Italia. Storie di ordinaria povertà

Alessandro Cavallini

Il costo della vita è sempre più in aumento ma gli stipendi rimangono inesorabilmente invariati. E c’è anche chi, addirittura, approfitta di questo momento difficile del mondo del lavoro per fare offerte al limite dello schiavismo. Una paga mensile di 200 euro, questo è il caso vergognoso segnalato da F.B., un manager che opera nel settore dei trasporti, residente a Conegliano (Tv).

La figlia ventenne, una volta ottenuto il diploma di maturità liceale, ha deciso di mettersi a lavorare anziché proseguire con gli studi universitari, per non aggravare ulteriormente il bilancio familiare. Per questo motivo ha risposto all’annuncio di un’agenzia interinale, con la possibilità di trovare un impiego come commessa in un negozio di abbigliamento intimo nel centro cittadino. La ragazza si è presentata in agenzia assieme ad altre quindici candidate.

Atteso il suo turno, è stata sottoposta ad un lungo colloquio in cui le hanno chiesto di tutto, riconoscendole al termine i requisiti necessari per la figura lavorativa richiesta. La proposta di lavoro è stata però disarmante: un contratto trimestrale con un compenso mensile netto di 200 euro per lavorare sei giorni alla settimana nell’orario di apertura del negozio, meno di quello che molti studenti ricevono come “paghetta” dai genitori per andare al bar o ritrovarsi con gli amici. Le hanno assicurato che dopo i tre mesi di prova le sarebbe stato offerto di continuare con condizioni diverse che l’avrebbero certamente gratificata. La ragazza, giovane ed inesperta ma non per questo stupida, ha ovviamente rifiutato, rispendendo al mittente l’offerta schiavistica.

«È tornata a casa piangente e disperata – racconta il padre – e mi chiedo se la flessibilità nel mercato del lavoro, che può essere una opportunità o una necessità, debba arrivare a produrre questi mostri, vanificando i sogni di tanti giovani». Purtroppo casi come questi sono sempre più frequenti, per i ragazzi alla ricerca della prima occupazione.

Prendiamo anche il caso di G.B., un’altra giovane di vent’anni, che ha conseguito il diploma di geometra con il massimo dei voti, ma non ha trovato posto in uno studio professionale, pur senza pretendere alcun compenso, per fare praticantato e potersi iscrivere all’albo professionale. Per raggranellare qualcosa, si arrangia distribuendo materiale pubblicitario di un grande magazzino. Ma di tutto questo probabilmente il ministro Brunetta non se n’è accorto, dato che continua a sostenere che i giovani italiani sono dei bamboccioni e che, raggiunta la maggiore età, dovrebbero andarsene di casa. “Ma mi facci il piacere!”, direbbe il buon vecchio Totò.

Alessandro Cavallini.

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