Perugia. Conflitti politici modello “afghano”

Mario Cecere

Apparentemente respinti dalle urne e scomparsi dal panorama politico nazionale, i “fascisti” e i “comunisti” sembrano invece occupare prestigiose posizioni di potere all’interno delle istituzioni democratiche: si tratta dei “giudici comunisti”, contro cui si scaglia periodicamente il primo ministro, e dei “poliziotti fascisti”, contro cui inveisce la piazza di sinistra.

A Perugia due pattuglie della polizia sarebbero state circondate, la notte di un solito sabato sera, dagli astanti in una piazza gremita del centro storico: ne sono volati insulti, qualche bottiglia e due adesivi appiccicati sul cofano delle auto. Quest’ ultimo particolare appiccicoso sembra avere conferito un tratto ‘politico’ ad una vicenda spiegabile in ben altro modo, e riconducibile ad un purtroppo generalizzato senso di scollamento- e’proprio il caso di dirlo- profondo tra la popolazione e le istituzioni nel proprio complesso.

Prendendo per buona la versione poliziesca circa gli adesivi con la falce e martello azzeccati sulle auto di servizio, verrebbe da chiedere se gli organi inquirenti pensano davvero che si sia trattato di una macchinazione sovversiva orchestrata dai “comunisti” o piuttosto non si tratti dell’ennesimo segnale inquietante che testimonia di un focolaio di conflittualità sotto traccia che investe strati sociali della popolazione, giovanili ma non solo, e di settori istituzionali: moltiplicando gli interventi indiscriminatamente repressivi, orientati quasi esclusivamente contro quella parte della cittadinanza che la sera intende usufruire del centro storico della propria città -invece che disporsi alla visione del “Grande Fratello”- si consegnerà presto la città nelle mani degli spacciatori per svenderla poi ai centri commerciali che gia’ fanno ressa per sostituire i negozi e i locali storici del centro.

Ecco allora prendere forma tangibile, anche a Perugia, il progetto ampliamente collaudato a livello nazionale di centro storico infertile, deprivato della sua funzione essenziale di Oikos, cuore vivente della citta’ e prodigo diffusore della sua indispensabile vitalita': al suo posto la Polis delle banche e degli uffici anonimi – di giorno squallido passeggio di legulei e portaborse, però “vivibile” e commercialmente redditizio, e di sera terra di nessuno e luogo di scontro tra bande di barbari che si contendono metro a metro le strade dello spaccio per rifornire turbe di disperati allo sbando.

Sembra dunque che una ‘pista’ pseudo-politica si  debba comunque trovare, secondo la tipica logica perversa che tende a  prevalere in questi casi, anche per dare il contentino ai benpensanti perugini e al Sap, il sindacato autonomo di polizia: nel corso di un rastrellamento  compiuto a mo’ di risposta dalle forze dell’ordine in centro, la settimana scorsa, decine di persone sono state identificate (trattasi prevalentemente di studenti italiani), e tre ragazzi sono stati infine arrestati da uomini in borghese  per essersi rifiutati, secondo gli accusatori, di fornire le proprie generalita’.

Le versioni rese dagli arrestati e dai poliziotti divergono e il filmato del movimentato arresto, ripreso concitatamente con un telefonino da uno dei presenti, e’ stato sequestrato da un agente.

Il fatto che i primi avessero avuto dei trascorsi presso locali organizzazioni di sinistra  e’ stato giudicato pero’ sufficiente a montare il caso e a fare scattare le manette ai polsi dei tre, mentre tutt’intorno, fino a notte inoltrata, continuavano a svolgersi come di consueto indisturbati tutti quei traffici, davvero ormai intollerabili, che gli abitanti del centro storico di Perugia ben conoscono e che misteriosamente si protraggono da anni senza destare un eguale zelo nei tutori dell’ordine.

Nel clima velenoso e fatto di reciproche accuse e rancori ( dal G8 al caso Sandri, passando per le morti di Cucchi e Uva), le forze dell’ordine italiane risultano al centro di vicende oscure e paiono il bersaglio privilegiato dello sfogo anti-istituzionale e anarcoide di frange giovanili ormai private, dalla logica stessa del capitalismo compiuto, di ogni riferimento simbolico-politico (le ideologie politiche per esempio, ma anche forme forti di riconoscimento comunitario).

Dietro molti sfoghi ebbri e impotenti di questo tipo è però arduo rinvenire rivendicazioni politiche: e’ piu’ facile intravedere un misto di ribellismo dionisiaco e di istinto tribale che si scaglia contro le insegne esteriori di un potere sempre più anonimo.

Nella generica ostilità provata da taluni contro le forze dell’ordine non vi sono i “comunisti”, come patetico risulta chi vorrebbe fare credere che “comunisti” siano i giudici. Allo stesso modo è  ridicolo e falso affermare che i poliziotti siano dal canto loro “fascisti”, come continua a ripetere la giaculatoria tronfia e completamente autolesionista delle sinistre: in Italia si continua ad attribuire l’epiteto di ‘fascista’ o di ‘comunista’ allo scopo di squalificare il proprio avversario, senza bisogno di mostrare argomenti razionali e facendo leva su riflessi meccanici e campanilismi ideologici.

Quasi sempre però si evita accuratamente di accusare qualcuno di essere, per esempio, un “progressista” o un “liberista”: l’ assertore, cioè, di quelle ideologie fondate sull’espansione illimatata dei bisogni, sul libero mercato e sulla massimizzazione del profitto che non solo non hanno garantito la felicità che promettevano, ma che hanno spinto il mondo sull’orlo del baratro di una crisi morale ed economica senza precedenti, di uno stato di guerra permanente e di insicurezza senza uscita – e che stanno solo a denunciarne i tratti di feroce mistificazione ideologica contro cui, curiosamente, sembrano non generarsi ne’ moti di piazza ne’ moniti istituzionali.

Nel 2010, nell’epoca del controllo globale orwelliano instaurato dal NWO, da Guantanamo e dai microchip sottocutanei consentiti dalla riforma sanitaria di Obama, le farse inscenate contro nemici inesistenti o fantasmi del passato continua a rimanere l’attività principe di una piccola nazione provinciale, perennemente attraversata dalle tensioni reali dei propri centri di potere e dilaniata dall’odio inestinguibile della mentalità faziosa arroccata dietro bandierine, stickers, e battaglie immaginarie.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks