Egitto. Ma quale “rivoluzione d’Egitto”?

Alberto B. Mariantoni

Dopo quasi una vita trascorsa nel Vicino e Medio Oriente (Maghreb e Machreq), può darsi pure che io stia invecchiando. E magari, con l’inesorabile trascorrere del tempo, stia ugualmente rincoglionendo, arrivando addirittura a smarrire, senza volerlo e senza saperlo, non soltanto il significato ed il senso del reale ma, perfino, la semplice professionalità dell’ordinaria osservazione, della banale indagine, dell’elementare analisi e della più rudimentale valutazione degli avvenimenti della cronaca… Ma santo Iuppiter! Per quanto riguarda la cosiddetta “rivolta popolare” contro le attuali strutture della Repubblica araba d’Egitto (in arabo: Gumhuriyya o Jumhuriyya Mir al-Arabiyya), credo che, questa volta, i soliti noti stiano davvero esagerando…

Come nel recente caso della presunta e, fino ad ora, non ancora verificata “rivoluzione dei gelsomini” in Tunisia, ho la ferma e fondata impressione che, anche in Egitto, i soliti furbacchioni di US-Israel – con il tradizionale e servile supporto politico e diplomatico dei loro sempre obbedienti e striscianti Valvassini europei – stiano giornalisticamente cercando – non solo di venderci “lucciole per lanterne”… ma addirittura – di farci passare, tutti, per degli emeriti scemi o dei semplici e sprovveduti mentecatti!

Non so come poterlo esprimere altrimenti, ma io, ad esempio, avendo già avuto, nel corso della mia lunga carriera, la casuale ed imprevista opportunità di vivere, in prima persona e sul luogo degli avvenimenti, l’inaspettata, travolgente e generalizzata esplosione della Rivoluzione iraniana (1978-1979) – con milioni e milioni di cittadini che, per mesi, sfidando intrepidamente il sistematico e criminale impiego delle armi automatiche da parte della polizia e dell’esercito, continuavano comunque ad affluire sulle strade e le piazze delle principali città del Paese, per chiedere, a furor di popolo, la partenza dell’allora Shah d’Iran Reza Pahlavi, il ritorno dall’esilio dell’Ayatollah Khomeini e l’instaurazione, in quel Paese, di una Repubblica islamica – mi resta tremendamente difficile riuscire ad immaginare (o anche sperare…) che ciò a cui abbiamo assistito le scorse settimane in Tunisia e quanto, in questi giorni, stiamo ancora osservando in Egitto, possa essere minimamente paragonato – per il momento… ad una qualsiasi forma di spontanea e sentita rivoluzione popolare.

Per potere escludere a priori questo genere di eventualità, infatti – e nonostante le numerose e senz’altro innocenti vittime (in Egitto, per ora, si parla di più di 100 morti e di all’incirca duemila feriti, poliziotti compresi) di cui resta profondamente triste e doloroso doverne fare un bilancio – è sufficiente paragonare le qualche migliaia di dimostranti (al massimo, all’incirca 10 o 15 mila manifestanti – su un totale di all’incirca 15/16 milioni di abitanti che conta ordinariamente al-Madīnat al-Qāhira – la “città soggiogatrice” – o al-Qâhira o Cairo e non… “il” Cairo, per cortesia!) – concentrati alternativamente all’interno di qualche specifico e limitato settore del centro della capitale, come Al-Tahrir Square, Kornish el-Nil, Kobri 6th October, Gohar al-Kaed, Al Sheikh Rihan e/o Abdeen Square) ad altri autentici e documentati accadimenti della storia di questo Paese. Ad esempio – senza parlare delle famose “rivolte del pane” del 1977, del 1980 e del 1990 –  le oceaniche ed impressionanti maree di popolo (si parlò, allora, di più di 3 o 4 milioni di persone) che ebbero spontaneamente a radunarsi per le strade e le piazze della capitale egiziana, in occasione dei funerali del Presidente Gamāl ʿAbd el-Nāsser (1970), o di quelli della celebre e popolarissima cantante, musicista ed attrice egiziana Oum Kalthoum, nel 1975.

Per tentare, però, di capire ciò che sto cercando di trasmettere all’ignaro ed abusato uomo della strada italiano o europeo, proviamo a porci qualche domanda…

Dove sono, oggi, per le strade e le piazze di Alessandria, Cairo, Suez, Ismailia e Porto Said, i militanti e gli aderenti dei principali partiti, da sempre all’opposizione del regime di Hosni Moubarak (Muhammad Hosnī Sayyid Selaaem Mubārak), il generale-presidente, gia soprannominato, al tempo di Sadat, la “Vache qui rit”? Tanto per citarne qualcuno: il Partito Unionista per il Progresso Nazionale o National Progressive Unionist Party (Hizb al Tagammo’ al Watani al Taqadommi al Wahdwawi’), il Partito Nasserista Arabo Democratico o Arab Democratic Nasserist Party (Hizb al-Arabi al-Democrati al-Nasseri), il Nuovo Partito della ‘Delegazione’ o New Wafd Party (Hizb al-Wafd-al-Gadid o al-Wafd al-Jadid), l’Associazione dei Fratelli musulmani o Society of the Muslim Brotherhood (Jama’at al-ikhwan al-muslimin), il Partito del Fronte Democratico o Democratic Front Party (Hizb al-Gabha al-Democrati), il Partito Socialista arabo egiziano(Hizb Misr al-arabi al-ishtaraki), il o Egyptian Arab Socialist Party Partito Nazional-Liberale egiziano o Liberal Egyptian Party (Hizb al-Masri al-Liberali), il Partito Liberale o Liberal Party (Hizb al-Ahrar), il Movimento egiziano per il cambiamento o Egyptian Movement for Change (al-Haraka al-Masreyya men agl al-Taghyeer), il Partito Socialista Laburista o Socialist Labour Party (Hizb Al-Omal), il Partito del Giovane Egitto o Young Egypt Party (Hizb Misr El-Fatah), il Partito della ‘Comunità dei credenti’ o Umma Party (Hizb al-Umma), etc.

Oppure, dovremmo credere che i “veri” ed “autentici” oppositori ufficiali del Regime di Hosni Moubarak siano soltanto coloro che continuano ad essere scandalosamente promossi e sbandierati dalla quasi totalità delle televisioni di tutto il mondo? Vale a dire, gli adepti “laico-centristi” del Partito di Domani o Tomorrow Party (Hizb al-Ghad) del Sig. Ayman Nour (che sì e no può contare su qualche migliaio di aderenti in tutto l’Egitto)…  O magari, gli amici, i parenti ed i compari del Dr. Mohamed Mustafa El-Baradei, l’ex Direttore generale (1997-2009) dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica di Vienna (AIEA) e Premio Nobel per la Pace nel 2005? Un “personaggio” quest’ultimo che, fino ad ora – oltre al fatto di essere rimasto totalmente assente dal suo Paese da circa 30 anni e di poter costantemente ed inalterabilmente vantare il ruolo di fedele ed ossequioso maggiordomo delle diverse Amministrazioni statunitensi – è passato alla storia per la sua politica dei “due pesi e delle due misure”: severo, emmerdeur ed intransigente con le congetturate e mai scoperte “istallazioni nucleari irachene” del regime di Saddam Hussein, nonché con quelle, fino a prova del contrario, civili e pacifiche dell’Iran di Mahmoud Ahmadinejad; cieco, servile ed estremamente accomodante, invece, nel 2004, con quelle di Dimona, in Israele, i cui responsabili politici, per non entrare in merito alle sue eventuali richieste di ispezione del sito nucleare, non lo fecero nemmeno accedere alla dogana dell’aeroporto Ben Gurion di Tel-Avil (Namal HaTe’ūfa Ben Gūryōn) e lui, buono buono, come se nulla fosse avvenuto, si fece silenziosamente e remissivamente riaccompagnare alla scaletta del medesimo aeromobile con il quale era giunto. Come “oppositore di servizio”, insomma, non c’è che dire… Possiede indubbiamente tutte le “carte” in regola!

In tutti i casi, per ritornare alla suddetta e congetturata “rivoluzione” egiziana, non vi sembra, magari, un po’ strano che – fino ad oggi – sulle strade e le piazze di Alessandria, Cairo, Suez, Ismailia e Porto Said non si sia udito nemmeno un oppositore lanciare un solo slogan ostile agli USA o ad Israele, ma si sia soltanto sentito ritmare, tra un “abbasso Moubarak” ed un “vattene Rais-dittatore”, esclusivamente bread, freedom, dignity (in inglese) e, qualche volta, in arabo, aish, horreya, karama insannayia (pane, libertà, dignità)?

Ma dico, di fronte al suddetto genere di “oppositori” che fine avrebbero fatto, in Egitto, gli all’incirca 15 milioni di affiliati al Partito Nazionale Democratico o National Democratic Party (Hizb al-Watani al-Democrati) dell’attuale Presidente Hosni Moubarak?

Per di più, come mai fino ad oggi – oltre le città succitate – non vengono assolutamente segnalati scontri o disordini, ad esempio, (tra Alessandria e Cairo), a Damanhur, Desouk, Tanta, Mit, Yazid, El-Matareya, El-Qantara, El-Sharqiya, Banha, Zifta, Leontopolis, Al-Minshat al-Jadidah, Kafr Saqr, Faqous, Hiya, Zagazig, Kafr el-Dawwar, Biltan, Hissa, Mit Kinana, MitSuhayl, Mit Gabir, Al Jawsaq, Inshas el-Rami, Zawanti, Al-Qalyubiyah, Abu Ghalib, Shatanuf, Umm Dinar, Dhat al Kawn, Mansuriya, Ausim, Shubra El-Kheima, Kafr Hamra, Khana? Oppure, (al Sud di Cairo), a Kafr Tuhrmis, 6th October City, Maadi, Shabramant, Tura, Umm Khunan, Hawamdiya, Saqqara, Barshen, Helwan, Maraziq, Bardshein, Tabbin, Dahshur, Miniya, Barmasht, Ikhsas, Atf, Hai, Aiyat, Fahmiyim, Lisht, Saff, Abu Far, Maharraqa, Widy, Gerza, Kuddaya, Atfih, Maidum, Abd el-Gilil, Al-Fayyum, El-Maimun, Beni Suef? O ancora, (un po’ più a Sud), ad al-Ghadaqah (o Hurghada), Asyut, Bûr Safajah, Al-Kharijiah, Luxor, Aswan, etc.?

Ed, in fine, quali sarebbero gli “uomini nuovi” del “nuovissimo corso” dell’attuale regime di Hosni Moubarak, sfacciatamente voluto da Washington già dal 30 Dicembre 2008 (come rivelato da Wikileaks)? Il Primo ministro, Maresciallo dell’Aria, Ahmed Mohamed Shafik, già Ministro dell’Aviazione civile nei precedenti governi? Il nuovo vice-Presidente, il Tenente-Generale Omar Suleiman (detto Sliman), dal 1993 ininterrottamente Responsabile del famigerato Gihaz al-Mukhabarat al-Amma, il temutissimo ed onnipresente Servizio segreto militare egiziano e degli altri servizi del Paese, come l’Idarat al-Mukhabarat al-Harbyya wa al-Istitla ed il Gihaz Mabahith Amn al-Dawla?

Ma fatemi il piacere…

Io, ovviamente, per il momento, non so cosa ci sia “dietro” tutta la sceneggiata ufficiale che si sta svolgendo, in questi giorni, in Egitto.

Una cosa, però, la ritengo certa… L’Egitto, con i suoi all’incirca 83 milioni di abitanti ed il 40% della popolazione che vive largamente al di sotto dei limiti sopportabili di povertà (si parla di meno di 2.000 dollari l’anno, pro-capite), è una vera e propria “bomba ad orologeria”.

I furbacchioni di US-Israel – per definizione campioni dell’americanissimo gioco del bigliardo, “Pool Palla-8” – hanno avuto la “splendida” idea di tirare la “prima palla” nel mucchio o, se si preferisce, nel tuttora opaco e dormiente coacervo delle infinite, ingiuste e mai accettate o digerite rinunce e frustrazioni di questo popolo.

Per il momento… quindi – come sottolineavo all’inizio – in Egitto, nessuna forma di spontanea e sentita rivoluzione popolare. Ma domani, chissà?

Il vero “vaso di Pandora” del mondo arabo-musulmano, infatti, leggermente manipolato e studiatamente dischiuso in questi giorni dai suddetti “aspiranti stregoni”, potrebbe pure inaspettatamente, irresistibilmente ed irreversibilmente scoperchiarsi davvero!

Alberto B. Mariantoni

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