Glaxo. Salvi 462 posti di lavoro

Alessandro Cavallini

Alla fine è stato trovato l’accordo ed il posto di lavoro dei 462 ricercatori della Glaxo è salvo. Giovedì scorso la multinazionale americana ha firmato, presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, la cessione definitiva all’azienda, sempre americana, Aptuit. L’accordo – che ha visto il coinvolgimento anche dei ministeri dell’Economia, dello Sviluppo economico, della Salute e della Ricerca, oltre che della Regione Veneto – è stato firmato da tutti i sindacati di categoria della chimica: Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil e Ugl chimici, assieme ai rappresentanti della Confindustria.

Ricordiamo che il 4 febbraio scorso la Glaxo aveva annunciato la decisione di chiudere il Centro di Verona (insieme con altri 4 tra Gran Bretagna e Nord America) ma il 28 maggio era stato firmato un accordo preliminare tra le due aziende.

Nel verbale relativo alla cessione del ramo di azienda è stato scritto che «la soluzione individuata» viene ritenuta «rispettosa dei principi di tutela dell’occupazione, delle professionalità e della sostenibilità economica dell’iniziativa e, per questo, idonea a risolvere positivamente la vertenza in atto», riconoscendo l’attrattività del Paese. Da parte sua Glaxo «conferma l’impegno a sostenere l’avvio della nuova iniziativa e a proseguire le attività in Italia anche con riferimento alla ricerca clinica e allo sviluppo degli insediamenti produttivi presenti». La Aptuit inoltre «esprime soddisfazione per l’acquisizione strategica e si impegna ad operare in un quadro di effettiva collaborazione con tutte le parti interessate e di relazioni positive con i collaboratori», ponendo «particolare attenzione alla qualificazione del piano industriale» anche in rapporto con «le principali Università oltre che con il ministero della Ricerca».

I sindacati, da parte loro, chiedono che «il governo guidi una azione di costante monitoraggio, con particolare attenzione alla salvaguardia dell’occupazione e delle professionalità e, di conseguenza, della effettiva implementazione del piano industriale di Aptuit».

Una cosa però è certa: i ricercatori non dovranno più trovarsi un nuovo posto di lavoro. Rimangono però sempre incognite sul futuro dato che, di norma, le multinazionali non offrono molte garanzie per gli anni a venire, soprattutto in assenza dei profitti da loro auspicati. Ma su questo, purtroppo, i lavoratori in Italia non hanno alcun potere contrattuale.

Alessandro Cavall.

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