Pia Kjaersgaard. Una Bossi in salsa danese

Arba

Il recente referendum sui minareti in Svizzera ha portato alcuni commentatori politici a considerare il NO elvetico come un avvenimento legato ad un più grande contesto, una storia che da decenni imperversa in Europa e che parla di immigrazione di massa, ristagno economico e rinascita del fascismo.  Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha definito la decisione popolare svizzera un’espressione di fascismo e razzismo, …dimenticando, indubbiamente nella foga, di essere stato lui stesso ad averne influenzato il risultato, avendo esternato in un comizio con trascinante convinzione la frase: «I minareti sono le baionette dell’Islam». Parole usate poi dal ”Comitato Svizzero contro i minareti” con altrettanta trascinante gratitudine.

La decisione della Svizzera è stata invece citata ed applaudita da Pia Kjaersgaard [nella foto sopra], leader del Partito Popolare Danese, il “Dansk Folkeparti”, che ha proposto una simile consultazione popolare in Danimarca. La capogruppo del Dansk Folkeparti è una signora di 62 anni, bionda, piccola, sorridente, simpatica e …feroce. E’ entrata in politica 30 anni fa con il Partito del Progresso e dopo essersi occupata di assicurazioni e della cura degli anziani. Gli anziani ed i disabili restano ancora un punto fermo della sua politica sociale.

Il programma politico del Dansk Folkeparti comprende anche: una riduzione molto drastica dell’immigrazione, si oppone all’islamizzazione e favorisce l’assimilazione degli immigrati nel tessuto culturale danese. Propone un aumento delle risorse finanziarie per il ministero della Difesa e pene più severe per determinati reati e crimini. Vuole mantenere la Monarchia e la Costituzione e si impegna per l’abolizione della clausola blasfemia e linguaggio dell’odio dal Codice penale danese. Per quanto riguarda la politica estera: un NO secco all’ Euro, sostiene Israele e si oppone all’entrata della Turchia nell’Unione Europea. Critica i regimi dittatoriali e totalitari/comunisti/islamici ed è favorevole all’applicazione di sanzioni contro determinati stati.

Il partito della Kjaersgaard viene spesso definito di ”destra populista” o di ”estrema destra” ed è visto allineato ideologicamente con altri partiti europei di destra ma la politica danese, servendosi di distinzioni classiche, sostiene di essere di centro e, per quanto riguarda il suo programma sociale, si colloca a sinistra del centro. Non capisce neppure come lei possa essere considerata un’ estremista, visto che la maggioranza della popolazione danese condivide la sua politica sull’immigrazione. In un Nord Europa progressista, e con una sinistra che Pia Kjaersgaard definisce lassista, la sua figura politica rappresenta, con vigore e successo, posizioni nazionaliste e nativiste, anti-islamiche e molto frenanti sull’ Unione Europea.

Non considera un’eventuale proibizione dei minareti in contrasto con la libertà di religione. Crede molto semplicemente che i minareti non appartengano ad una società a sfondo cristiano come la Danimarca e li considera un simbolo troppo forte ed ostentato. Un minareto rappresenta per lei la supremazia Islamica, un segno simbolico della conquista dell’Islam. Ma non solo: considera le super moschee come possibili covi di terroristi ed afferma onestamente che l’islam non può essere posto allo stesso livello del cristianesimo. Libertà sì, ma uguaglianza no.

Pia Kjaersgaard ha una base politica molto solida per le sue affermazioni.  Che la Danimarca sia una società con matrice cristiana si legge anche nella sezione 4 della Costituzione danese. La Folkekirke, la Chiesa Evangelica Luterana è la Chiesa ufficiale ed è sostenuta finanziariamente dallo Stato come obbligo costituzionale. La Regina è a capo della Chiesa, che guida tramite il ministro per gli Affari Ecclesistici, il Kirkeminister.
Il parlamento danese, il Folketinget, è l’Autorità legislativa suprema per la Chiesa. Il 90 per cento dei cittadini etnici danesi è membro della Chiesa nazionale danese, anche se nessuno è obbligato ad esserlo. Tutti gli appartenenti alla Chiesa pagano una tassa per le spese connesse allo svolgimento delle funzioni religiose. Ne sono esenti chi non ne fa parte. Ma, in base all’obbligo dello Stato danese di supportare la Chiesa Evagelica Luterana, lo stesso Stato versa la sua parte servendosi delle altre tasse ”normali” ricevute da ogni cittadino e quindi tutti indistintamente contribuiscono al suo sostentamento, non importa la fede religiosa professata.

L’islam resta un problema per il Dansk Folkeparti. Sul loro sito si accenna all’ipocrisia mostrata da alcuni paesi islamici, dopo il referendum svizzero, sottolineando il dato che a nessun ”infedele” è permesso di avvicinarsi alla città santa di Mecca mentre ad ogni islamico è permesso di entrare nella basilica di S. Pietro a Roma. Nomina le persecuzioni dei cristiani in paesi islamici, come Yemen, Sudan o Somalia. Ricorda l’attacco alla libertà di stampa e di espressione, le minacce ed i problemi dopo la pubblicazione sul giornale ”Jyllands Posten” delle vignette satiriche su Maometto di Kurt Westergaard e di altri suoi colleghi, considerate blasfeme dai musulmani di tutto il mondo. Westergaard ed altri illustratori si erano posti come scopo di dimostrare che la società occidentale si era assunta volontariamente dei limiti alla libertà di stampa per paura dell’Islam.

Pia Kjaersgaard vive giorno e notte protetta da bodyguards, per via delle sue opinioni politiche e per aver parlato di intolleranza islamica. Le sue critiche sono rivolte ad un sistema che secondo lei ha permesso un’ immigrazione selvaggia e che non ha considerato l’impatto sociale o finanziario sulla Danimarca. E’ stata indubbiamente la prima politica danese ad aver accennato all’argomento immigrazione e islam. Ha espresso più di una volta che se i socialdemocratici fossero rimasti al potere il suo paese si sarebbe trovato oggi nel caos più completo.

E per chi pensa che Pia Kjaersgaard abbia solo opinioni molto decise e concrete sull’immigrazione o i minareti e non faccia volare i suoi pensieri anche sull’arte: in un’intervista concessa al Süddeutsche Zeitung tedesco, sembra che abbia commentato la celebre Merda d’Artista di Piero Manzoni in questa maniera: «Penso di poter chiaramente asserire che la merda è merda ed una merda in un vasetto di marmellata non è di certo arte».

Sbrigativa e populista? Forse ha solo voluto far intendere che la sua convinzione di mantenere le proprie radici culturali danesi non è un’opzione fra le tante altre, ma una ragione di vita (politica?) che esclude ogni possibile ambiguità. In special modo quando si tratta di stabilire come vanno spartiti i soldi danesi.

.

LOGO

I LIBRI DE “IL FONDO”

Per ulteriori informazioni sui volumi cliccare sulle copertine

fondo

I libri de “Il Fondo”
possono  essere acquistati online
sul sito “ilmiolibro.it

libri_fondo magazine

nella finestra “cerca”
digitare il nome dell’autore o il titolo e seguire le istruzioni

_______________________________________

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks