Bondi vs Guzzanti. Anche questa è censura

Angela Azzaro

Vi ricordate la celebre frase andreottiana “i panni sporchi si lavano in famiglia”? Dopo tanti anni ritorna in auge grazie all’azione del governo Berlusconi e del suo ministro della Cultura, il poeta ex comunista poi convinto forza italiota ora piddiellino antifiniano, al secolo Sandro Bondi. Per chi ancora avesse bisogno di dettagli e approfondimenti del suo profilo ricordiamo solo che di recente ha scritto un libro dedicato apparentemente ad Adriano Olivetti, recensito anche da Il Fondo [LEGGI QUI] e alla sua utopia di lavoro umano e non alienante, ma che sotto sotto, o sopra sopra, era l’ennesima apologetica descrizione delle virtù innate ma anche compiutamente storiche del suo capo, unico e indiscutibile.

Veniamo ai fatti. Anzi al fattaccio. Bondi, nelle vesti non di libero cittadino (se così fosse stato poteva scegliere come preferiva) ma di ministro della Cultura (con la C maiuscola) ha pensato bene di non andare a Cannes per protestare contro la scelta del festival di proiettare fuori concorso il film di Sabina Guzzanti, Draquila. Il film, parliamoci chiaro, non è certo una passeggiata, né una commediola di quelle che la dirigenza Rai o Mediaset prediligono per la prima e la seconda serata. E’ invece una dura, ma anche molto documentata, critica sulla ricostruzione dell’Aquila. Insomma è, detto in parole povere, un film contro il su citato Berlusconi.

E’ così che il timido poeta Bondi ha dovuto tirare fuori gli artigli (in realtà, gli artigli non li ha mai fatti indietreggiare, basti vedere in che stato ha ridotto lo stato della cultura italiana) e ha dovuto dire che quel film “offende l’immagine dell’Italia”. E così dicendo ha anche comunicato, con rammarico ha scritto ufficialmente, di non potere andare a Cannes a rappresentare il nostro Paese. Se non vivessimo nei tempi in cui viviamo, potremmo quasi gioire di questa scelta. Credo nessuno, a parte Berlusconi e qualche altro, vorrebbe essere rappresentato dal poeta Bondi seppur in veste (o maschera) di ministro. Ma questa gioia non regge davanti alla censura operata. Perché, gira che ti rigiro, la scelta di Bondi altro non è che una censura.

A rendere ancora più grave una scelta, che avrebbe richiesto una protesta più forte di quella operata dai soliti (e solitari) finiani, si è aggiunta la cronaca di queste ore. Avete presente la cricca indagata per gli appalti sul G8 e l’inchiesta che ha travolto il ministro Claudio Scajola? Beh, pare che dei sospetti siano caduti anche su Bondi, reo di aver favorito la cricca di Anemone in alcuni appalti. Siamo garantisti e quindi non possiamo che applicare anche a questo caso la presunzione di innocenza. Ma certo non possiamo neanche non vedere il legame tra lo sdegno di Bondi contro Guzzanti e l’inchiesta che lo riguarda. Insomma, avremmo preferito che la sua innocenza il ministro l’avesse affermata alla luce del sole anche a Cannes, contestando il film se lo riteneva, ma senza operare una censura indiretta come invece ha fatto.

I casi di censura negli ultimi mesi si sono succeduti con una frequenza preoccupante. Caso Morgan, caso Busi, l’attacco di Berlusconi a Gomorra, ora Bondi contro Guzzanti. E’ vero, come molti dicono, che è tutta pubblicità. Ma questo non può bastare a tranquillizzare le nostre coscienze.

httpv://www.youtube.com/watch?v=W5MxegbDRfk&feature=related
(Sabrina Guzzanti, Draquila, 2010)

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