Bordin e Piroso via. Quando vince il potere

Virginia Spada

In un periodo in cui tutti invocano e difendono la libertà di stampa senza essere veramente liberi, la mattina era una bella consolazione poter sentire la rassegna stampa fatta da Massimo Bordin, un giornalista davvero libero, autonomo. A tal punto libero e autonomo da diventare scomodo anche per un libertario (o sedicente tale) come Marco Pannella.

I due hanno rotto, e lo hanno fanno in diretta radio. Il primo scontro era avvenuto un paio di mesi fa. Insulti e parolacce, poi una lettera di dimissioni di Bordin, a cui nessuno ha dato ufficialmente risposta. Fino a sabato scorso, quando il teatrino si ripete e Bordin non nasconde il suo fastidio per l’autoritarismo del padre padrone, tanto da far riferimento a Crono, il dio Greco che si mangia i figli, accusa che ripetutamente viene mossa a Pannella. Il leader radicale non gradisce il rifermento e urla ancora di più.

La parola fine non è stata pronunciata, ma ormai si parla già del direttore che dovrebbe sostituire Bordin, tra i vari nomi si fa quello di Marco Cappato, che non solo non ha smentito la notizia ma pare molto interessato. Bordin troverà molto probabilmente un’altra collocazione, spiace quindi soprattutto lo spettacolo offerto da Pannella e dai Radicali, ormai sempre più schiacciati sui due leader. A Panella è infatti scappato detto rivolto a Bordin: «Ormai sei più famoso di me e di Emma».

Ma non è questo l’unico cambio che si è recentemente consumato nei media italiani. Enrico Mentana ha sostituito Antonello Piroso alla guida dell’informazione di La7. Non solo quindi il Tg, ma anche Omnibus. Piroso ha fatto in questi anni un ottimo lavoro, cercando di mantenere un punto di vista critico e distante dalle varie fazioni e  gruppi editoriali. Un’autonomia che non ha pagato. Pare infatti che dietro la nomina di Mentana ci siano le pressioni di De Benedetti, cioè del gruppo Espresso-Repubblica.

Se fosse avvenuto il contrario, cioè se al posto di Mentana fosse subentrato Piroso, si sarebbe gridato allo scandalo e si sarebbe detto e scritto che era l’ennesimo attaccato alla libertà di stampa. Davanti alla defenestrazione di Piroso  tutti stanno zitti, come se fosse una normale alternanza. Invece, tanto normale non è e, come sempre, nasconde il prevalere di un gruppo di potere su un altro.

Mentana è sicuramente un bravo giornalista, ma bravo non sempre fa rima con libero o particolarmente libero. Per anni, dopo il passaggio dalla Rai a Mediaset, è stato l’emblema della tv berlusconiana. Poi con quella storia ha rotto, prima forse idealmente e, successivamente, di fatto. L’occasione è stata circa un anno e mezzo fa la morte di Eluana Englaro. Mentana si dimise come direttore di rete da Canale5 perché non vollero sospendere il Grande Fratello e lasciare il posto a uno speciale di Matrix sul caso del giorno.

Da molti quel gesto fu interpretato come un atto di autonomia e di difesa della buona informazione, mentre fu solo un espediente fondato su una mistificazione: come si può infatti pensare che una puntata di Matrix fatta apposta per speculare sul caso Englaro sia da difendere o da portare a modello?

Mentana, suo malgrado, racconta molto di come si siano ridotte oggi l’informazione e  la sinistra. Se uno come lui è diventato il paladino della libertà e dell’antiberlusconismo vuol dire che sono proprio messe male.

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