Roma scempiata? Caro Spaziano, dilla tutta

Simone Migliorato

Ho trovato spunti interessanti nell’articolo di Angelo Spaziano, del numero de Il Fondo del 26 luglio, intitolato Roma Città Futura. Tra nuvole e arcobaleni.

Sono indubbiamente vere molte cose che dice, sopratutto quando afferma che i palazzinari a Roma hanno assunto un ruolo fondamentale dai decenni del boom economico ad oggi. Io ho una piccola vita da elettore, anche abbastanza incoerente e disordinata, come il mio percorso di vita. Ma una cosa non ho mai fatto: votare il sindaco di Roma. Sarà un gesto abbastanza infantile, ma sono stato sempre convinto che i veri “re di Roma” erano appunto i palazzinari, e quindi ho sempre trovato inutile votare questo o quell’altro partito (al di là delle idee politiche che cambiavano nella mia testa). Sarà, ma il documentario di Report di due anni fa intitolato “I re di Roma” (che è facilmente visibile con una ricerca sul sito della trasmissione) faceva capire profondamente questa unione tra l’amministrazione capitolina di centro sinistra (in quel caso) e i re del mattone che hanno costruito quartieri enormi in piena speculazione edilizia e in piena connessione con il potere del Campidoglio. Uno di loro è arrivato addirittura, in un delirio di onnipotenza, a sentirsi filantropo o eroe: per questo si è autodedicato una via col suo cognome.

Il numero dei “quartieri dormitori” costruiti in questi anni, nelle giunte Rutelli-Veltroni è impressionante. Basterebbe solo citare Ponte di Nona o la Bufalotta, o magari andarci a fare un giro, per capire l’enormità del danno che questi signori hanno fatto pagare a questa città. Quartieri enormi fuor da piano regolatore, dove nessuna infrastruttura è stata costruita per reggere l’impatto di un così alto numero di residenti. Quartieri senza servizi, poichè l’unico servizio è il grandissimo centro commerciale che viene costruito prima dei palazzi (così per far capire subito l’entità della cosa). Ha ragione Angelo Spaziano, sopratutto perché basterebbe ricordare la velocità con cui Veltroni, dopo aver abdicato dalla carica di sindaco, si affrettava ad approvare il piano regolatore, oppure pensare che Roberto Morassut allora Assessore all’Urbanistica del comune di Roma fu per l’appunto indagato per tutto il casotto che Report tirò su (senza dimenticare che il Morassut ha poi denunciato Report, e a noi verrebbe da dire “Che cambia con Berlusconi che denuncia Repubblica? Non è comunque un attentato alla libertà di stampa?”).

Però Angelo dimentica qualcosa. Dimentica che la speculazione a Roma, non è solo degli ultimi venti anni. Purtroppo la Capitale, da sempre vive questa situazione. I motivi saranno tanti: qui ci sono i centri di potere, qui c’è la poltrona di Dio e qui sopratutto in moltissimi vengono a cercare fortuna: prima erano gli immigrati del Sud Italia, adesso ci sono gli immigrati dell’Est e del Sud del Mondo. Di scempi sotto questo cielo Roma ne ha visti tanti: ha visto gli abitanti di Trastevere (il suo rione più bello e romano) sfrattati dagli anni 50 in poi per farlo diventare un quartiere alla moda e la stessa cosa lo si è vista fare con il rione Monti (il rione che se la “batteva” con i trasteverini). Angelo dimentica qualcosa, ma non credo che lo faccia in cattiva fede. Lo fa secondo me perché il suo comunque è un articolo, diciamo, un po’ ideologico (se mi si passa il termine): l’importante è dimostrare che Mussolini a Roma queste cose non le faceva, anzi. Certo Angelo cita l’EUR. E chi può mettere in dubbio che non sia comunque una cosa ben fatta? Può piacere oppure no l’architettura di quel progetto ma indubbiamente non è uno scempio. Ma appunto ci sono cose che Angelo dimentica.

C’è un libro edito da Laterza che si intitola Il mito di Roma. Da Carlo Magno a Mussolini ed è scritto da Andrea Giardina e André Vauchez. In questo libro appunto si parla del mito di Roma attraverso i secoli. E cita queste parole di Mussolini del 1925 rivolte al governatore di Roma, parole che ispireranno il piano regolato del 1931: «Voi continuerete a liberare il tronco della grande quercia da tutto ciò che ancora l’aduggia. Farete largo attorno all’Augusteo, al teatro Marcello, al Campidoglio, al Pantheon. Tutto ciò che vi crebbe attorno nei secoli della decadenza, deve scomparire […] I monumenti millenari della nostra storia devono giganteggiare nella necessaria solitudine». Gli autori del testo continuano: «Ciò significava sventrare, abbattere, aprire slarghi e arterie di scorrimento laddove prima erano edifici medievali, rinascimentali e barocchi, chiese, vicoli e piazze che componevano uno straordinario paesaggio urbano in cui convivevano le culture e le forme di molte epoche. Ma furono ridotte in polvere anche preziose e ingenti memorie della Roma antica (clamoroso fu il caso della collina della Velia, rasa al suolo, o quello della Meta sudans), se erano di ostacolo agli effetti scenografici […] Questa operazione ha avuto una grande importanza nel delineare una falsa immagine fisica e sociale della Roma antica […] Chi avesse letto gli scrittori della prima età imperiale, avrebbe infatti visto una Roma ben diversa: animata da una brulicante mescolanza di voci e di movimenti, di attività pubbliche e private, una città colorata che poteva ricordare, per taluni aspetti, la vivacità dei suk arabi […] Anche sotto questo profilo, il caso di quella che sarebbe stata chiamata via dell’Impero è esemplare. Aperta sullo spazio lasciato vuoto dalla demolizione di un intero quartiere medievale e moderno…».

Quel quartiere distrutto si chiamava Borgo Alessandrino. E gli fu fatto spazio per far splendere nella solitudine il Colosseo ed arrivare grazie alla via delle cerimonie religiose dell’Impero, cioè via dei Fori Imperiali, a piazza Venezia. E si inseriva appunto vicino al Vittoriano, che a Roma ha pochissimi estimatori (e io di certo non sono uno di questi). Per non parlare della demolizione della Spina del Rione Borgo, per far posto a via della Concilazione, ideata e cominciata da Mussolini stesso. Adesso, per inciso, lo spirito de Il Fondo e anche il mio non è quello di demonizzare tutto. Però le cose quando bisogna dirle bisogna dirle. Caro Angelo, mica può essere tutto bello quello che ha fatto Mussolini.

In fin dei conti questo pensava egli stesso: «Roma, città parassitaria di affittacamere, di lustrascarpe, di prostitute, di preti e burocrati, Roma – città senza proletariato degno di questo nome – non è il centro della vita politica nazionale, ma sebbene il centro e il focolare d’infezione della vita politica nazionale […] Basta, dunque, con lo stupido pregiudizio unitario per cui tutto, tutto, tutto dev’essere concentrato in Roma: in questa enorme città-vampiro che succhia il miglior sangue della nazione».

Peccato che anche lui come i Savoia (che ne distrussero per primi l’assetto storico), come la DC e come la giunta Rutelli-Veltroni abbiano succhiato loro il sangue da questa città. Distruggendola e facendone quella che è oggi, una città quasi impossibile da vivere, dove la speculazione è all’ordine del giorno, dove la gente muore di rate e di affitti. E Alemanno che farà? Lo vedremo. Per adesso ci basta vedere dove la sua compare Polverini ha piazzato Roberto Carlino

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