberarsi dal ‘cancro’ dell’anti berlusconismo, lo si aggrava sempre più, dando dimostrazione non di forza ma di disperato convincimento che “questa volta gli italiani sceglieranno noi”.

Ma, è noto, gli italiani avranno tanti difetti eccetto la stupidità. Vedere, ma soprattutto ascoltare la sinistra oggi è come assistere ad una replica de Lo Squalo in seconda serata su Rete4. Malgrado il tempo trascorso, la trama è la stessa, le idee mai cambiate, le parole tante e le promesse pure, la determinazione a restare a galla molto scarsa.

La sola cosa determinante svolta da Bersani e Di Pietro in questo periodo è assicurare torme di votanti a Silvio Berlusconi. La gelosia e l’invidia sono le virtù dei deboli. No Casini, chi vota PdL non ti ascolterà più di tanto: accenderà il televisore, lascerà blaterare Santoro (giusto perché ha appena pagato il Canone), si farà due risate con Travaglio e Gomez e, nell’urna, andrà sereno a colpo sicuro.

Marco Petrelli

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