Pennacchi “stregato”. L’intervista

Mario Grossi

intervista Antonio Pennacchi

In esclusiva per Il Fondo
La redazione

Adesso che le polemiche che sempre accompagnano i premi letterari si sono quietate e che gli incalliti critici a priori magari se lo sono letto, si può tornare nuovamente su Canale Mussolini di Antonio Pennacchi. La storia, specie per i lettori del Fondo, dovrebbe essere arcinota, visto che il web magazine ha condotto nel periodo precedente al “Premio Strega” l’opera meritoria di sostenerlo a spada tratta. È l’epopea di una famiglia, quella dei Peruzzi, che da Codigoro decide di prendere armi e bagagli e si trasferisce nella Pianura Pontina in cui stanno per iniziare i lavori per la bonifica. È la storia che si protrae nelle generazioni per oltre cinquant’anni di un’umanità che ritrova nelle terre del basso Lazio la sua nuova identità. Ed è la storia dei luoghi che sono i luoghi di Pennacchi stesso. È insomma la narrazione di un’epica locale, circoscritta nelle persone e nella geografia che fa trasparire quanto il radicamento al territorio, l’attaccamento alle persone in carne ed ossa, la passione e l’amore per le loro storie minimali sia il fondamento stesso dell’umanità, della sua solidarietà, del suo respiro che diventa universale. In fondo quello che io vedo in questo romanzo è proprio questa capacità di narrare il piccolo per affermare uno spirito globale che nel minimale trova il propellente per unire tutto il vasto mondo, non compreso in questa geografia regionale, ma ricompreso nella sua infinita umanità. In fin dei conti ogni luogo è diverso ma è mosso dagli stessi sentimenti. È questa incessante ricerca di profondità, stanzialità, legame che, falsamente interpretata come provinciale o ristretta, dà la possibilità di pensare in modo globale. È la testimonianza che non esiste universale senza che non ci sia un particolare che, sempre diverso, risulta invece riproponibile ovunque. Sta qui la cifra di Pennacchi cantore del particolare che ci consolida e ci insegna ad affrontare l’universo, dilatando il nostro ideale nel senso di comprensione del tutto, a partire dall’amore della singolarità e specificità. Sta qui, mi scuserà Pennacchi, il suo Fascismo, inteso come autarchica affermazione di noi stessi aperti verso la comprensione del mondo intero, senza pregiudizi, senza paure ma anche senza soggezione o timore reverenziale. Ha suscitato polemiche anche la dichiarazione di Pennacchi “Bello o brutto che sia, questo è il libro per cui sono venuto al mondo” che alcuni hanno interpretato come presuntuosa. Dichiarazione da poeta-vate, da scrittore ispirato da un’entità che lo trascende. Ma niente è più vero della sua dichiarazione. Ci sono scrittori che nella loro vita hanno scritto tanto, ma che in realtà hanno scritto solo una cosa. Sono nati per scrivere solo una cosa, il resto è rimasticatura o preparazione all’unico testo per cui sono venuti al mondo. Mi vengono in mente due autori, lontanissimi da Pennacchi, ma che riescono a definire con esattezza quello che lui dice a proposito di se stesso e di Canale Mussolini: Tolkien e Marquez. Tolkien è venuto al mondo per scrivere la sua trilogia Il Signore degli Anelli. Lo Hobbit ed  Il Silmarillon sono due libri che la preparano. Il resto sono solo inediti o scarti dell’unico libro che in realtà Tolkien ha scritto. Lo stesso dicasi di Marquez autore di Cent’anni di solitudine, dai cui scarti poi sono stati tratti altri volumi, romanzi, racconti. Quello era il libro per cui era venuto al mondo. Per Pennacchi è lo stesso e la sua dichiarazione è realista non presuntuosa. Se poi pensate che Tolkien ha descritto un mondo, quello della Terra di Mezzo, locale e circoscritto comprensibile all’intero genere umano perché universale nella sua specificità. Se poi pensate che Marquez ha descritto un mondo, Macondo, locale e circoscritto comprensibile all’intero genere umano perché universale nella sua specificità, capirete meglio quello che ha fatto Pennacchi con la Pianura Pontina, un mondo   locale e circoscritto comprensibile all’intero genere umano perché universale nella sua specificità. Tolkien e Marquez sono noti al mondo intero, Pennacchi ancora no, però io quest’estate ho portato in dono una copia di Canale Mussolini a un amico di mio nipote che vive a Port Douglas in Australia. Si chiama Omar fa l’apprendista cuoco all’Hotel Sheraton, è di Latina e parla delle sue terre con lo stesso amore con cui Pennacchi le descrive. Una prima scintilla per una fama mondiale che il nostro merita? Me lo auguro. Intanto Omar sarà più vicino a casa grazie a Pennacchi!

Nella recensione che ho fatto paragono Canale Mussolini a Cent’anni di solitudine e a Il Signore degli Anelli, romanzi che descrivono mondi circoscritti e locali ma che hanno un respiro universale ed eterno. Sei d’accordo sull’idea che solo il localismo può essere la base di un vero universalismo?

Sì. È il principio dell’estetica crociana. Tanto più sei legato al particolare tanto più riesci a spiegare l’universale.

Puoi far capire bene il bar di New York quanto meglio riesci a raccontargli il tuo bar, la sua dinamica, le relazioni che riesci ad avere nel tuo luogo.

Per quanto riguarda Cent’anni di solitudine e Il Signore degli Anelli puoi paragonarmi a chi ti pare, anche se Il Signore degli Anelli è una gran rottura di palle. Se devo scegliere dei modelli o dei padri cui riferirmi scelgo Il Mulino del Po di Bacchelli o Il placido Don, anche Via col Vento perché è molto vicino ai perdenti. Anche Guerra e Pace con la sua pietas che racconta dei russi lo sento vicino alla stessa pietas che cerco di trasferire nelle storie che racconto, a partire dagli operai dei miei racconti.

Canale Mussolini nasce prima, dopo o insieme agli altri tuoi romanzi, racconti, saggi?

Vuoi dire quando nasce nella mia testa? Nella mia testa nasce molto prima di tutti gli altri. Canale Mussolini nasce dentro di me all’età di sette anni. Gli altri romanzi e racconti sono come la preparazione a questo libro che giudico come il libro della mia vita. Tutto quello che ho scritto prima puoi vederlo come un allenamento che anticipa la gara.

Sei infastidito dal fatto che Canale Mussolini venga considerato da qualcuno come una rivincita (finalmente qualcuno che esalta un’opera fascista) e da altri venga vissuto con sospetto (Pennacchi il criptofascista che flirta  con i destri e gli offre occasione di alzare la cresta orgogliosi)?

Questi sono assolutamente cazzi loro. Se sono incapaci di leggere un romanzo per quello che è, io che ce posso fa’. Io ho scritto un romanzo storico, corale, se qualcuno lo legge in quel modo lì a me non me ne frega niente. Guarda ti dico un’altra cosa: a me quando sono andato al bar tra la mia gente mi sono sentito dire “Avemo vinto lo Strega”. Capisci, non mi hanno detto “Bravo hai vinto lo Strega”, hanno proprio detto “Avemo vinto lo Strega”. È questo che mi importa. Che la mia gente lo ha letto come una cosa sua. In fin dei conti ho narrato la storia della mia famiglia che è vissuta in un periodo storico che è quello. I miei zii sono stati fascisti, così come i tuoi, sono stati in Africa ad ammazzare i negri, come molti altri. Ma è il fascismo che ha fatto la bonifica e che gli ha dato le terre. Questo non lo dovevo dire? Sono loro i veri fascisti che vorrebbero che io non lo dicessi.

Cosa ti sta gratificando maggiormente: il Premio o il giudizio dei lettori?

Bisogna essere onesti. Il Premio e il giudizio dei lettori non possono essere scissi. Non ho vinto solo perché ho lavorato bene o sono stato bravo. Bisogna avere anche della fortuna. Ed io ho avuto la fortuna che la Mondadori, che aveva vinto il premio tre volte nelle scorse edizioni ha deciso di portare il mio libro, sicura che non avrebbe vinto. Figurati un romanzo storico, ambientato nel fascismo poi. Manco il nome di Mussolini ci volevano nel titolo, mi sono dovuto impuntare per conservarlo. Il giudizio dei lettori e il loro crescente interesse è correlato al premio. Se consideri che con il Fasciocomunista ho venduto 36000 copie, di questo, senza il premio, ne avrei vendute 50000. Poi invece quando è cominciata la rimonta e Mondadori, che fino a quel momento non aveva investito niente in pubblicità, si è accorta che si poteva fare, tutto è cambiato ed è successo quello che è successo. Sono naturalmente contento di tutto questo ma torno a ripetere la cosa che più mi ha fatto piacere è quel “Avemo vinto lo Strega” che la mia gente mi ha regalato.

Nell’ultimo articolo che ho mappato sul CorSera a firma di Ranieri Polese si parla di Acciaio che vende di più e che è stato venduto a 9 paesi, mentre Canale Mussolini venderebbe meno ed è stato venduto a 5 paesi soltanto. Mi sembra, anche per alcuni articoli passati, che ci sia una certa sommessa malevolenza nei tuoi confronti. Cosa ne pensi?

Non voglio assolutamente entrare in polemica con Silvia Avallone. Ha scritto un bel libro, è una brava ragazza, è una giovane che ha l’età di mio figlio. Mi sta simpatica, così come a mia moglie, non posso che augurarle un in bocca al lupo grande. Le guerre di marketing che scatenano i gruppi editoriali non dovrebbero mai mettere l’uno contro l’altro gli autori. La realtà è che in Rizzoli erano tutti convinti di vincere e invece se la sono presa in culo. Loro come anche quelli del CorSera sono quello che sono, si rifanno alla sinistra fighetta che rosica perché “i chierici” sono stati battuti da un operaio.

Sempre a proposito dei diritti venduti all’estero pensi che si possa tradurre con efficacia la tua scrittura?

È un problema di sempre. Già san Girolamo, credo nel IV secolo, se lo poneva quando traduceva la Vulgata domandandosi se bisognava rimanere fedeli alla lettera o allo spirito. Non c’è niente da fare ogni traduzione è un tradimento. S. Teresa del Bambin Gesù a proposito di Santità e di Grazia di Dio diceva che una volta in Paradiso tutti saremo pieni della Grazia di Dio in egual misura e a chi le obiettava che non era giusto, visto che ci sono persone più meritevoli di altre, opponeva l’esempio dei bicchieri. Ognuno di noi è un bicchiere di taglia e forma diversa, la Grazia di Dio riempie con quantità diverse ognuno di questi bicchieri, ma ognuno ne è colmo, tanto che tutti ne possono gioire. È un po’ la differenza che c’è in poesia tra lettura ingenua e lettura allusiva. Ognuno nei suoi limiti può godere nel leggere un verso. Se tu di un certo verso sai coglierne i riferimenti avrai una lettura più piena, ma questo non toglie a chi legge ingenuamente di goderne con la medesima forza e intensità. Nella traduzione è lo stesso, qualcosa andrà inevitabilmente perduto ma questo non impedisce di poter apprezzare comunque il testo letto. Quello che tenterò di trasmettere ai traduttori è la necessità di restituire il registro che uso nella mia scrittura e pretendere che scelgano un registro popolare per trasferire al meglio il mio.

Passando ad altro. Come giudichi, da ex sindacalista e operaio, quello che sta accadendo nel movimento sindacale, il radicalizzarsi delle posizioni Fiom, l’attacco alla Cisl a suon di uova marce e petardi e di quelle che io chiamo le provocazioni di Marchionne?

È da un po’ di tempo che non seguo la vicenda da vicino e quindi non vorrei esprimermi su queste ultime. Se vuoi un discorso più generale ti dirò che la colpa di questa situazione è di chi ha provocato la rottura sindacale che ha generato questa divaricazione in seno al sindacato, da una parte radicalizzazione e dall’altra troppa remissività. Detto questo devo dire anche che è compito del sindacato trovare gli accordi. Un accordo lo deve fare. Certo Marchionne è un furbacchione, per non parlar di Sacconi, che si infila in queste contraddizioni per ottenere quello che vuole. Quello che mi stupisce è che non si capisca che oggi il nemico non è il padrone ma chi le fabbriche le vuole chiudere. Guarda per il Campiello ho girato per le province del Veneto e ne ho visti d’imprenditori e ti posso assicurare che hanno una sensibilità sociale di cui non ci accorgiamo. Gli industriali che ho visto sono sinceramente preoccupati non solo delle loro aziende ma anche dei loro operai. Il ceto imprenditoriale è molto più avanti del ceto politico. Alla fine li ho apostrofati come compagni imprenditori. Il problema è la chiusura delle fabbriche che non è solo una questione di concorrenza globale, cinese, ma è anche provocata da gente come i Verdi e gli Ambientalisti che sono corresponsabili di questa situazione dicendo quasi sempre no a queste istanze in nome di un mito della natura irragionevole. Siamo passati nella sinistra da Marx a Ermete Realacci con il trionfo di miti che sono intrisi di valori di destra, di conservazione.

Se Canale Mussolini è davvero “il libro per cui sei venuto al mondo”, come lettori, che cosa dobbiamo aspettarci per domani? Silenzio appagato, rimasticature, o cosa?

Tanto per cominciare andateve a fa il giro delle sette chiese e pregate per la mia salute. Poi ve beccate quello che scriverò.

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