L’Italia salvata dagli antiberlusconi?

Simone Migliorato

Camminando ho visto un manifesto che diceva che avrei dovuto votare Tizio. Avrei dovuto votare Tizio perché prometteva il suo impegno nell’ambiente, nella sanità, nel lavoro e nell’antifascismo. Cioè questo personaggio diceva che io lo avrei dovuto votare alle regionali perché se eletto sarebbe stato in prima linea per (e qui faccio degli esempi a me cari): fermare la costruzione di centrali nucleari nel Lazio, fermare gli sprechi nella sanità, creare lavoro nella mia regione. E poi? Quale sarebbe il suo impegno nei confronti dell’antifascismo? E dove è, che cosa è questa cosa contro il Tizio mi dovrebbe difendere?

Mi dovrebbe difendere dalla Polverini? Da donna Assunta che è stata scongelata per le elezioni? Oppure Tizio mi dovrebbe difendere dai berluscones di AN che hanno fatto carriera seguendo gli strappi di Fini, e ora sputano contro il loro ex padrone per seguire il più rassicurante re Berlusconi?

E’ chiaro che è assurdo tutto questo. Ed è preoccupante. Non tanto per il solito discorso che l’opposizione in Italia è talmente allo sbando da poter usare solo l’antifascismo e l’antiberlusconismo come incipit elettorali, ma è ancora più preoccupante perché le opposizioni (proprio loro) parlano ormai il non-linguaggio creato, voluto e immesso nell’etere da Silvio Berlusconi. Colui dal quale loro ci vorrebbero difendere.

Franco Berardi, detto Bifo, 15 anni fa pubblicava il libro Come si cura il nazi, che è stato riedito lo scorso anno dopo la vittoria berlusconiana, con un capitolo finale dedicato proprio al presunto fascismo di re Silvio. Dove smonta appunto questa idea che l’ascesa politica di Berlusconi sia un ritorno del fascismo, ma che appunto sia qualcosa di molto più grave, «qui sta la specificità del totalitarismo mediatico rispetto al fascismo storico: esso non si fonda sulla repressione del dissenso, non si fonda sull’obbligo del silenzio, al contrario si fonda sulla proliferazione della chiacchiera, sull’irrilevanza dell’opinione e del discorso, sulla banalizzazione e la ridicolizzazione del dissenso e in generale del pensiero. Il totalitarismo di oggi non è fondato sulla censura del dissenso ma sul rumore bianco, sul sovraccarico informativo, sulla saturazione dei circuiti dell’attenzione»[1].

Basti pensare al fresco “scandalo” delle liste del Pdl, dove i contendenti usano in continuazione le parole: democrazia, libertà, libertà di espressione, diritto al voto. Qui un personaggio va a mangiarsi un panino perché ha fame e si mette in campo la libertà. Di fare cosa? In Italia, e questo è il grande senso della missione berlusconiana c’è un preciso intento di dispersione del significato delle parole, delle idee, di ciò che accade realmente. In Italia al giorno d’oggi o è tutto comunismo che attenta alla libertà (queste sono le parole di Berlusconi dal 1994) oppure c’è un ritorno al fascismo che attenta sempre alla libertà (e questa è la tesi delle opposizioni). Ma intanto gli spazi di libertà diminuiscono, e viviamo in un paese dove ci sono dei lager (i C.I.E.) e dove una classe dirigente è totalmente gioiosa e impunita. E qui parliamo di qualcosa che supera Tangentopoli, che è più grave di quello che noi vediamo. E allora perché l’unica reazione è quella scritta, antifascismo, sopra un manifesto?

«Ma che cos’è la legge? Effetto di linguaggio che si dissolve quando cambia il senso comune. E nell’arco di tre decenni il senso comune è cambiato perché la macchina mediatica berlusconiana per trent’anni vi ha inoculato sostanze linguistiche perfettamente dosate per produrre il rumore bianco…il comportamento di Silvio Berlusconi è incomprensibile per i conservatori di destra e di sinistra che ragionano della politica secondo i modelli ereditati dalla tradizione. Costoro considerano indispensabile il rispetto del linguaggio ufficiale, e non sanno immaginare altro contesto dell’azione politica che non sia il rispetto della legalità. Ma la forza del medio-popolusimo berlusconiano consiste proprio nella violazione sistematica dei tabù legati all’ufficialità politica e alla legalità..quello che appare insopportabile e provocatorio ai custodi della severità è soprattutto la ridicolizzazione della retorica politica e dei suoi risultati paludati, che Berlusconi opera in maniera sorniona e sistematica…la maggioranza degli elettori italiani sono cresciuti culturalmente come spettatori televisivi nell’era in cui la televisione si è fatta veicolo prioritario dell’informalità, dell’allusione volgare e scollacciata, del linguaggio ambiguo e aggressivo, perciò si sintonizza spontaneamente con il linguaggio che parla Berlusconi, con le parole, con i gesti, ma anche con il disprezzo delle regole in nome di un’energia spontanea che le regole non possono più imbrigliare.»[2]

Silvio Berlusconi ha cambiato completamente il senso delle parole che “tenevano” la politica a livello tradizionale. Infatti utilizzando e travisando il significato di queste parole è riuscito a costruire la sua invincibilità politica, poiché è lui il custode della libertà e della democrazia in Italia. E’ lui a difendere questo paese dall’attacco di qualcosa di oscuro che rischia di compromettere l’ordine. Ed è assurdo che le opposizioni questo cambiamento del linguaggio non l’abbiano compreso, e continuano a sbattere continuamente contro questo muro di gomma continuando ad abbaiare di legalità e di onestà in un paese di persone cresciute nel mondo pubblicitario creato da Berlusconi. Nel momento in cui sto scrivendo metà del popolo italiano sta guardando la televisione, e l’altra metà molto probabilmente sta sognando o discutendo su quello che quella televisione trasmette. Continuare ad abbaiare sul giustizialismo, continuare a chiedere sbigottiti perché nessuno si indigni più è inutile. Perché è la percezione che è totalmente cambiata. E lo stesso appunto vale per l’antifascismo, come vale per Tangentopoli, come vale per la mafia e l’illegalità in generale. Silvio Berlusconi che indossa a L’Aquila il simbolo della brigata partigiana, che “finalmente” partecipa al 25 aprile (su richiesta dell’opposizione) con il suo faccione sorridente dopo il terremoto, è la dimostrazione che anche su questo Berlusconi è intoccabile. E’ entrato nelle case come un partigiano. Possiamo dargli torto?

Ma il problema è tutto qua. O forse no. Perché non sarà la fine del Berlusconi politico il problema, ma lo strascico e le cause che sono  poste nelle intelligenze della nostra nazione. Bisognerebbe creare parole nuove e linguaggi nuovi per rispondere a quelli geneticamente modificati in questi era dominata da questo re. Ma questo le opposizioni sembrano non capirlo…


[1] ,Franco Berardi (Bifo), Come si cura il nazi. Iperliberismo e ossessioni identitarie, Ombre corte/cartografie

[2] vedi nota 1

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