Battisti/Berlusconi. Strane somiglianze

Mario Grossi

Quando infuria la polemica, per avere uno sguardo per quanto possibile imparziale, è bene non tanto starsene da una parte, ma piazzarcisi nel centro e osservare quello che succede. È la posizione ideale: una specie di calmo occhio del ciclone fermo, stabile, tranquillo, mentre tutto intorno ruota a velocità crescente e in maniera sempre più distruttiva. È da questa posizione che si riescono a osservare risvolti che, benché marginali, sono assai curiosi e meritano di essere registrati, perché è proprio dall’osservazione dei particolari e delle cose inutili che nascono poi riflessioni che possono aiutarci a mettere ordine nella faccenda.

Anche per il caso Battisti ho fatto lo stesso. Mi sono piazzato nel calmo occhio del ciclone, come sempre quando le situazioni mi turbano oltremisura, per trovare un rifugio, un asse al quale aggrapparmi e non farmi travolgere. Da questa posizione d’osservazione mi sono affiorate di fronte agli occhi immagini che mai a prima vista avrei pensato mi si parassero davanti. Ho osservato Battisti, o meglio ho letto il profluvio di parole spese su di lui e ho seguito, visto che è impossibile fare altrimenti data l’onnipresenza pervasiva del personaggio, Berlusconi, rilevando tra i due affinità istruttive.

Il sogno. Entrambi sono partiti da un loro personale lucido delirio che configura i loro divergenti identici sogni. Battisti, fulminato sulla via di Damasco, si è “politicizzato” in galera, in ritardo su molti altri. Più realista del re, come solo gli schiavi resi liberti sanno fare, ha vagheggiato (e vagheggia?) l’attacco allo stato borghese delle multinazionali con le armi in pugno, con la violenza. Di fronte alla violenza di stato è solo quello il modo di agire e far trionfare il proletariato. Berlusconi, è per questo (dice lui) che è sceso in campo, sogna la dissoluzione di uno stato liberticida dominato dal comunismo, in cui tutti indossano colbacchi con stella rossa, e minano i santi principi liberali. Entrambi convergono su un comune delirio, esiste un’entità oscura sovrastante che stende le sue mefitiche ombre soggiogandoci tutti e dalla quale bisogna liberarsi con qualsiasi mezzo. Chi non è d’accordo con loro è, ipso facto, alleato del “Nemico” o il “Nemico” stesso.

L’incubo. Entrambi questi sogni deliranti hanno un unico risvolto inquietante. Per tutti coloro che non condividono questi sogni, i nemici del popolo o della libertà fa lo stesso, i due sogni irreali si trasformano in altrettanti incubi reali. Il sogno di Battisti, l’avvento della dittatura del proletariato e delle sue sorti luminose e progressive, si trasforma in un incubo fatto di sangue, morte e lutto per le sue vittime che tutto sembrano tranne che agenti nemici al soldo della reazione mondiale (ma questo è irrilevante. Un agente nemico è tale proprio perché non sembra quello che realmente è). Il sogno di Berlusconi, l’avvento di uno stato liberale che affranca la sua imprenditorialità da qualsiasi vincolo, si trasforma per le sue vittime (noi tutti) in un incubo in cui tutto diventa merce, mercato, transazione commerciale, consumo. L’avvento della dittatura liberista, in cui le sue vittime sono ridotte a un’unica dimensione, quella economica. Due totalitarismi convergenti. Da un lato l’unica classe, dall’altro l’unico senso per gli uomini.

La giustizia. I loro due sogni sono ostacolati da forze oscure che gli si contrappongono e che utilizzano la giustizia e i giudici come delle armi tese a distruggerli. Un complotto reazionario per Battisti che vede in Italia un governo dominato dalla Mafia e dai fascisti (gli Urfascisti sarebbe meglio dire). Un complotto comunista per Berlusconi che considera il comunismo alla stregua di un contenitore in cui mettere tutto ciò che non gli aggrada.Entrambi, nel loro immaginario, sono innocenti e sono stati condannati solo in virtù di questi complotti convergenti, orchestrati a loro danno. I processi che gli sono stati intentati sono ovviamente etero diretti e scontati nella loro conclusione.

La strategia processuale. In questi processi, sostengono di non aver avuto la possibilità di difendersi, nonostante entrambi abbiano avuto a disposizione avvocati da loro stessi istruiti che hanno tentato tutte le vie possibili per rimandare, insabbiare, eccepire, porre dei distinguo sempre più bizantini, per deviare a loro favore (com’è peraltro legittimo) il corso dei processi. Entrambi hanno messo in piedi la stessa identica strategia processuale che prevede la presenza dei loro avvocati, quando costretti dal calendario, e la loro assenza. Battisti ha visto bene di squagliarsela, di filarsela all’inglese, scegliendo come patria d’elezione quella Francia sempre disponibile a coccolare i presunti esuli, tanto che è poi stato condannato in contumacia. Berlusconi ha brigato per farsi prescrivere i reati che gli venivano di volta in volta contestati e briga tuttora con tutti i “legittimi impedimenti” per rendersi contumace in Patria. Il dato di fondo che emerge però è che tutti e due hanno una considerazione della giustizia (in questo caso italiana, ma ci piacerebbe vederli però a confronto con altri ordinamenti) che li vede al di sopra della stessa. Loro evidentemente non si considerano cittadini come tutti ma soggetti speciali che non devono sottostargli. Non sono degli untermensch come noi tutti.

Gli amici potenti. Entrambi hanno dimostrato di sapersi muovere e di saper muovere amici assai influenti. Si atteggiano a vittime abbandonate e bersagliate da tutti ma hanno spalle copertissime e potenti. Berlusconi, che si avvale di ampia copertura mediatica e fiancheggiatrice, ha manovrato un po’ tutti, a cominciare dal potentissimo Craxi del tempo che fu. Battisti che si compiacque dell’appoggio di Mitterand e che oggi è protetto da Lula, ha infinocchiato una fitta schiera d’intellettuali francesi e nostrani, a partire da Henry Levi, che lo sostengono con un battage molto blasè ed efficace.

Le donne. Ne sono affascinati e le affascinano anche se in modo diverso. Battisti ha scelto la via del sodalizio intellettuale, etereo, cerebrale. La Vargas è la sua più appassionata vestale, pronta a una difesa, che appare cieca e acritica, che solo una donna squassata da una passione travolgente può mettere in campo. Anche la Bruni sembra sia cascata nelle malie incantatrici del ribelle. La Premiere Dame. Carlà per gli affettati parigini, che usa il suo intelletto come un tempo usava il corpo, mostrandolo così com’è. Perfetto e insignificante, come spesso lo sono quelli delle modelle, che per magrezza mostrano gambe storte, ginocchia rientranti e curve sgonfiate, rivestite da pelli levigate, che riflettono lucidità da rettile, secondo un modello di perfezione estetica che sa di rancido. Usa il suo intelletto in modo formalmente perfetto: ottima dizione, sublime modo di atteggiarsi, intonazione giusta, che origina però dichiarazioni insulse quanto le sue nenie noiosissime quando assume i panni della cantautrice. Berlusconi ha scelto uno stile diametralmente opposto ma che implode sulla fascinazione per il femminile. Questa volta fatto di carni, abbondanti e frementi per il potente, disponibili a gettone, cariche di afrori eccitanti. Una carnalità che nega qualsiasi estasi intellettuale, da consumare (secondo il suo disegno imprenditoriale totalitario) prima che il momento subitaneo sia trascorso. Come nell’acquisto compulsivo, una carnalità contemporanea al desiderio, mai rimandata e mai sublimata alla ricerca di un vero erotismo fatto di sospensione del tempo più che di fruizione immediata.

Lo stile. È identico anche se con qualche sfumatura caratterizzante. La parte è quella del ragazzaccio, rubacuori (avventuriero della mente l’uno, della carne l’altro), avventuroso, un po’ torbido, intraprendente, reticente e un po’ bugiardo. Uno stile che piace sempre alle donne ed è oggetto d’invidia per gli uomini (forse anche per gli Dei). Ora Battisti appare un po’ ingrassato ma quel suo viso tagliante, che ricorda il volto affusolato della faina (a tratti assomiglia a Papa Benedetto XVI in versione lunare), con quegli occhi cerchiati, quel tanto che basta a dare un tocco da bel tenebroso, è testimonianza del suo fascino un po’ ombroso che in certi salotti evidentemente ancora ha successo. Così è Berlusconi, sciupa femmine e cantastorie, conquistatore da strapazzo dalla barzelletta facile. Il suo viso lucido, liscio e tirato, i capelli posticci, i tacchi e le finte suole, la pinguedine paludata e mascherata dalle grisaglie di Caraceni, che in altri apparirebbero grotteschi e ridicoli e non conquisterebbero nessuna donna, in lui si trasfigurano, grazie al fascino del denaro, in pregi che lo caratterizzano. Lui è un ragazzaccio anche a 73 anni. Un monello impertinente.

Il percorso. È comune e circolare. Intrapreso da uno in senso orario e dall’altro in senso antiorario. Due direzioni opposte che tracciano un’orbita tonda che alla fine si ricongiunge. Battisti parte da reati di bassa macelleria per arrivare alle donne intellettuali, radical chic. Parte dalla carne sanguinolenta per giungere allo spirito, rappresentato dal sodalizio cerebrale che ha costruito. Berlusconi da reati privi di sangue e di vita, ma solo di tipo cerebrale, come solo i reati dei colletti bianchi possono essere: cartacei, infami, privi di qualsiasi coraggio, criminalità contabile per intenderci, approda invece a un mondo carnale in cui il flusso sanguigno irrora corpi vitali solo in apparenza. Dallo spirito (seppur corrotto) il suo percorso approda alla macelleria carnale delle escort. Il percorso è inverso nei due, ma ha similitudine d’intenti e può sempre essere percorso a ritroso invertendo i poli di partenza e di arrivo.

L’arrivo. Tutto questo m’induce a pensare che i due, a ruoli invertiti, si sarebbero comportati nel medesimo modo. Battisti, in altre circostanze, sarebbe diventato il tycoon pronto a farsi beffe di tutte le leggi. Berlusconi, in altre circostanze, sarebbe stato pronto a impugnare una pistola e a fare fuoco. In fin dei conti, se visto dalla parte della vittima innocente, fa lo stesso. Morire ammazzato da un revolver in nome del sogno infranto del proletariato, o morire d’infarto, con le coronarie ostruite dai trigliceridi, in nome di un sogno di crescita imprenditoriale altrettanto criminale, non cambia il senso della sua morte.

Quello che resta alla fine è una visione laica di una rappresentazione religiosa. La crocefissione di un povero Cristo in sedia a rotelle, a destra e a sinistra i due ladroni. Sono convinto che nessuno dei due diventerà buono.

Mario “vox clamans in deserto” Grossi

Frascati, 6 gennaio 2011

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