Stati vegetativi e stimolazione transcranica

Alessandro Cavallini

Gli sviluppi della medicina aprono quotidianamente nuovi orizzonti impensabili fino a poco tempo fa. Un recente studio pubblicato sulla rivista “Neurorehabilitation and Neural Repair“, organo ufficiale della Federazione mondiale di neuro riabilitazione, ha infatti descritto un caso accaduto presso l’istituto ospedale San Camillo di Venezia. Ciò che è avvenuto ha del clamoroso: un paziente si è “risvegliato” dallo stato vegetativo di minima coscienza dopo cinque anni e per sei ore ha compreso chiaramente gli ordini dei medici.

Secondo gli specialisti è un caso clinico unico che ha permesso per la prima volta al mondo un risveglio dagli stati vegetativi, tramite la stimolazione magnetica transcranica (Tms). La stimolazione è stata effettuata su un paziente ricoverato al San Camillo e lo studio è stato condotto in collaborazione tra i dipartimenti di Neuroscienze delle università di Padova e di Verona. Il paziente, un uomo di 70 anni, cinque anni fa è stato colpito da una emorragia cerebrale. Un mese dopo, aveva però recuperato il livello minimo di coscienza: poteva aprire gli occhi spontaneamente o in risposta a stimoli tattili, poteva girare gli occhi verso un suono o seguire un oggetto in movimento. L’obiettivo dello studio era questo: valutare se la stimolazione transcranica, una semplice sonda applicata al cuoio cappelluto, sulle aree frontali della corteccia cerebrale poteva variare il quadro comportamentale e della reattività del paziente. Dopo solo due sedute il paziente appariva già maggiormente reattivo. Era in grado di mantenere gli occhi aperti nonché “comprendeva” ed “eseguiva” compiti volontari complessi su comando, come portare un bicchiere d’acqua dalla mano dell’esaminatore alla bocca; inoltre, vi era un netto miglioramento dell’attività elettrica cerebrale. L’effetto però durava solamente circa sei ore successive alla stimolazione; alla settima, il paziente non rispondeva più prontamente ai comandi.

«Si tratta della prima segnalazione di questo tipo nella letteratura internazionale – spiega il professor Leontino Battistin, direttore scientifico dell’istituto – I risultati preliminari lasciano pensare che i pazienti in stato vegetativo o di minima coscienza possano rispondere alla stimolazione magnetica transcranica e quindi si può pensare che la Tms possa avere un ruolo terapeutico nel recupero cognitivo e motorio di tali pazienti».

Con la speranza però che tali pratiche comportino un reale stato di coscienza. Tenere aggrappata alla vita una persona affinché riesca unicamente ad effettuare atti di stimolo ad input esterni, non ci sembra certo un traguardo eccezionale della scienza. La vita non è solamente rappresentata da semplici battiti del cuore o leggeri movimenti degli arti. Se deve ridursi a questo, e l’essere umano apparire più un vegetale che una persona degna di tale appellativo, la soluzione migliore è un’altra: l’eutanasia. Ma forse qualcuno, al di là del Tevere, continua e continuerà a fare orecchie da mercante di fronte a questa necessaria e non più prorogabile scelta di civiltà.

Alessandro Cavallini

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