Compagno Fini, torniamo a parlare di politica…

Angela Azzaro

Credo che qualsiasi cittadino garantista non possa che rimanere, se non indignato, perlomeno basito davanti agli opposti estremismi di Repubblica e del Giornale sul caso Fini e l’affaire Montecarlo. Il secondo, cioè il quotidiano di Feltri, occupato a gettar fango non per amore della verità o del giornalismo, ma per favorire il proprio padrone; il primo, cioè il giornale del padrone Debenedetti (potente editorialmente quanto Berlsuconi), questa volta addirittura schierato contro chi getta fango, dopo averne gettato a man bassa contro il premier, pensando di vincerlo non con armi proprie, quelle politiche, ma con armi improprie, quelle giustizialiste. Le stesse che oggi vengono usate contro il presidente della Camera, nel tentativo di delegittimare il suo percorso politico.

Da qui nasce lo sbigottimento di chi non ama le vie populiste alla presa del potere: ma questo sbigottimento o fastidio andrebbe provato non solo oggi, per un personaggio sicuramente di levatura come Fini, ma anche prima quando “il fango” travolgeva personaggi poco amabili e molto vicini a Berlusconi, ma che meritavano – come tutti – la possibilità di difendersi, magari davanti ai giudici invece che di fronte al tribunale mediatico, prima di essere travolti.

Sarà la magistratura, come ha detto lo stesso Fini, a chiarire le eventuali responsabilità del presidente della Camera, la cui autodifesa risulta comunque convincente, prima di tutto dal punto di vista etico. Ma forse questa chance, l’avremmo dovuta offrire anche a personaggi più scomodi, se non fosse che oggi lo scontro politico si è ridotto, non più a una battaglia delle idee, ma a una verifica delle fedine penali e dei curricula familiari (non si capisce perché infatti Fini dovrebbe rispondere, come da lui giustamente sottolineato, del fratello della compagna…).

E’ per questa ragione, la stessa che mi porta in questa vicenda a difendere Fini, che avrei preferito che la rottura della parte migliore degli ex An con Berlusconi fosse avvenuta non sui temi della legalità, ma su altri temi scomodi come migrazione, laicità, diritti.

Anticipo subito due possibili obiezioni. La prima: se Fini avesse rotto su questi temi non avrebbe ricevuto il consenso di queste ore, da parte della sinistra e della destra. Vero. Ma è anche vero che lo sforzo più interessante fatto in questi anni dai finiani, soprattutto grazie a Il Secolo e a Fare Futuro, sia stato puntare proprio sui diritti. Una destra moderna e libertaria non può prescindere da questo passaggio di apertura. Così facendo Futuro e Libertà verrebbe penalizzato alle urne? Forse. Però, questo è sicuro, alla lunga contribuirebbe a costruire un Paese migliore e una politica migliore. E forse questo gli italiani, per quanto in crisi e stufi, alla lunga potrebbero arrivare a capirlo approvando il percorso che porti, anche a destra, verso un allargamento della cittadinanza.

La seconda possibile obiezione è la più cattiva, ma anche la più vera: perché chiedere alla destra, quello che non è in grado di fare la sinistra? Essendo io di sinistra, non posso che fare i conti con questa pesante contraddizione di una sinistra che ha perso la bussola. Ma resto comunque convinta che solo uno sforzo di entrambi i rami del Parlamento possa portare ad approvare quelle importanti riforme di civiltà che il Paese (anche se non la massa degli italiani) attende da tempo.

Per questo continuo a guardare con grande interesse a Fini e ai finiani convinta che presto ritorneranno a parlare di diritti per gay, lesbiche, trans, di diritti per i migranti, di laicità, di uguaglianza. Il che vuol dire riprendere a parlare di politica, quella che – in un impazzimento generalizzato – sembra essere scomparsa proprio quando si discute di governo, parlamento ed elezioni.

Ps. Naturalmente non si capisce come  l’apertura di Futuro e Libertà possa avvenire se Fini si dovesse alleare con Casini e Rutelli, i due politici più clericali e bigotti dell’attuale panorama partitico…

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