Povero Dr. House: s’è rimbecillito

miro renzaglia

Povero Doctor House: da stupendo antipatico a triste simpaticone. Fino a ieri avremmo detto: finalmente possiamo vedere l’ultima serie che negli Usa ha fatto bancarotta di ascolti. Ma dopo aver visto domenica su Italia1 i primi due episodi il “finalmente” si è trasformato in un sorriso amaro, in una smorfia di delusione appena trattenuta, in un sospiro di chi, nonostante la delusione subita, non riesce ancora a credere che il suo antieroe si sia trasformato. O se preferite: completamente rimbecillito.

Sta di fatto che nella nuova serie Hugh Laurie è solo l’ombra del dottore che ci aveva tenuti svegli nella speranza che la fantasia diventasse realtà e che Gregory House non fosse un’invenzione filmica ma una persona reale che prima o poi avremmo incontrato. Nella prima puntata lo abbiamo infatti ritrovato in una casa di cura per malati psichiatrici, lui malato tra i malati. La storia di per sé era anche prevedibile. Il nostro protagonista resiste, non vuole fidarsi degli altri e quindi non prende le medicine. Poi si arrende, prende le medicine e si innamora. Blahhhh.

Il fastidio nel vederlo è stato doppio. Il personaggio più politicamente scorretto della televisione mondiale che smonta luoghi comuni e cure tradizionali non ha battuto ciglio neanche davanti all’elettrochoc, alle pasticche date a go go, allo psichiatra che ti tratta come un padre.

Ma l’aspetto contenutistico è quasi secondario rispetto all’immagine. Vi ricordate  le immagini chiuse e centripete delle altre serie? La telecamera entrava dentro l’ospedale come se entrasse dentro il corpo. Il vostro corpo. E non usciva quasi mai, costringendovi a fare i conti con le vostre paura più profonde, i vostri incubi. I nostri incubi. Anche quelli inconfessabili. Nelle prime due puntate della nuova serie  l’effetto è l’opposto. Inquadrature luminose, molti esterni, una luce che infastidisce. Ma dove è finito il pessimo del passato? Dove il cinismo? E dove la cattiveria?

La parabola discendente era già iniziata nella quinta serie, quando House aveva iniziato a stare male e ad avere le allucinazioni. Lì si iniziava a capire che qualcosa non andava e che probabilmente la crisi creativa degli autori stava diventano quasi cronica. La conferma è arrivata e non serve a nulla pensare all’alta filosofia del personaggio per consolarsi. I libri, che su di lui sono stati scritti, sono acqua passata. Ora conta il presente e il futuro. Un futuro senza House?

In attesa che la serie continui, possiamo solo sperare che lo stile cambi e si torni al passato. Sarebbe un lutto troppo grande dire addio al vecchio House per fare spazio a  questo vecchio signore che non promette nulla di buono…

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