Sul bene, sul male. Sui valori dell’ “anti”

Costantino Corsini

La memoria fa brutti scherzi. Non solo per invecchiamento o demenza ma anche in condizioni fisiologiche la nostra psiche ci fa ricordare solo le cose che ci interessano e secondo una nostra personale interpretazione. Nessuno si può chiamare fuori, neppure quella che impropriamente chiamiamo “classe politica”. Anzi in alcuni casi anche la buona fede dovrebbe essere messa in dubbio.

Correva l’anno 1992, il paese era sconvolto dall’aver scoperto che anche nel Bengodi esisteva la corruzione, di Berlusconi ancora si sapeva poco o niente, le procure si interessavano ad altri. Padre Bartolomeo Sorge promuoveva quella che poi sarebbe stata poi definita la “primavera di Palermo”. Nasceva alla politica (provenendo dalla DC), Leoluca Orlando. Sono passati quasi 20 anni, dove è adesso l’allora sindaco di Palermo? Fa il braccio destro dell’Italia dei valori, il partito immagine di Di Pietro che fustiga la corruzione ed il malaffare.

Dove stanno quindi i vizi della memoria? Prendiamo uno dei testi programmatici di padre Sorge: L’Italia che verrà ( 1992 ed. Piemme). Una considerazione viene esposta con grande lucidità: la corruzione non è patrimonio di un determinato partito o di una determinata classe ma è una caratteristica che ormai permea il popolo italiano. I gesuitì – si sa – sono sempre stati dei pensieri liberi. Infatti il concetto del male insito in ogni individuo era concezione tipica della cultura greco-romana. Poi è arrivata la cultura giudaico-cristiana che ha cominciato ad identificare la Divinità come entità totalmente disgiunta dall’uomo, il bene era un fatto assoluto e quindi anche il male si personalizzava. Insomma: i dèmoni lasciavano posto al demonio.

Soltanto con la nascita della psicologia del profondo si è scoperto ( o meglio, riscoperto) che l’uomo si porta dietro un bagaglio non solo di luce ma anche di ombre. Per essere corretti, Jung , Graddeck ed un Freud più maturo non hanno fatto altro che trascrivere in scienza medica quello che autori come Conrad o Dostoevskij avevano descritto in letteratura.

Per spostarci in tempi attuali mi piace citare il bellissimo testo di Robert Simon “i buoni lo sognano i cattivi lo fanno”.  Non esistono solo la luce ed il buio ma anche zone d’ombra che ognuno possiede e che mina dall’interno. Il male non nasce dal pensiero ma dalla incapacità di percepire ciò che può essere trasformato in azione e ciò che è bene rimanga pensiero. La cultura greco-romana utilizzava la disciplina, l’educazione al possesso di una serie di regole morali e sociali non necessariamente sancite da legge dello stato. Oggi, al contrario, il fattore limitante è il codice penale. Ma quando accade che l’immagine di sé come individuo sconfini nell’individualismo in bene assoluto resta solo quello della persona disgiunto dal contesto sociale. La stigma non sopraggiunge  per una propria vergogna ma per l’essere stati scoperti. La legge è, sì, un fatto limitante ma l’ignoranza, la presunzione la vanità portano a ritenersi al di sopra di ogni possibile sospetto. Ecco la ragione per cui anche la classe politica odierna incorre negli stessi peccati della prima repubblica. Perché abbiamo sostituito degli uomini ma non la coscienza collettiva.

Parole come onore, rispetto, fedeltà sono solo slogan elettorali ma non sono sentiti dai più se non come una convenzione sociale piuttosto che valori fondamentali. Ecco anche perché il nuovo (poco) che ha sostituito la vecchia classe dirigente ha finito per esserne la fotocopia. L’atteggiamento manicheo in cui “da una parte i buoni (ovviamente io)  e dall’altra i cattivi (chi non è con me) non comporta un miglioramento né sociale né della classe politica. Il rifiutare la presenza dell’ombra non fa altro che radicarla sempre di più nel sommerso, renderla meno evidente ma più forte.

Una riprova di ciò sta nell’interesse quasi morboso per la cronaca nera. Quante trasmissioni dedicate ai delitti, quanti scaffali dedicati al crimine nelle librerie. Nella Roma antica i governati mandavano il popolo a godersi spettacoli di gladiatori, nelle arene si consumava il rituale della violenza. Oggi se regali una pistola giocattolo al figlio corri il rischio di ritrovarti al Tribunale dei minori. Tralasciamo generazioni di “libro e moschetto” ma i giovani cresciuti negli anni 50-60 con soldatini e battaglie finte non erano sicuramente più violenti di quelli cresciuti con giochi “politicamente corretti” e che sfasciano tutto dentro e fuori dello stadio. Nutrire i propri demoni vuol dire conoscerli, accettarli ma dominarli. Il controllo avviene attraverso la disciplina, l’esercizio e l’accettazione di quelle che sono regole morali e non solo provenienti dai codici giudiziari.

La saggezza nasce anche dallo studio del mito, che dalla Grecia è proseguito fino ai tempi nostri. Oggi possiamo notare come il tema del vampiro sia estremamente popolare  soprattutto tra i giovani. Serie televisive, libri, film, persino videogiochi. Ma  che cos’è il vampiro se non la personificazione del lato oscuro di una persona. Come viene distrutto il vampiro, quando si espone alla luce del solo. Quando il sommerso diventa consapevole. Ed allora permettetemi di concludere con un invito bipartisan alla classe politica. Smettetela di gridare alla disonestà altrui, pensate invece di promuovere la virtù di un popolo non rimbecillendolo con falsi idoli del consumismo o blandendolo nelle proprie peggiori ambizioni. Ritornate ad una concezione dello Stato Etico e non ad un condominio da amministrare composto da inquilini rissosi pronti a fare la cresta sulle spese. Certo questa cosa vi risulterà difficile in una società costruita sui valori “dell’anti”.

.

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks