L’Islam il velo e i divieti

Omar Camiletti

Il 13 luglio si è riunito il Comitato per l’Islam.  Alcuni giornali ci hanno fatto sapere che  ha emesso parere favorevole  ad una legge che vieti un abbigliamento femminile di che copra il volto.

Le conclusioni sul velo islamico integrale che ha avuto la pena di elucubrare  il suddetto comitato  saranno, quanto prima, recapitate alla commissione affari costituzionali; naturalmente  con la raccomandazione ai futuri  legislatori di evitare comunque ogni riferimento  all’islam.

Che diamine!  ho pensato, è geniale: un comitato per l’islam che viene convocato,  che discute e che poi afferma di non stare affatto a parlare di islam ma della garanzia di riconoscere le persone è un qualcosa straordinario.

Del resto, in quanto  cultore di sofismi mi sono detto: non poteva  che essere altrimenti – visto il tema stesso della materia, ovvero l’occultarsi.  Non spiega questo forse perche si voglia tenere mascherato  il senso ultimo della proposta di legge?

Già perché la necessità di tale ulteriore sottolineatura del divieto di circolare nascondendo la propria identità,  sembra piuttosto inscriversi nel suo  effetto simbolico. Insomma non tanto perché torme di donne in nero  – e con solo gli occhi scoperti – affollino supermarket, bar, ristoranti,  bus  o metrò e quanto altro di spazio pubblico si riesca ad immaginare ma come misura preventiva.

Le fonti statistiche ci informano che le donne multabili (e da rieducare se farà scuola il testo francese ) nel Bel Paese non raggiungano la cifra di 100 sulle 700 mila musulmane residenti. Quel che deve emergere dall’approvazione di una simile legge  è la rassicurazione del messaggio: nessuno è contro con la libertà religiosa ma bisogna pur vigilare contro il terrorismo degli “islamici”.  Nessuno ce l’ha con l’hejab, il velo islamico, ma bisogna pur far qualcosa contro l’oppressione femminile perpretata sopratutto dai mariti e dai padri musulmani.

Accertata che sia una guerra di simboli – tutti ormai sappiamo l’importanza del simbolico nel funzionamento delle moderne società – non ci resta che stabilire se la cosa è preoccupante o meno.  Come mai però battaglie simboliche a colpi di divieti e mai di diritti concessi?  C’ho riflettuto su: va bene è solo un po’ d’islamofobia  passeggera. Ma poi qualcun altro finisce per pensare:  “che volete che sia proibire il burqa?  mica lo portano in tante …noi  ad esempio nella nostra comunità non lo indossiamo”;  “Non si possono costruire Moschee come Dio comanda, ossia pulite e dignitose? Pazienza ma quanti saranno quelli che andrebbero poi a pregarci? sempre una minoranza e allora?”.

Eppure la teoria asettica del “Colpirne una per educarne cento” comporta delle sensazioni e reminiscenze che lì per lì non mi quadrano.

Mi risulta fastidioso  nei contesti urbani delle metropoli contemporanee e  proprio in quanto musulmano lo sfoggiare il nikab, il velo che lascia scoperti solo gli occhi. Suscita una  dimensione  ghetto,  di chiusura verso gli altri che credo sia la negazione dell’essenza stessa dell’islam,  il velo,  aldilà del mero copricapo,  connota nella donna musulmana la modestia, il non farsi notare nella strada da estranei,  non mostrare la sua bellezza (femminile) – ritenuta non peccaminosa ma una misericordia del Creatore all’umanita – le agevolerebbe nell’evitare un non voluto sguardo “malizioso” maschile, che è altrettanto naturale.

Va da sé che il nikab o il burqa nelle città europee ottiene l’esatto contrario : farsi notare e  repulsioni peggiori.  Del resto le mie idiosincrasie a che delle profonde convinzioni  siano rese vistosamente esteriori  non mi dà tregua.  So che ogni uniforme  è suscettibile di travestimento e viceversa: ogni travestimento necessita di una divisa; quante sono state le donne che si sono messe il burqa per trasmettere in inchieste televisive quale effetto provocavano? E’ stato perfino scritto  che nei paesi arabi la direzione va nel vietare il velo islamico integrale, non è stato però aggiunto che si trattava della direzione di spiagge private, ristoranti e night club!!!

Non sanno forse questi incoscienti che la trasgressione opera proprio perversamente con qualsiasi uniforme anzi perdipiù con quelle più “sacre”?

Qualcuno alla tv pappagalla Sartori, l’onesto Sartori, e ripete che i musulmani  saranno sempre dei diversi,  non si integreranno mai,  sono irriducibili e bisogna sorvergliali uno per uno. Chi lo dice ai ragazzi e alle ragazze di 2° generazione  che qualcuno ci sta odiando e tutti voi non potete farci niente?

Sorprende constatare che chi per prima dovrebbe appartenere alla casa, al partito e ad una cultura della libertà cozza contro quel senso “sacro” dell’individuo, del suo diritto a cercare di essere pienamente se stesso.  “Conosci il tuo padrone”, dicono i saggi musulmani mentre non fanno molto fatica le migliori mentalità europee, musulmane e non, a ri-sentire  in una certa veemenza verbosa  e in una certa andatura,  celata maldestramente  dietro i codicilli e varie pretestuosità  degli azzeccagarbugli  di turno, l’odore insopportabile del totalitarismo, qualsiasi ne sia la marca.

Finale sdrammatizzante: L’Ottava Commissione permanente del Senato, quella che si occupa di lavori pubblici e comunicazione, ha  esaminato a marzo un Disegno di Legge che potrebbe cambiare radicalmente il Codice della strada in materia di sicurezza su due ruote. Una voce di questo DDL prevede per chi va anche su un banale scooter da 15 CV, (insomma, un 125 cc) correttamente l’uso obbligatorio del casco, ma che sia unicamente un integrale. Le donne in burqa si appassioneranno alle moto?

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