Antieroi. E’ il loro momento

Marco Petrelli

Una nuova libreria in città, giusto in tempo per il grande shopping natalizio che, come da tradizione, vedrà nel mercato dell’editoria uno dei massimi canali di sfogo.

Entro, due passi nel locale giusto per scorrere i titoli. Mi trovo di fronte alla categoria “romanzo storico” e, con piacere, rivedo sugli scaffali l’intera serie delle opere di Sven Hassel, da Maledetti da Dio a Germania Kaputt, Gestapo, Colpo di Mano a Mosca.

Anche l’autore danese è stato riscoperto e i suoi libri, da tempo fuori edizione, sono ora di nuovo in circolo.

Mi giro e osservo altre copertine: storie di crimine, storie horror , delinquenti dall’incontestabile fascino, vampiri belli e tenebrosi, lupi mannari e streghe: è indubbio che, il filone narrativo del momento, sia incentrato sull’antieroe, o eroe negativo che dir si voglia.

Tempo fa Vanity Fair pubblicò un interessante articolo sull’argomento: “Le donne preferiscono il cavaliere nero”.

Secondo l’autore, la donna del Terzo Millenio, abbandonata l’icona pura e un po’ moralista del principe azzurro, sogna di incontrare nella vita un’altra pasta d’uomo: fosco, passato torbido, misterioso ma affascinante. Un uomo con tutti i difetti che possono essere riscontrati nella quotidianità, capace di commettere errori, anche gravi, ma pronto poi a riscattarsi. Un personaggio, quindi, meno fiabesco e meno arrogante del classico principino che, in sella al cavallo bianco, si pone come esempio di vita retta e giusta.

«Il principe azzurro, uomo superbo e arrogante», sentenziava l’articolista.

Vanity Fair anticipò di qualche anno una tendenza ora diffusa e comune, il fascino del male. I risultati editoriali e di botteghino non lasciano incertezze. Ad esempio Cattleya, dopo il successo del film di Michele Placido, da due anni propone una serie Tv incentrata sull’epopea criminale della Banda della Magliana.

Che ne dica De Cataldo, ovvero che il suo romanzo sia puro parto di fantasia, Romanzo Criminale ripercorre nascita, sviluppo e drammatica fine dell’organizzazione criminale romana, legata a doppio filo con P2, servizi segreti, Mafia e terrorismo.

Il Freddo, il Dandi, il Libanese sono diventati in breve tempo gli eroi di migliaia telespettatori, donne e uomini di ogni età. Magliette con stampato sopra il loro volto, mezzi busti “commemorativi” fatti ritrovare all’Eur, gruppi e profili su Facebook, gli attori guest star in locali e discoteche: poco importa se i veri Franco Giuseppucci detto Er Negro, Renato De Pedis detto Renatino, Maurizio Abbatino detto Crispino, abbiano fatto piombare Roma in un clima di guerra con decine di morti tra sparatorie e traffico di eroina.

I boss della Magliana, soprattutto quelli del piccolo schermo, sono più che beniamini, diventano, (ahimé ), punto di riferimento. Dalle borgate degradate della Roma anni Settanta ai più esclusivi locali della Capitale, con donne, macchine di lusso ed un caratteraccio da far tremare qualsiasi nemico.

Per i fanatici dell’horror (ma anche per i lettori alle prime armi), Twilight rivede l’icona del vampiro: da essere crudele e sanguinario a ragazzo qualunque, o quasi. Condannato a vivere in eterno, gode di momenti di felicità innamorandosi di una mortale e sfidando la sua stessa stirpe.

Francis Ford Coppola e Joss Wheddon ci avevano già abituati ad una reinterpretazione dei vari Dracula e affini, ricordate la locandina del Dracula del 1992? “L’amore non muore mai” recitava lo slogan promozionale della pellicola.

Sono ormai lontani i tempi di Christopher Lee e Peter Cushing; Van Helsing non salva più il mondo dal pericolo del Male, semmai è un intralcio, un ottenebrato ostacolo al sentimento tra il non morto e la donna terrena.

Anti eroi per tutti i gusti. Anche per gli appassionati di guerra.

Lo sciagurato battaglione di disciplina, “feccia dell’esercito tedesco”, di Sven Hassel, ci fa piombare indietro di quasi settant’anni, dalle carneficine dell’ Ost front , al grande mattatoio di Monte Cassino.

Porta, Fratellino, il Legionario, il Vecchio, Heide, Sven, Barcelona Blom, il “professore”: uno scalcinato reparto carrista composto da disertori, oppositori politici, criminali comuni, idealisti disillusi accomunati dal disperato tentativo di riportare la pellaccia a casa, alla faccia di zio Adolfo (l’ «imbratta tele») e della sua guerra.

Il battaglione carri di Hassel ha come emblema un teschio: non si tratta del totenkopf (la testa di morto) stemma di una delle più blasonate divisioni SS. Il teschio bianco indica la morte dietro l’angolo per individui scarto della società, buttati al fronte con le missioni più pericolose, nella speranza siano eliminati.

Eppure, pagina dopo pagina, il Sonderabteilung (reparto di disciplina) conquista il cuore del lettore. Squinternati, sgangherati ma coraggiosissimi, i maledetti da Dio sono eroi comuni, colmi di difetti ma, nel profondo del proprio animo, lucidi e razionali. Il loro coraggio e il loro essere ‘eroe’ nasce dallo spirito di preservare, giorno dopo giorno, il raziocinio.

In un mondo in cui le pallottole e le bombe fanno meno paura del criticare la politica nazionalsocialista, uomini semplici si fanno portatori della verità. Verità equivale a libertà. E in un totalitarismo chi riesce a far sopravvivere un po’ di libertà in sé non può non essere chiamato eroe.

Marco Petrelli

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