Fascisti e democratici. Si può

Marco Petrelli

Da Isernia una notizia che, negli ultimi giorni, ha suscitato qualche mal di pancia tra le vestali dell’anti fascismo militante. Alberto Castagna, isernino, nel 2007 fu accusato di “ricostituzione”, causa alcuni contenuti  politicamente espliciti, apparsi sul suo sito web. Una settimana fa la magistratura lo ha assolto: il segretario del neo Partito Fascista Repubblicano è innocente, poiché la sua formazione non istiga all’odio, rifiuta tutte le forme di violenza, “non adotta metodi di lotta del disciolto partito fascista”. Alla sentenza del Gip Laura Scarlatelli, si aggiunge una nota della Cassazione: «non è vietata la costituzione e l’attività di movimenti che facciano propria non l’intera ideologia del disciolto partito fascista, ma soltanto alcuni punti programmatici dello stesso». Una notizia ‘bomba’, non c’è che dire. Rifarsi, pertanto, ai precetti dello Statuto della RSI o ancor prima, al manifesto diciannovista non è reato. Ma allora, si può essere fascisti in democrazia? L’ho domandato ad un esimio esponente del fascismo “di sinistra”, quello più rivoluzionario e sociale, Nicola Bombacci.

Buonasera professore. Grazie per avermi concesso un po’ del suo tempo. Potrebbe spiegare (in due parole) ai lettori de Il Fondo cosa lei intenda come “fascismo”?

Eccellenza semmai. Ho fatto parte del ComIntern. Per quanto riguarda il tempo non si preoccupi, ne ho un’eternità. Il Fascismo? Una dottrina rivoluzionaria, un coacervo di uomini e pensieri, un calderone di socialisti, anarchici, nazionalisti, sindacalisti.

Socialisti, anarchici, sindacalisti? Ma è idea diffusa, oggi, che il fascismo sia una forza di estrema destra.

Estrema destra fascista… E come  spiega che il sottoscritto, il buon Berto Ricci e Marcello Gallian (quest’ultimo, anarchico come Ricci, partecipo’ all’adunata dei fasci di combattimento per fare “fronte contro due pericoli: quello misoneista di destra e quello distruttivo di sinistra“) abbiano deciso di aderire al movimento di Mussolini?Ah già, dimenticavo. Gli anni Trenta prima, poi il neo fascismo nel dopo guerra… è bastato così poco a vanificare i miei sforzi?

Diciamo che la gente dimentica facilmente. Quindi lei non si considera di destra…

Senta, non mi faccia perdere la pazienza. Fui tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia e tra coloro che, vent’anni dopo Livorno, proposero RSI come Repubblica Socialista Italiana. Poi bocciata… crucchi!

Ah! I tedeschi. Il Fascismo oggi è (volutamente) confuso con il nazionalsocialismo. Lei cosa ne pensa?

Penso che nel mondo in cui vive lei, caro Marco, ci sia molta confusione alimentata da ignoranza e da scarsa attitudine allo studio e alla politica. Tuttavia andrebbe nuovamente analizzato anche il movimento di Hitler, soprattutto a livello sociologico. Mai visto un popolo, un esercito, una nazione intera così legato al proprio capo.

Ad inizio articolo ho parlato del caso Castagna. Fascisti in democrazia. E’ dunque possibile?

Mi ascolti. Se lei oggi chiedesse in giro chi fosse Enzo Ferrara nessuno le risponderebbe. Era il podestà di Ravenna, ebreo, fascista sino al ’38. Prima di quella maledetta data di razza non si era mai discusso. Si parlava di sociale, di intervento dello Stato nell’economia, di una terza via al capitalismo e al comunismo in funzione della difesa del lavoro e della dignità umana. La deriva autoritaria fu certo una scelta poco felice, ma se i suoi contemporanei si andassero a rivedere il Manifesto di San Sepolcro comprenderebbero come di lesivo per la democrazia ci sia ben poco. Erano precetti d’avanguardia, per essere il 1919.

Fascismo e comunismo: per molti miei contemporanei due ideologie anacronistiche.

Beh, allora anche il capitalismo lo è. Se riducessimo il capitalismo al concetto di accumulazione della ricchezza in funzione del singolo, potremmo ben dire che tutta la storia dell’uomo ruoti sul culto del capitale. Fascismo e comunismo non sono anacronistici, devono però trovare un contesto in base alle esigenze del mondo in cui lei vive. Nemmeno li si può definire anti democratici. Non è l’idea a sbagliare, ma colui che la mette in atto. Un discorso abbastanza semplice credo, anche (mi passi la battuta) per quei ‘confusionari’ dei suoi coetanei.

Bene. Grazie Eccellenza, le sue risposte sono state esaurienti. Un consiglio e una massima per noi ‘posteri’.

“Studiate, studiate, studiate” – Vladimir Il’ič Ul’janov.

Ma come? Mi termina l’intervista citando Lenin?

Le ho detto o no che ero nel ComIntern? Poi, se in gioventù mi chiamavano il ‘Lenin di Romagna’ ci sarà stato un motivo, no?

Marco Petrelli

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