…e ancora su Saviano

Simone Migliorato – Graziella Balestrieri

ROBERTO SAVIANO
UN EROE-NON-EROE
Simone Migliorato

Un paese che attraversa un momento di crisi ha bisogno di eroi. O anche di miti. Personaggi insomma da prendere come modello per uscire fuori, per alzarsi, per un ricambio. Personaggi senza macchia, integerrimi, che non possono sbagliare. Un eroe non sbaglia mai. Soffre poco o comunque non lo dà a vedere. E’ giusto, è equo. E’ un eroe insomma, qualcosa a cui ispirarsi.

Ne abbiamo avuti tanti nella letteratura, ma anche nella realtà di questo nostro mondo.

Il paese in crisi è l’Italia, e l’eroe di cui abbiamo bisogno si chiama Roberto Saviano.

Non voglio essere un nevrotico snob, e quindi trovo normale che in questa situazione difficile in molti abbiano fatto del giornalista e scrittore un modello. Quasi un’icona. Anche io a volte lo penso.

Ma pensiamo a Che Guevara? Quanto si è trasformata solo in un’icona pop la sua vita? Quanto è diventato solo una maglietta, una spilla, una bandiera un uomo passato alla storia come un eroe?

«…da qualche parto un giorno, dove non si saprà…il Che ritornerà» cantava Francesco Guccini. Ma è Saviano il nostro Guevara? Il nostro eroe, quella guida che da molto tempo aspettavamo? Sicuramente anche lui sta rischiando di diventare icona pop: profili di Facebook con il suo volto, i video dei suoi monologhi che impazzano in tutti gli spazi. Ripeto: c’è grandissima buona fede in noi che facciamo tutto questo.

Ma gli eroi appunto non hanno difetti. E non li debbono avere. Altrimenti non vale, altrimenti non valgono. Ed è per questo che a Saviano non perdoniamo niente: non perdoniamo di pubblicare con Mondadori, non gli perdoniamo il cachet televisivo, non gli perdoniamo gli articoli che non ci piacciono, non gli perdoniamo la non bellezza letteraria di Gomorra. “E’ un documentario non un romanzo!” diciamo, indignandoci ferocemente! Siamo talmente schizofrenici, anche noi nella nostra buonafede, che ci attacchiamo a qualunque cosa: alla demagogia, alla citazione sul Msi, alle sue ciglia, all’assenza di questo e quell’altro nei suoi monologhi. Questo fino ad arrivare al macabro disprezzo di considerarlo un privilegiato, di considerarlo un venduto, nonostante la scorta e una vita dimezzata.

Invece a volte gli perdoniamo tutto, perché agli eroi vogliamo talmente tanto bene che non vogliamo vedere quando sbagliano. Perché gli eroi non possono sbagliare, perché sono un simbolo e un simbolo non può macchiarsi. Non vediamo che Saviano pubblica con Mondadori, non vediamo che il suo cachet (vista l’integrità del personaggio) potrebbe essere rivisto, non vediamo che a volte rischia di essere demagogico, non notiamo che alcuni punti dei suoi discorsi possono essere lontani dalla nostra visione del mondo. Perché quello che fanno gli eroi è tutto giusto. Non possiamo dirlo, che magari, l’uscita sulle collusioni tra ‘ndrangheta e Lega andava documentata meglio, e non solo accennata, in un monologo invece giustamente ben documentato? Avrebbe fatto un errore, niente di male. No l’eroe Saviano ha sempre ragione!

Ma Roberto Saviano non è un eroe. Non è un politico. Non è un vate. E’ semplicemente un uomo. Una delle frasi più belle che gli ho sentito dire, e che sfoga la sua rabbia prendendo a pugni un sacco da boxe. Roberto Saviano è un essere umano e prova rabbia. Trovo bellissimi i suoi monologhi o quando lui parla perché vedo nei suoi occhi la timidezza nonostante il ruolo che ricopre. Il suo essere impacciato, il suo sentirsi fuori posto anche se è lui il centro della scena. Ha passione Saviano quando parla, la passione tipica di chi ci crede in quello che sta facendo. E’ bravo, bravissimo, ma non è un professionista come Fazio. Per fortuna non è neanche come Benigni. Ecco Roberto Saviano è un essere umano.

Uno splendido essere umano. Che ha voluto raccontare qualcosa e lo ha fatto. E per questo sta pagando un prezzo altissimo, un prezzo che non si paga con i diritti d’autore e con il cachet di mamma Rai. Perché una vita come la sua è una vita difficilissima. Ma credo che noi, parlo di quelli in buona fede, stiamo contribuendo ancora di più alla sua sofferenza. Ci aspettiamo sempre qualcosa da quest’uomo. E allora discutiamo per ore sui giornali, sui siti, nei blog di cosa fa e di cosa non fa. Cosa ha fatto bene e cosa male. Non capendo che è un essere umano come noi, un essere umano che ha vinto la paura per essere coraggioso. E sta pagando questo suo coraggio.

Ho paura per Roberto Saviano. E non delle pallottole che possono uccidere. Ma ho paura che questo star system lo uccida. Questo doverlo mettere ossessivamente sotto la luce dei riflettori, amplificare ogni sua parola. Perché non ci siamo solo noi in buona fede. Perché nei momenti di crisi, è risaputo, c’è anche bisogno di un nemico da abbattere. Questo per quelli in cattiva fede. Quelli che insinuano senza passione che è un bastardo, un avido di denaro. Quelli che vogliono vestirsi da Sandokan per incontrarlo. Quelli che vorrebbero candidarlo in politica, perché l’opposizione non ha altro che mezzi uomini (mentre lui, si, è un uomo!) e non può ammetterlo. Quelli che arrestano un latitante, asserendo ad alta voce che questa è la lotta alla mafia con i fatti, non con le parole…

Come se le parole di Saviano fossero una colpa, e non una virtù.

SAVIANO, IL GIORNALISTA
NIENTE DI PIÙ, NIENTE DI MENO

Graziella Balestrieri

«Perché i giornalisti–giornalisti sono tutta un’altra cosa, quelli portano le notizie , gli scoop “so na rottur e cazz'” fanno male, fanno male assai. Se ti posso dare un consiglio stai a sentì Sasà : l’inchiesta che stai facendo , io non ne voglio sapere niente e dai retta a me: questo non è un Paese per i giornalisti-giornalisti questo è un Paese per i giornalisti impiegati».

Era il consiglio che il caporedattore anziano dava a Giancarlo Siani ,ucciso a 26 anni dalla camorra, nel film di Marco Risi, Fortapasc. Questo paese non è cambiato , nonostante i morti, e  rimane il paese dove il giornalista-giornalista viene accusato dal giornalista-impiegato, anzi dove il mestiere del giornalista non si conosce più. Perché o ti butti in politica o prendi le parti di un politico, quindi inizi ad avere un padrone, non dai più le notizie ma ti concentri solo a fare propaganda, affinchè egli sia contento e soddisfatto e a fine giornata possa donarti il bel pezzo di osso come si fa ai cani che stanno lì a scodinzolare.

L’errore principale fatto su Saviano è l’aver creato un eroe, ma questo paese ha il difetto di dare scettri e corone alle persone che cercano di fare il proprio mestiere perché specie nel giornalismo non siamo più abituati a sentir parlare  di verità o dignità. Non se ne conosce più l’uso .Ma allo stesso tempo questo Paese toglie quella corona e la butta nel fango, quando alla fine la persona in causa non ha mai chiesto né di diventare l’eroe dei due mondi ne di venire schiacciato con la faccia nei bidoni  della spazzatura e sentirsi preso in giro da gente che gli dice “te la sei voluta tu”. E’ francamente vergognoso che i quotidiani nazionali , vedi Il Giornale che a caratteri cubitali scrive in prima pagina « il nuovo predicatore, per Saviano il Nord è spazzatura», possa arrivare a manipolare la mente delle persone. Perché uno del Nord che legge senza conoscere ciò che c’è dietro ovviamente si scaglierà contro Saviano additandolo magari come simbolo di quel Sud malsano. Perché così è.  Alla fine il compito, che poi diventa abilità  del giornalista-impiegato è quello di creare a sua volta cani a cui consegnare l’osso. Ovviamente bravi nell’usare le parole, nel saperle giostrare e vai bene a vedere che alla fine diventeremo tutti cani che scodinzolano. Ma perché  Saviano crea così tanto clamore in bene e in male se queste cose come dicono in molti “già si sapevano”?

La risposta è ovvia: perché nessuno come lui è riuscito a raccontarle. Nella banalità del parlare comune dire “queste cose si sapevano” è come dire si sanno ma è meglio che non si raccontino. Certamente che al Nord non fa piacere sentirsi raccontare in tv, che è lo strumento madre della comunicazione che arriva direttamente all’avvocato come al contadino , che la spazzatura del Nord finisce al Sud. Si sa ma è bene che non si dica. Saviano lo dice è questo ritornando al film” fa male, fa male assai”. Ma se quello che fa male deve rimanere nascosto, non si deve raccontare, allora questo è il Paese degli omertosi. Da Nord a Sud tutti afflitti da questo grande male, tutti zitti e chi parla ne paga le conseguenze. Non si riesce a capire poi perché intellettuali e giornalisti-impiegati cerchino in ogni modo di farlo diventare un’icona di qualcosa. Legge Pound o Celine o Evola allora è un fascista , scrive su Repubblica allora è uno di sinistra. Insomma nella confusione generata dalla stupidità un giornalista deve diventare per forza di cose un impiegato. E’ praticamente impossibile che un giornalista racconti la verità. Non starà simpatico a molti, a volte magari diventa noioso,  e stamattina un giornalista-impiegato in una trasmissione di canale cinque diceva “ah dopo due ore di spazzatura camorra e Saviano passare al grande fratello è stata una boccata d’aria”. Questo è il bel paese.

E’ diventato il paese che si schiera, o con o contro Saviano, quando tutti dovremmo schierarci dalla parte della verità. E fanno ancora più impressione sulle pagine del Corriere della Sera le dichiarazioni  di Pino Daniele e Daniele Sepe, l’uno a dire «E’ ancora vivo perché non fa paura», l’altro «a Napoli la ricetta di Saviano è quella di 40anni fa dei vecchietti del MSI, le cose che lui dice sono solo disinformazione».

Già, ma se sono così vecchie perché nessuno di voi le ha mai raccontate, perché non ci pensate voi ad informare? Quando la frittata è fatta  facile sapere quante uova sono state utilizzate,se la scatola che le conteneva  è visibile ed è vuota . Forse ha ragione Pino Daniele , Saviano non deve fare  paura alla camorra, Saviano deve informare noi , deve raccontare a noi quello che sa, Saviano ci racconta la camorra, loro già sanno tutto. E poi abbiamo sempre bisogno di morti in questo paese?

Volevo fare il giornalista, e non prendo ad esempio chi ha i capelli bianchi, da chi genera fango sulla verità, da chi crea il cerchio padrone –cane -osso , e perdonate la battuta , prendo ad esempio Saviano che di capelli non ne ha nemmeno . Non è una icona, non è un eroe, non deve scendere in politica (per quale assurdo motivo dovrebbe farlo) fatelo rimanere quello che è : un giornalista-giornalista, uno che racconta mentre gi altri, giornalisti-impiegati sanno ma tacciono perché hanno l’osso dei padroni in bocca.

Graziella Balestrieri

.

.


.

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks