Caso Santoro. O del Quinto Potere

Angela Azzaro

.Giovedì scorso sono stata una delle tante spettatrici che hanno visto Annozero di Michele Santoro. Un record. Un record, come scrive oggi sul Corsera Aldo Grasso, in nome della libertà di stampa. Più si parla di censura, più Santoro sale negli ascolti. Un bel regalo che il direttore generale della Rai Masi e diversi altri fanno a Santoro. E pure a noi.

Ebbene pur avendo assistito, con partecipazione alla trasmissione, convinta che la sospensione voluta da Masi fosse e sia una censura inaccettabile, posso dire, anzi voglio dire che la parte finale del programma non mi è piaciuta per nulla. Per quei pochi che non lo hanno visto, il conduttore di Annozero ha chiuso cantando la canzone di Gaber, Libertà. “La libertà è partecipazione”, urlavano Santoro e Vauro, chiedendo al pubblico di alzarsi e intonare con loro i versi. Prima timidi e increduli, poi leggermente più convinti gli astanti si sono alzati e hanno cantato e battuto le mani. Beh, io trovato quella scena fastidiosa. Un po’ patetica, ma anche irritante e mi è venuta in mente la scena di Quinto potere il film di Sidney Lumet sul potere della televisione di condizionare le menti. In quel film il conduttore, che si ribella al fatto che i dirigenti lo vogliono fare fuori, chiede agli spettatori di gridare dalla finestra: “Mi sono rotto il cazzo e tutto questo non lo sopporto più”.

Il film di Lumet, parafrasando Quarto potere di Orson Welles, denuncia il potere insito nei mezzi televisivi (il quarto erano i giornali). Potere di condizionare. Potere populista che non aiuta il confronto ma sancisce giudizi, nero o bianco, rosso o nero, o qui o lì. Ecco, penso che il programma di Santoro non sfugga a questo meccanismo e che – come ha scritto sempre sul Corsera Beppe Severgnini – oggi trionfa un modo di fare informazione basato sull’insulto e sulla proposizione del giudizio corrente.  Si fa cioè informazione dicendo alle persone quello che si vogliono sentire dire. Poco spazio a giudizi diversi, liberi dagli schieramenti contrapposti.

E’ evidente che questo giudizio sul programma di Santoro non implica certo la chiusura. Anzi. Annozero deve vivere senza se e senza ma. Ma proprio perché deve vivere e resistere, è importante provare a ragionarci su, provare a rompere le contrapposizione nette. Così non è. Se qualcuno prova ad uscire da questo schema viene subito accusato di collusione con il nemico, che in questo caso significa “essere berlusconiani”. La stessa cosa accade, a destra, se qualcuno tenta di essere critico con Berlusconi, viene accusato di essere comunista. Stessa dinamica, stesse accuse.

Per quel che mi riguarda posso parlare meglio però della sinistra. La sinistra per come è diventata. Questa sinistra di oggi non accetta sfumature, opinioni diverse. Tutti devono dire le stesse cose, se no vengono espulsi dalla comunità di appartenenza. E’ un modo di fare politica e di fare comunità che non promette nulla di buono per il futuro. Ed è la stessa logica che sembra imperante nel programma di Santoro. Un bel programma non c’è dubbio, fatto da un ottimo giornalista. Ma anche un programma che legittima la logica dell’amico-nemico e del giustizialismo imperante.

E’ per questa ragione che non mi ha convinta l’uso di Gaber. Gaber, con le sue canzoni, ha cercato proprio di criticare questa logica, ha provato a smontare alcune costruzioni ideologiche, ha provato a dire che la libertà è di tutti. Quindi è anche la libertà di dissentire dalla maggioranza che molto probabilmente a sinistra oggi la pensa come Travaglio e come Santoro. Sarà più possibile farlo senza venire insultati e accusati di tradimento?

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