Il crollo di Pompei. Fine di una grandezza

Graziella Balestrieri

La cultura non sostenuta dal buon senso è raddoppiata follia

Baltasar Gracián

C’era una volta , tanto tempo fa un paese che nel mondo aveva il vanto di possedere i tesori più belli. Il paese della cultura, il paese dei monumenti che ricordavano e sottolineavano con la loro magnificenza quanto quel paese fosse stato grande e quanto i posteri, governanti e plebe avrebbero dovuto prendersene cura di quell’immenso tesoro, e con orgoglio essere ricordati dinnanzi agli occhi del mondo come degni eredi della grandezza.   Ma non è stato così.

Il 6 Novembre 2010 quel popolo magnifico è crollato. Non è solo crollata la “Schola Armaturarum di Pompei”, ma per un significato ancora più profondo, forse “roba del destino”, questo crollo che ci farà vergognare (almeno per chi prova vergogna) è la fine. Le macerie sono state coperte dalle lenzuola bianche, il sangue non si vede purtroppo , altrimenti la vittima sarebbe stata ancora più evidente ed il puzzo sarebbe arrivato di più sotto al naso del Ministro dei Beni Culturali On. Sandro Bondi, poeta e responsabile della propaganda berlusconiana  ( propagandisti  tendenti a coprire quello che si vede ma che non si deve vedere).

Eppure il crollo sembrava annunciato. E pensate un po’ non è stato un terremoto,  non è stato il Vesuvio,  che a questo punto chiacchierando con madre natura starà pensando:  “ma se avessi saputo di questa brutta  fine l’avrei spazzata via immediatamente”, non è stato un bombardamento americano, non è stato Bin Laden, non sono stati i magistrati comunisti ma udite udite: “infiltrazioni di acqua e un restauro effettuato negli anno 50 con una copertura di cemento armato”.

Intanto si dovrebbe sapere che il costo del biglietto è di 11 euro , che gli incassi vanno tutti alla Sovrintendenza , che negli ultimi 30 mesi sono stati spesi 79 milioni di euro, che vi sono 350 addetti alla manutenzione e ai controlli e 160 custodi,  ma la cifra più indicativa è il tre:  le inchieste aperte dalla procura di Torre Annunziata sul sito archeologico.

Inchieste di cui forse il poeta ministro non ne era a conoscenza, perché magari era invitato a “Ballarò” a difendere il Presidente del Consiglio o alla salvaguardia dei beni escortiani di Arcore. Un paese che riesce a stare in piedi anche grazie alla sua storia (saremmo rovinati senza questa storia) è capace di tagliare i fondi a questo ministero, perché tanto non è importante , la storia di questo paese non vale più niente. Nessuno  ha controllato nessuno, cosicché  alla fine non ci sarà un responsabile. Il Presidente della Repubblica ha pronunciato poche parole ma significative: «Vergogna, esigo spiegazioni». Già ma siamo sicuri che qualcuno sappia veramente che significato ha la parola vergogna?

Intanto l’estero ci schiaffeggia un’altra volta perché l’Italia gli ha dato di nuovo il volto bello paffuto e fresco da schiaffeggiare. Il  New York Times accusa l’Italia di negligenza pubblica e consiglia che il sito archeologico venga privatizzato e sottratto al controllo statale. In parole povere e gentilmente ci hanno detto che lo Stato italiano non è in grado di prendersi cura della propria nazione. La Bbc dedica un servizio alla Domus di Pompei «è crollata, sollevando preoccupazioni sui fondi destinati all’Italia al suo patrimonio archeologico». La “Biblical Archaeology”:  «che disastro, che tristezza». Una vera tristezza , e pensare che una volta eravamo il Bel Paese. Ora nessuno si dimette , chiaramente nessuno si prende le responsabilità. Tanto alla fine abbiamo tanti monumenti che possono ancora crollare, vero?

Finisce così, e non è nemmeno con tanto pessimismo la storia di un grande paese , che aveva una storia ma grazie alla perdita della dignità e della non conservazione della memoria stessa, di storia ne ha sempre di meno ed in questo paese del paradosso addirittura pensate c’è chi ha paura di far crollare un Governo. Crollasse il Governo con tutti i governanti perché tra un po’ grazie a loro il nome Italia potremmo scriverlo anche in lettera minuscola, nemmeno word lo segnalerebbe come errore. Il crollo di Pompei : fine di una grandezza, una pietra su ciò che eravamo.

Graziella Balestrieri

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