Feltri, la libertà di stampa e i negazionisti

Antonio Pennacchi

L’articolo che segue è stato pubblicato venerdì scorso, 26 novembre, dal settimanale Gli Altri, per la nuova rubrica curata da Antonio Pennacchi “Stalin Bar (Nuova  Sede)”. E’ qui ripreso per gentile disponibilità dell’Autore e della Direzione.

La redazione

LIBERTÀ O LIBERTÀ
IL TERZO NON È DATO
Antonio Pennacchi

Credo sinceramente che Boffo – l’ex direttore dell’Avvenire, ignominiato tempo fa da Feltri – abbia tutto il diritto, se vuole, d’aspettarlo una sera sotto casa e dargli, pure alla traditora, una bastonata fra capo e collo. E se Boffo dovesse dire “Guarda, Penna’, non è roba per le corde mie, non ci sono abituato, mi piacerebbe pure, ma se Feltri poi è più grosso e magari mi mena lui?”, mi impegno ad andarci insieme pure io. In due lo meniamo di sicuro. Anzi, per sicurezza mi porto anche mio figlio. Gli diamo una fraccata di botte che se la ricorda. Ma da qui a proibire a Feltri – con l’autorità dello Stato o dell’Ordine dei giornalisti – di scrivere, dire od esprimere tutto il suo pensiero qualunque esso sia, è un altro paio di maniche. Qui non sono per niente d’accordo. E la stessa cosa vale per i negazionisti della Shoah.

Io sono amico di Israele e su questo non si discute. Sono anni oramai che il mio otto per mille va all’Unione delle comunità ebraiche italiane, e la cosa di cui sono più orgoglioso in tutta la mia vita è proprio d’essermi offerto volontario nel 1967 per la guerra dei sei giorni. Avevo diciassette anni e andai apposta all’ambasciata d’Israele a Roma. Ad iscrivermi negli elenchi. Poi loro – per fortuna mia e probabilmente pure loro – non m’hanno preso. Però io ci sono andato e resto a tutti gli effetti un volontario. Ma proibire a qualcuno per legge, di dire o scrivere quel che pensa fosse pure il falso, l’abietto e la manifesta infamità, è l’esatto contrario di ciò che credo significhi la parola democrazia.

La libertà di stampa e d’espressione – se non è totale e aperta indiscriminatamente a tutti – semplicemente non è. La libertà mica può essere vigilata. Se è “vigilata” – lo dice la parola – è roba da carcerati o semicarcerati. Che libertà è? Sei libero solo da qui a là? Vale per te ma non vale per gli altri? Puoi dire questo ma non puoi dire quell’altro? Anzi, puoi dire solo quello che ti dico io? Se è libertà, deve essere per tutti. Sennò non è libertà. E’ arbitrio.

Dice: “Ma loro lo fanno”. E chissenefrega. Se lo faccio anche io, divento arbitrario come loro – non democratico – poiché non è che la democrazia si possa fare a tocchi, ossia solo con gli amici tuoi e con quegli altri no.

Dice: “Ma tu sei un garantista assoluto, sei garantista pure con il tuo nemico, sei un filantropo”. Ma quale garantista, quale filantropo? Io sono un egoista assoluto. Mi frega assai, a me, delle garanzie di Feltri e dei negazionisti. Io è delle garanzie mie che mi preoccupo. Che me ne frega a me di loro? Ma se taccio adesso – che tu proibisci a loro di poter dire e scrivere, volendo, anche il falso e le fregnacce loro – chi griderà per me quando mi proibirai d’esprimere le verità mie, ma false per te e false per legge? Altro che Minculpop o Unione Sovietica – dove i manuali di storia pare venissero riscritti ad ogni purga – altro che Ddr. Un domani magari – se scrivo che le bombe a Piazza Fontana le ha fatte mettere la Dc – mi mandi il maresciallo dei carabinieri a casa? Anzi, mo’ ogni volta che scrivo un pezzo, passo prima in caserma a farmelo controllare? Così, male che va, me lo scancella direttamente lui, oppure mi ritira il tesserino da pubblicista e mi fa anche l’etilometro? Ma vaffallippa va’, a me questo presepe non mi piace.

(Dice: “Vabbe’, ma non l’aveva già scritto meglio Voltaire: non sono d’accordo con nessuna delle cose che dici, ma combatterò fino alla morte perché tu possa continuare a dirle?”. Certo, e come no? Però io lo volevo dire con parole mie. Tanto a te – diciamoci la verità – pure di Voltaire non è che ti fosse fregato già molto.)

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