Mario Bortoluzzi. Io, ex missino, voto Lega

miro renzaglia

INTERVISTA MARIO BORTOLUZZI

L’intervista che segue è stata pubblicata oggi, 31 marzo, sul Secolo d’Italia.

La redazione

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MARIO BORTOLUZZI
IO, EX MISSINO, HO VOTATO PER LA LEGA

miro renzaglia


La Compagnia dell’Anello, Pensando ad un amico

«Ho votato per trent’anni Msi e, poi, An. Era il mio partito e quel partito adesso non c’è più. Votare per Berlusconi non me la sento proprio. Così ho scelto la realtà che sento meno distante da tutto quello in cui ho sempre creduto e continuo a credere: ho votato Lega». Uno dice Mario Bortoluzzi [nella foto sotto] e viene da sé pensare alla Compagnia dell’Anello, il gruppo storico della nostra area che ci ha cantati i migliori, e per certi versi anche i peggiori, anni della nostra vita di militanza politica.  Pezzi come : “Pensando ad un amico”, “Anni di Porfido”, “Anche se tutti noi no”, restano incisi a colonna sonora fondamentale di chi certe esperienze  le ha vissute per davvero e non per sentito dire. Per chi, come me, crede ci sia uno iato incolmabile fra quelle esperienze e la Lega è stato un colpo di non lieve portata. Così, lo chiamo e gli chiedo:

Dimmi la verità: il tuo è un voto di protesta.

No, niente affatto. E’ un voto convinto. Forse c’è anche un pizzico di protesta: non si possono ripresentare per  la quarta volta alla Regione candidati consiglieri  che hanno cancellato con la loro ignavia la destra dal territorio veneto. Ma, ti ripeto, le motivazioni sono altre…

Non conosco personalmente le vicende politiche a cui fai riferimento ma ricordo bene quando Bossi voleva stanare i fascisti casa per casa.

Chiacchiere. I leghisti tutto sono meno che antifascisti viscerali…Bisogna guardare oltre le frasi ad effetto. E poi, io sono veneto: la prima Liga è nata qui, non in Lombardia.

E che differenza fa?

La Lombardia è una realtà industriale che si concepisce intorno a poche grandi industrie, sostanzialmente una visione del mondo del lavoro di matrice calvinista. Mentre nel Veneto, la produzione è incentrata su un’economia solidale di matrice cattolica. Con tutto quel che segue in termini di rapporti sociali sul territorio.

Sempre liberismo è.

Non commettere anche tu l’errore di considerare una realtà complessa e composita come la Lega, un blocco monolitico. Se dici a Mario Borghezio che è un liberista, a quello gli girano i maroni. E per maroni non intendo l’attuale ministro dell’interno.

Vabbeh, dài… ma come la mettiamo fra il solidarismo cattolico-veneto e l’ostilità verso gli immigrati che la Lega rappresenta?

Altro luogo comune. La città in cui si è raggiunto il miglior grado di integrazione degli immigrati, in termini di casa, lavoro, religione, etc. è Treviso.

Veramente a Treviso il sindaco è Gian Paolo Gobbo, del Pdl… e il prosindaco Gian Carlo Gentilini, eletto in una lista cosiddetta civica che fa capo alla Lega, non brilla certo per favorevole accoglienza dello straniero…

Eppure, i dati di Treviso sono quelli. E non lo dico io: lo dice la Caritas.

Senti, ho come l’impressione che il tuo percorso politico sia una sorta di ritorno all’origine: dalla destra come ideologia nazionale alla lega come radicamento identitario sul territorio.

Non sarebbe stato così se la destra avesse dato ascolto al professor Alessandro Grossato quando, nel 1995, in una assemblea regionale di AN, presente l’attuale presidente della Camera, aveva anticipato che i temi in fermento sul territorio veneto dovevano essere cavalcati dalla neonata Alleanza Nazionale. E che sarebbero stati vincenti. Quel richiamo fu ignorato e i risultati si vedono oggi. Non so se il mio è un ritorno alle origini. Certo è che non mi sento più rappresentato dal Pdl.

Sei federalista?

Da sempre. Come lo era anche Nicola Pasetto. Militante del FdG. Consigliere comunale di Verona dal 1980 al 1992. Eletto deputato nelle file del Msi prima e di Allenaza Nazionale poi, dal 1992 al 1996. Purtroppo, morto giovanissimo in un incidente automobilistico. Con lui, nel 1996,  fui fra gli estensori materiali del Manifesto per il Federalismo Nazionale. Come vedi, non sono io che ho deragliato: sono altri che hanno preso altre vie.

Non ti senti a disagio, adesso, a partecipare a concerti, come hai fatto lunedì a Roma, dove hai suonato in ricordo di Giorgio De Angelis e Peppe Dimitri davanti al tuo “vecchio mondo”, agli ex-ragazzi degli anni Settanta?

Per niente. Ho votato per la Lega allo scopo di non disperdere il voto a favore delle sinistre e perché certi candidati Pdl erano improponibili. Un mio caro amico ex An, ora consigliere della Lega Nord al Comune di Padova, mi ha più volte invitato ad aderire. Ho sempre declinato l’invito perché ognuno ha la sua storia e la mia non è leghista. Resta ancorata alla mia comunità di appartenenza.

Candidati improponibili?

Sì, è un dato importante. La Lega ha presentato candidati attivi e radicati nel territorio, mentre nel Pdl c’era gente al quarto mandato, persone che in tutti questi anni non hanno costruito un radicamento ma solo consolidato posizioni personali, cioè il contrario di quello che dovrebbe fare un uomo politico. È anche di questo, anche della selezione della classe dirigente, che un partito serio dovrebbe occuparsi.

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