Chiesa, pedofilia e altri abusi

Umberto Bianchi

A guardare bene i principali quotidiani di questi giorni, sembra un po’ di stare lì a compiere l’antico giochino della margherita: abuso o non abuso? Non c’è giorno che passi che le cronache dei nostri quotidiani non diano sempre più spazio e rilevanza alla segnalazione di abusi sessuali verificatisi qui e lì nelle varie sedi episcopali del mondo. Irlanda, USA, Norvegia, Germania e chissà quanti altri paesi, sembrano esser stati toccati dal vergognoso fenomeno dell’abuso sessuale su minori esercitato da ministri di culto cattolico. Il tutto aggravato dalla reticenza dei vari responsabili territoriali ecclesiastici che, sin troppe volte, non hanno agito a dovere, denunciando e scacciando i responsabili di questi infami misfatti, nel nome di una strategia il più delle volte tendente a rimuovere un gravissimo problema, che invece andava affrontato con piglio più deciso.

Che il problema esista, e sia pure di un’inaudita gravità, è assolutamente fuor di dubbio, però ci si permetta qualche dubbio sulla conduzione dell’intera vicenda, specialmente quando a sparare certe accuse sono quotidiani come il New York Times ed altri, tutti notoriamente legati alle lobby mondialiste. Andrebbe qui sottolineato che il vergognoso fenomeno degli abusi sui minori non è solo esclusivo retaggio di ambienti cattolici, ma anche di tanti ed altri disparati ambiti umani, religiosi, politici e sociali. La stampa filo sionista ora latra e urla allo scandalo, perché qualche prelato non proprio di primo pelo ha parlato di “complotto sionista” nei riguardi dell’intera vicenda. Un fatto è certo: non era una novità che tra le mura di seminari, scuole ed altri ambienti cattolici si verificassero certi eventi, però nessuno ci toglie dalla mente che per un motivo a noi ancora sconosciuto, quelli tra i poteri forti che si rifanno a certe centrali, abbiano deciso di farla finita con la Chiesa cattolica, o quanto meno, abbiano impresso un’improvviso moto di accelerazione ad un antico e mai sopito conflitto tra poteri occulti.

Sono duemila anni che la Chiesa cattolica riesce sempre a passare più o meno indenne con momenti di alterna fortuna. Ora, andrebbe ricordato che le grandi religioni hanno generalmente una durata fisiologica media, che potremmo ravvisare in due-tremila o anche più anni. Considerando che la Modernità ha impresso un processo d’accelerazione a tutti gli aspetti della vita umana, non vediamo perché non possa aver dato un’ulteriore spinta ad un processo, nell’ambito religioso, già di per sé fisiologico. Che poi le grandi religioni monoteiste, siano da sempre state connotate da un atteggiamento più rigido nei riguardi della sessualità è cosa risaputa, ma il caso cattolico rappresenta una particolare eccezione.

Il celibato ha da sempre rappresentato il punto di forza di un’organizzazione strutturata, a partire dal Concilio di Trento, in modo tale da avere un clero ancor più irreggimentato ed inquadrato perché non distratto da alcun motivo quale quello rappresentato dalla famiglia o da un qualsivoglia affetto. E questo già dimostra la disumanità e l’ipocrisia di un’organizzazione quale quella cattolica, lontana anni luce da un concetto quale quello di amore, tanto strombazzato ai quattro venti, quanto poi clamorosamente disatteso, con l’imposizione del celibato ecclesiastico.

Questo è, quindi, lo scenario in cui si inquadra la squallida vicenda della pederastia nell’ambito del clero cattolico e che ci mostra un’organizzazione sempre meno in grado di rappresentare un valido riferimento spirituale a conforto di coloro che, nella religione, vanno tuttora cercando un valido punto d’appoggio spirituale. Allo stesso tempo, però, non si può e non si deve dimenticare che la fede cattolica è tuttora appannaggio spirituale e punto di riferimento per oltre un miliardo e passa di individui sul nostro pianeta, senza dimenticare che essa è tuttora il credo maggioritario in Italia. La soluzione non può quindi passare attraverso la criminalizzazione di una fede, né attraverso l’esasperato ateismo laicista di certi personaggi alla Onfray o alla Odifreddi che vedono nella religione tout court un male, bensì nel ripensare il ruolo e la conseguente strutturazione dell’organizzazione ecclesiale, nel suo rapporto con lo Stato e la Comunità che esso rappresenta.

Personalmente ritengo che la formula di cavouriana memoria “libera chiesa in libero Stato” sia oggidì sempre più inattuale e controcorrente rispetto allo spirito dei tempi che viviamo. In un mondo sempre più massificato, determinati credi religiosi assumono anch’essi alla dimensione di vere e proprie multinazionali della fede, con una propria e ramificata organizzazione intercontinentale strutturata a più livelli, rispondente ad un assett management, in grado di programmare, organizzare e sviluppare un’azione a livello globale, mirata ad obiettivi di lungo respiro.

Questo modo di agire ha permesso la realizzazione di forme di potere occulto, troppo spesso in conflitto con i singoli interessi degli stati e dei popoli che li abitano, rendendole protagoniste di comportamenti o atteggiamenti fuori dalla possibilità di qualsiasi controllo, come appunto da troppo tempo oramai si verifica con il caso della pedofilia. Un approccio sicuramente valido, potrebbe essere quello della nazionalizzazione dell’organizzazione ecclesiale, sulla falsariga di quanto oggidì avviene nella Repubblica Popolare Cinese o in molti paesi islamici, ove tali organizzazioni sono sottoposte ad un rigido controllo dello Stato, sia per quanto riguarda la formazione che la nomina dei massimi responsabili degli appartenenti al locale clero, sia per quanto riguarda la gestione di immensi patrimoni, altrimenti esenti da tasse e perciò stesso improduttivi.

Tra i primi obiettivi, dovrebbe esservi l’abolizione della vergognosa istituzione del celibato. Ma si sa, quanto qui preconizzato non è realizzabile, se non sostenuto da una più ampia e coordinata visione d’insieme. Per troppo tempo certe persone hanno continuato a spargere miasmi di bigottismo ed ipocrisia sull’intero mondo, nel nome di una concezione malaticcia e mefitica dell’esistenza, in grado di minare alla radice le identità dei popoli contribuendo a portarli al graduale assoggettamento al diktat della tecno-economia. Ecumenismo, solidarismo multirazziale, odio per la sessualità, pedofilia, sono i tanti aspetti di un’unica realtà che trova i propri fondamenti  in quanto poc’anzi accennato. Strano a dirsi, ma il chiarimento dovrebbe esser compiuto in primis in quegli ambienti cosiddetti antagonisti i quali, proprio ora che si stanno manifestando delle vistose crepe nell’edificio catto-mondialista, ne prendono invece le difese in nome di una battaglia di retroguardia a colpi di slogan ipocriti, il più delle volte scanditi senza pensare a ciò che si dice. Aborto, eutanasia, divengono solo slogan vuoti e distorti che invece dovrebbero riportare ad una più seria riflessione sui mali della società. L’aborto non è certo una bella cosa, ma se rappresenta l’extrema ratio attraverso cui evitare un destino di sottosviluppo e marginalità per un nascituro, che ben venga. Neanche l’eutanasia è una bella cosa, ma di fronte ad una fine sicura, segnata da atroci sofferenze, che ben venga. E così via, si potrebbe continuare con altri illuminanti esempi, che ci dovrebbero riportare a quella capacità di operare dei doverosi “distinguo” al momento giusto e che, allo stato attuale, sembra esser ancora ben lontana da certe realtà umane.

In mancanza di un tale chiarimento, quale può essere la via corretta da intraprendere? Occorre ripartire con gradualità, lanciando volta per volta determinati segnali in grado di riattualizzare e rivitalizzare quegli archetipi, quei riferimenti sepolti da millenni nel nostro substrato spirituale e da noi quasi dimenticati. Per questo non è solo pura coincidenza il voler ricordare che in data 21 Aprile, in occasione del Natale di Roma, l’Accademia Romana di Studi Italici (ARSI), ha svolto all’interno del Tempio di Ercole Olivario una manifestazione culturale connotata da tre momenti, un commento sulla fondazione di Roma, una lettura poetica e la rievocazione di un rituale romano. Tutto questo potrebbe a prima vista sembrare “poca cosa”, ma rappresenta invece un passo notevole, almeno dal punto di vista simbolico. Il volersi riconnettere a certe radici tramite determinati atti, rappresenta il primo, vistoso passo in direzione di quel più ampio ed esteso chiarimento, che del cambiamento dovrà costituire il principale propellente.

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