Sex and tech. L’eros ai tempi della rete

Angelo Spaziano

Erano millenni che i nostri avi si dannavano letteralmente l’anima all’affannosa ricerca del paradiso perduto. John Milton fu soltanto uno di una lunga fila di ostinati “pionieri dell’utopia”. Una sterminata processione d’irriducibili sognatori alla cui testa s’era messo Platone e che via via ha visto affluire tra le sue folte schiere gente del calibro di Tommaso Moro, Bacone, Campanella, Lewis Carroll, Swift, Collodi fino a che il mitico paese della cuccagna, o dei balocchi che dir si voglia, è entrato di prepotenza nell’archetipo collettivo dell’immaginazione onirica. C’è perfino chi, basandosi sugli effetti inebrianti o euforizzanti delle bevande alcoliche, ha tentato di realizzarlo chimicamente, il paradiso in terra, sparando direttamente all’interno delle nostre sinapsi cerebrali fior di neurotrasmettitori – dopamina e serotonina – denominandoli sbrigativamente “ormoni della felicità”. Questo quando tutto va bene. Quando va male invece ci si “intrippa” per le spicce con eroina, cocaina o ecstasy.

Il filo comune che unisce tutto questo armamentario di improbabili elisir dello sballo è comunque l’insopportabile pesantezza del refrain quotidiano. L’insensato tedio che opprime le nostre vite così apparentemente senza senso né scopo. Ma chi è andato più vicino di tutti a farci vedere l’alba di un mondo nuovo e più fascinoso è stata la tecnologia. Non se lo immaginava certo, il geniale inventore di Arpanet, antesignano di Internet, il portato della sua strabiliante novità. Oggi, grazie a questa sofisticata “ragnatela” globale che ci viene a trovare direttamente nelle nostre case sono possibili meraviglie che fino a pochi decenni orsono sembravano appartenere alle visionarie performance di un Giulio Verne o di un Isaac Asimov. I cellulari, i tamagotchi, l’Ipod, e-bay, Twitter, e poi Second Life e poi ancora Facebook e oggi… Beh, oggi siamo arrivati al punto che generazioni intere di sfigati “hikikomori” passano ore a dare da mangiare ai pesciolini virtuali di Fishville, ad arare la vigna virtuale di Farmville, a cliccare su “Turisti Virtuali” per offrire un drink – pure questo virtuale naturalmente – nella propria Happy Island. E fin qui uno potrebbe pure “glissare” sulla sconcertante presa d’atto di quanto possa fare schifo la vita normale a certe persone, tanto da indurle a viverne una artificiale. Altro che Second Life. Come fai a immergerti in una seconda esistenza se non hai mai gustato veramente neanche la prima?

Le cose tuttavia si complicano ulteriormente quando si entra nella sfera dell’erotismo, che già nella dimensione “reale” di stranezze ne dispensa a volontà. Sono finiti i tempi di quando per “rimorchiare” se ne facevano di tutti i colori. C’è anche chi per “cuccare” è arrivato ad affittare per qualche ora dei cagnolini da portare a passeggio, poiché pare che alle ragazze piaccia l’uomo amante degli animali. E fin qui nulla da eccepire. Ora però si comincia decisamente a esagerare. Ricordate qualche anno addietro, quando si cominciò velatamente a parlare d’immagini osé che sbarbatelli in piena tempesta ormonale facevano girare con i cellulari come le figurine Panini di una volta? Il fenomeno, appena agli inizi, venne annoverato subito nell’ambito di un’innocua goliardata “esibizionistica” tipica degli adolescenti. Si venne a conoscenza anche di video “hard” con ragazzine come protagoniste, dapprima destinati a circolare tra pochi aficionados e poi diffusi invece, sempre tramite i cellulari, a intere scolaresche. Alcuni di questi episodi conquistarono anche le prime pagine della “nera”, con povere figliole messe alla berlina e genitori costretti a rivolgersi alla polizia. Ebbene, a distanza di pochi anni il fenomeno ha fatto registrare uno sconcertante salto di “qualità”: non si tratta più d’innocuo esibizionismo, di gratuita ostentazione, o di sindrome imitativa compulsiva. Altro che goliardata. Ora le lolite continuano sempre a riprendersi o a farsi filmare in mise da Decamerone, ma adesso pretendono addirittura di essere ricompensate per le loro squallide performance.

Vale a dire che il fenomeno, da improvvisato che era, si è convertito in sistematica e redditizia pratica di microprostituzione via webcam. Una forma di meretricio, per così dire, estemporaneo, “fatto in casa”, realizzato per lo più fra teen ager (per questo la si chiama “micro”). Tuttavia, le probabilità che queste sprovvedute possano diventare prede di adulti senza scrupoli o di maniaci veri e propri sono molto alte. Vedi quanto accaduto di recente alla ragazza di Avetrana Sarah Scazzi, implicata appunto in una storia di relazioni virtuali poco chiare e  scomparsa nel nulla da più di due settimane.

Disavventure in questo senso possono capitare anche a quelle svampite che con questa pratica c’entrano assai poco, ma che compiono l’imperdonabile leggerezza di mettersi in rete in pose equivoche pensando a un’innocua bravata. E’ capitato recentemente ad alcune monelle del Norditalia, convinte di essersi scambiate per gioco foto audaci con alcune coetanee conosciute in rete quando invece si sono ritrovate inserite loro malgrado in un sito porno a tutti gli effetti. Le “amiche” contattate erano in realtà un gruppo di maschi adulti con tendenze pedofile, che in rete si fingevano giovani studentesse “disinibite”. La scoperta è stata fatta per caso da una delle ragazze, che senza esitare ha raccontato tutto ai genitori, e con loro ha subito denunciato la faccenda alle autorità di polizia.

Il fatto è che il fenomeno del sesso a pagamento tramite webcam è in preoccupante, inarrestabile espansione. La cosa più sconcertante è che per molte studentesse sta diventando prassi “normale” concedere prestazioni sessuali, o farsi ritrarre in pose erotiche tramite videocamere o cellulari in cambio di denaro sonante. Ovviamente non si tratta di sesso reale, fisico, ma sembra ci sia davvero molta gente che apprezza in maniera decisa e convinta anche questa miserabile parodia di eros. Infatti sono nati diversi siti e chat, dove basta essere muniti di pochi gadget hi tech per poter esplorare interi universi che fino a poco tempo fa era impossibile soltanto ipotizzare. Si possono conoscere persone nuove, si può discorrere con loro, vederle, e, grazie alle tecniche assai elevate di definizione è “quasi” possibile toccarle virtualmente.

Il problema è che il passo tra questo tipo di contatti amichevoli e approcci assai più ardimentosi è davvero breve. Sempre più spesso navigatori-orchi perennemente in agguato tra le sterminate connessioni telematiche sfruttano queste chat per avanzare proposte indecenti a minorenni lasciate da sole alla consolle. Il fatto è che molte di queste sconsideratamente “ci stanno”, o sembrano farlo credere, ed è a quel punto che scatta il trappolone. La telecamera fa da allettante specchio per lo sporcaccione acquattato dietro l’obbiettivo, e la “pupa” si spoglia davanti ad essa pronunciando frasi ammiccanti e provocatorie. Dall’ “altra” parte, nel contempo, il “bullo” corrisponde a tutto questo spettacolo con atteggiamenti equivalenti.

Negli Usa, paese come al solito all’avanguardia in tutte le perversioni ipertecnologiche, un adolescente su cinque ha candidamente confessato di praticare volentieri il sesso via webcam. Facebook è appunto uno dei programmi più utilizzati dalle nuove generazioni per scambiarsi vicendevolmente dati “hard” tra amici. Inoltre, ogni giorno adolescenti brufolosi inviano e ricevono via internet numerosi file con foto, video e messaggi a carattere erotico. Il web, in sostanza, sta diventando per i teenagers di oggi quello che un tempo erano le case chiuse per i nostri nonni: i luoghi dove avere la prima esperienza ed accedere finalmente al mondo degli adulti. Solo che all’epoca, quando le cose erano esperite “de visu”, era possibile imporre e fare osservare i doverosi limiti d’età e le misure di tutela sanitaria. Attraverso l’inafferrabile, proteiforme universo del web invece, tali precauzioni risultano del tutto vane.

Queste considerazioni emergono da un sondaggio dal titolo “Sex and tech” realizzato in occasione della campagna di prevenzione delle gravidanze indesiderate. Il 22 % degli adolescenti americani ha rivelato di aver scambiato materiale pornografico con individui conosciuti tramite la rete. Il 38 % dei ragazzi ha dichiarato che scambiarsi vicendevolmente materiale erotico via cavo rende più disinvolto il corteggiamento e incrementa le chance di avere successo nell’approccio.

D’altronde l’opportunità di nascondersi dietro un nickname e di avere garantito un totale anonimato rende gli utenti più disinibiti, consentendo loro di superare agevolmente ogni genere di tabù e d’imbarazzo. Insomma, come diceva don Abbondio, il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può mica dare. E se uno è tanto imbranato da non riuscire neppure a sedurre uno straccio di ragazza, nessun problema: ci pensa Internet. Premi un tasto e ottieni pure l’orgasmo virtuale.

Le nuove tecnologie quindi hanno un ruolo sempre più importante nel favorire rapporti asettici, impersonali, anonimi, tra personalità le più disparate, ma quasi sempre alquanto disturbate o border line. Rapporti che per certi versi consentono almeno una certa forma di tutela nei confronti di esperienze che altrimenti potrebbero rivelarsi pericolose. Da un lato poiché quasi sempre non si conosce bene l’effettiva identità di chi c’è all’estremità opposta della fibra ottica; dall’altro lato perché la sessualità perde in tal modo il suo valore di scambio relazionale, per trasformarsi in un mortificante, banale gioco senza senso. Una gherminella tra “adolescenti” che spesso hanno quaranta, cinquanta o più anni. Pippe mentali per adolescenti ritardati insomma.

Un allarme in questo senso viene da Milano, che ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul problema della microprostituzione e della crescente diffusione della pornografia informatica fra adulti e minori. «I dati sull’aumento della microprostituzione e delle frequentazioni abituali di siti pornografici da parte degli adolescenti sono preoccupanti, ha confermato l’assessore alla salute ambrosiano G. Paolo Landi di Chiavenna. Per questo abbiamo deciso d’intervenire con iniziative d’informazione e sensibilizzazione delle famiglie. E’ ancor più preoccupante – continua l’assessore – apprendere non solo che nei bagni delle scuole i ragazzi fanno sesso, ma soprattutto che in queste prestazioni, anche di tipo orale, non si ricerca solo il piacere, ma vengono accordate dalle ragazzine in cambio di soldi per arrotondare la paghetta. Un fenomeno diffuso anche in rete, con numerose ragazze che si spogliano on line con la webcam su chat erotiche».

Sul Corriere della Sera intanto emergono storie da brivido come quella di Giorgia, prima media. Poco più di una bambina, ha già pubblicato la sua foto osé su Messenger. Con una mano sposta la canottiera dal seno, e negli occhi una smorfia ammaliante da navigata pornostar. Oppure Viviana, che per un iPod offre prestazioni orali a 5 euro nei bagni del liceo. I ragazzi, nelle agende dei loro cellulari si scambiano foto e indirizzi web delle loro compagne-escort, con tanto di indicazione sull’ “articolo”, la “qualità”, il luogo della prestazione e tanto di tariffario.

Ma che sesso è quello che si pratica e si alimenta su un computer? Che amore può essere quello che si svolge a una consolle, che non sente un respiro, il pulsare del cuore, una gota avvampata d’emozione ma soltanto il ticchettio della tastiera, la luce verdognola dello schermo, lo scorrere furtivo del mouse? Perché cercare un’amicizia anonima navigando nella rete invece di dialogare a tu per tu con chi ci sta veramente vicino e possiamo vedere, toccare, sentire? Ci sono persone che vantano migliaia di amici virtuali ma non conoscono bene neppure i propri vicini di pianerottolo. Il fatto è che rapportarsi con una persona in carne ed ossa è troppo impegnativo per le delicate animucce tipo “Dolce&Gabbana” di oggi. Parlare con qualcuno ti espone a suoni, odori, umori, situazioni che potrebbero rivelarsi sgradevoli. Meglio ripiegare sulla rete che ti avvolge, ti rapisce, ti coccola, ti ama, ti svuota.

Angelo Spaziano

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks