Basta alla violenza omofoba.

Angela Azzaro e Anna Paola Concia

Gli ennesimi episodi di violenza a Roma nei confronti di un gay, a Milano di una coppia di ragazzi – per fortuna tutti e tre hanno avuto il coraggio di denunciare i loro aggressori – ha riposto il problema di approvare una legge contro l’omofobia.

Prima ancora di entrare nel merito di questa proposta, vorremmo ritornare su un punto che a noi sta molto a cuore: l’omofobia non conosce colore politico. È di destra e di sinistra. Non ci stancheremo mai di dirlo. Ma non basta dirlo se poi questa dichiarazione resta in un angolo e non diventa capacità di analisi e di proposta politica. Molti, anche della nostra area politica, lo pensano e lo dicono ma poi si fermano lì e continuano a pensare che il problema è degli altri. Il colpevole è sempre l’altro, chi la pensa in maniera diversa. La realtà ci dimostra che non è così. Omofobia e transfobia albergano nelle diverse forze politiche e nelle diverse aree politiche e culturali del Paese. L’omofobia anzi spesso non ha colore politico. È, rubando una frase anche abusata ma in questo caso puntuale ad Hanna Arendt, la banalità del male. È un male diffuso, generalizzato, che attraversa una società che fa della diversità il demone da sconfiggere.

Certo, però, è vero che la destra storicamente ha sbandierato, con più facilità,  machismo e virilità come se fossero valori di cui andare fieri, mentre spesso e volentieri si è opposta ai diritti degli omosessuali. Una certa destra, ancora attiva, tace davanti agli episodi di violenza e istiga all’odio.

Ma per fortuna alcuni segnali ci dicono che anche a destra le cose stanno cambiando. Le dichiarazioni della ministra per le Pari opportunità Mara Carfagna, le aperture del presidente della Camera Gianfranco Fini (insieme con Il secolo e con FareFuturo), l’incontro organizzato da CasaPound contro l’omofobia e a favore di una legge sulle coppie di fatto fanno ben sperare. Solo infatti un’azione combinata della sinistra e della destra possono riuscire a fare uscire l’Italia dal ghetto di diritti in cui si trova.

Veniamo alla proposta di una legge che inasprisca i reati di carattere omofobo. Sappiamo che anche su queste pagine è stata spesso mossa l’obiezione che una legge sì fatta non risolva il problema ma diventi parte di una politica sicuritaria che pensa di risolvere tutto con l’inasprimento delle pene. Capiamo il valore di questa osservazione e per questa ragione vogliamo subito rispondere. La legge contro l’omofobia, che – guarda caso è ferma in commissione Giustizia alla Camera – ha un valore soprattutto simbolico, perché riconosce l’aggravante a chi commette un’azione delittuosa in nome dell’odio per la sessualità di una persona. Dice che il legislatore e attraverso di lui il Paese considera quel crimine odioso, intollerabile. Presa di distanza che oggi non è così chiara Non è così forte. Non è assunta come valore dalle istituzioni che ci governano.

Sappiamo che l’approvazione di una legge contro l’omofobia è un primo passo. Che altre battaglie restano da fare, come quella per le coppie di fatto, e più in generale per costruire una società in cui ognuno sia libero di essere quello che è. È una battaglia di lungo corso, a cui non vogliamo certo rinunciare. Intanto diciamo basta alla violenza. Un basta che arrivi a tutti. Proprio a tutti.

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