Tea Party Italia. Roba da Halloween

Marco Petrelli

Un post Halloween particolare quello fiorentino. Il 1° novembre 2010, il centro storico della città è stato interessato da un altro evento di natura ed origine anglosassone: il Tea Party.

Ma se Halloween affonda le sue radici in antiche tradizioni celtico – germaniche, il Tea Party fu espressione dei primi fuochi indipendentisti e rivoluzionari dei coloni americani contro la madre patria Inghilterra. Era, infatti,  il 1775 quando alcuni cittadini di Boston, travestiti da indiani, salirono a bordo delle navi mercantili britanniche, scaraventando in mare manufatti inglesi, tra i quali diverse casse di thè, palesando lo scontento per tributi esosi ed imposizioni mercantili  favorevoli esclusivamente a Londra.

Agli albori della Rivoluzione americana come oggi il tema della tassazione è quello che sta più a cuore al Movimento Tea Party.

Stipendi depauperati da tasse troppo elevate, un mercato meno libero e un’ ingerenza troppo forte dello Stato a scapito della libertà individuale: il sito  www.teapartyitalia.it parla chiaro ed esplicita quali siano scopi e battaglie dei ‘bostoniani’ italiani.

Nel locale fiorentino in cui si svolge la serata, mi ritrovo a chiacchierare con il coordinatore nazionale David Mazzerelli e la Responsabile organizzativa Saba Zecchi. Entrambi pratesi, provengono dall’esperienza politica della destra giovanile. Li ricordo, non molto tempo fa, frequentare la mia stessa sezione del Fuan – Azione Universitaria proprio a Firenze. Ascoltandoli non posso esimermi dal ricercare un collegamento tra quello che è stato l’humus dal quale essi provengono e il nuovo corso che ora stanno seguendo.

Azione Universitaria – Fuan era, (almeno fino a poco prima del ‘salto’ nel PdL e almeno a Firenze), un fluido magmatico di idee, caratteri, pulsioni. Tre le anime della struttura, l’anima conservatrice, quella liberale (ex ragazzi di Forza Italia), quella sociale (in altri tempi si sarebbe detto ‘peronista’) e ‘identitaria’. Si era ultimi eredi di una tradizione politica che, senza ombra di dubbio, con questa nuova esperienza ha molto poco cui spartire.

Ascolto Saba parlare dei Bill of Rights (i dieci emendamenti della Costituzione USA), di libertà dell’individuo, dell’importanza dell’associazionismo. Ecco!Associazionismo. Una buona chiave di lettura.

Negli ultimi giorni, in concomitanza con le elezioni di medio termine che hanno visto una forte ripresa dei repubblicani, i  Tea Parties d’oltreoceano sono stati più volte al centro dell’attenzione dei network di tutto il mondo. Legati agli ambienti conservatori, i TP hanno addirittura espresso candidati nella competizione elettorale, a dimostrazione del peso politico che cominciano ad esercitare negli States. Rilevante per un fenomeno che, in pura tradizione star and stripes , ha un forte carattere popolare. L’America non è nuova a queste forme di ‘avventura’, basti pensare alle associazioni per i diritti civili negli anni della segregazione razziale, ai gruppi di pacifisti guidati da reduci del Viet Nam, alle Black Panther, al noto KKK (Ku Klux Klan), sviluppatosi, quest’ultimo, negli ambienti più poveri ed emarginati della Dixie. E’ il grande regista afro americano Spike Lee, nel celeberrimo American HistoryX, a narrare in quali difficili situazioni di miseria, degrado ed ignoranza, trovi terreno fertile il neonazismo.

Potremmo andare avanti all’infinito, da movimenti che difendono una categoria, sino a coloro che si radunano periodicamente per onorare la memoria di un regista, di un cantante, per osannare un film cult, per dire al Mondo che ci sono alieni nell’Area 51 o vampiri nei boschi del Maine. E terminare con il fatto, tragicomico , che persino la Mafia abbia un suo sindacato, quindi un organo di “categoria”.

Questa fenomenologia è pertanto endemica di una nazione che fa dell’associazionismo un principio di libertà.

Il “Tea Party all’amatriciana”, come qualche giornalista lo ha definito, segue le linee guida del ‘collega’ americano, perseguendo e propugnando il sacrosanto (ed inviolabile) principio della libertà individuale: affascinante il concetto di una società antropocentrica, ove dignità e valore dell’uomo siano primi al denaro, al consumismo dilagante, alla crisi valoriale, all’ingerenza delle Istituzioni.

L’America viene presa come modello per i diritti civili, preservati dai ‘sacri’ dieci emendamenti.

In America l’ingerenza statale è minore che in Italia, anche su questo posso essere d’accordo.

L’America vuol porsi come antropocentrica, ma nella realtà…

Nella realtà quel paese, dalla democrazia così ‘avanzata’, paladino della libertà dell’individuo, presenta crepe e falle nel sistema molto profonde.

La democrazia statunitense è democrazia “ricca”, poiché è il denaro che permette di “arrivare a”, non la competenza o la capacità della persona; le diseguaglianze sociali (anche tra bianchi) sono laceranti, dal Mid West al sud del paese; le forze dell’ordine hanno bisogno di un mandato per perquisirti la macchina (è proprietà privata), ma nei ghetti e nei quartieri popolari non evitano di tirare fuori la pistola di fronte ad un semplice taccheggiatore; gli ospedali sono in mano a grandi corporation assicurative, così come le scuole, e chi non ha la forza economica di coprire le spese non ha diritto a cure e decente istruzione; migliaia di giovani si arruolano nell’esercito e nella marina per potersi pagare gli studi, quegli studi che non sono assicurati da contributi pubblici.

E’ evidente che dietro lo spirito di lotta e di cambiamento degli American Tea Parties ci sia un errore di partenza.

Prima di chiedere maggiore libertà individuale, minore tassazione, meno ingerenza dello Stato, sarebbe necessario buttare un occhio su quelle che sono le priorità per il proprio popolo. La paura che lo Stato si intrometta nella vita libera del cittadino fa dimenticare di come, lo Stato, abbia l’assoluto dovere di tutelare i suoi figli più deboli attraverso un talvolta massiccio intervento, dalla sanità all’istruzione. E questa tutela non va confusa con l’assistenzialismo, tutt’altra cosa, magari male tipicamente italiano.

Battersi contro pericoli reali per la collettività, sprechi, assistenzialismo, baronie è di fatto assolutamente lecito e se questo è il fine ultimo dei giovani teapartini ben venga allora la loro diffusione su tutta la Penisola: saranno partecipi ad un vero (ed italianissimo) tentativo di rinnovamento

Un solo, ultimo pensiero: la libertà, quella vera, si coltiva dentro sé, non si chiede in concessione a qualcuno o qualcosa. Nel momento in cui chiedo maggiore libertà mi pongo in una posizione di sudditanza. La libertà la conquisto e la difendo, esattamente come i coloni americani che, dalle casse di the in mare sono passati allo scontro con chi avrebbe voluto calpestare la loro dignità d’esseri umani.

Marco Petrelli

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