Io di sinistra messa in crisi da Renata Polverini

Angela Azzaro

renatapolverini_fondo magazineAlla fine Renata Polverini ce la ha fatta. Il balletto dei nomi, iniziato da prima dell’estate, sul candidato del Pdl nel Lazio, ha avuto un esito positivo: Polverini si candida alla guida della Regione. Ma perché sarebbe un risultato positivo?

Renata Polverini, prima segretaria nazionale di una sindacato e prima segretaria dell’Ugl, è una donna che è stata candidata non per fare numero e o in virtù della sua avvenenza, ma perché capace, determinata, in grado di poter vincere visto il consenso che riscuote a destra come a sinistra.

Sono questi i fattori determinanti che la fanno piacere anche a molti e molte dell’altro schieramento, il suo essere donna e il suo essere una donna dalla parte dei diritti.

In questi decenni si sono spesi mari d’inchiostro e di dibattiti televisivi sull’ingresso delle donne nella vita e pubblica, e sul rapporto tra politica e potere maschile. Affermare che la candidatura di Renata Polverini è un bel segnale, non vuol dire appiattirsi sulla logica delle quote. Significa esattamente il contrario: sottolineare un meccanismo per cui una donna capace, come invece spesso accade, non viene estromessa dal ruolo che le spetta, ma viene valorizzata. Polverini alla guida della Regione avrebbe questa valenza dirompente: dire a un’Italia – ancora profondamente maschilista – quale è la direzione di marcia per mettere fine alla discriminazione. E non parlate di pari opportunità. Questa è uguaglianza bell’e buona. «La mia stessa presenza alla guida di un sindacato – ha detto in una recente intervista – è stato un segnale per le altre donne. E’ un segnale di incoraggiamento». Un esempio che ancora prima di cambiare la vita materiale, cambia l’immaginario e il simbolico.

Polverini ha un’altra qualità fondamentale. Essere dalla parte dei diritti. Anzi, per essere più precise dalla parte dei diritti di tutti. E dicendo tutti intendo migranti, donne, lavoratori, cioè tutti coloro spesso vengono esclusi da una cittadinanza piena. Ma credo che la sua battaglia oggi più importante sia quella contro il razzismo. Su questo ha detto parole chiare, inequivocabili che appoggiano in pieno lo sforzo, fatto dai parlamentari vicini a Fini, per ridurre i tempi d’ingresso alla cittadinanza italiana.

E’ per questa ragione che Polverini riscuote tanto successo in una certa sinistra. Tifare per lei, al di là della decisione se votarla o meno, vuol dire essere convinti che un paese migliore si ha anche quando anche lo schieramento avverso è migliore. E per migliore intendo non violento, dialogante, a favore dei diritti e non becero. La sfida di Fini di una “destra” libertaria che guarda alla Germania di Angela Merkel non può che vedere favorevoli anche coloro che la pensano in maniera diversa.

Certo la segretaria dell’Ugl non avrà carta bianca, dovrà vedersela con uno schieramento dove l’ipotesi finiana è in minoranza. L’apertura fatta all’Udc, appena confermata la sua candidatura, va vista in questo senso. Un’apertura ai moderati che in questo momento stanno facendo di tutto per arginare i deliri di onnipotenza del premier a livello nazionale e che, a livello locale, potrebbero essere un valido aiuto per tentare di far quadrare il cerchio sulle questione che a Poverini stanno più a cuore.

Se dovesse vincere, però, la partita non sarà facile. Il rischio è quello che venga tenuta sotto doppio ricatto: da una parte le pressioni dei berluscones, dall’altra la pressione – se dovessero decidere di accettare il suo invito – dell’Udc che su alcune posizioni, come la libertà di scelta della donna rispetto al proprio corpo, si attesta su posizioni decisamente reazionarie.

Il quadro definitivo si capirà subito dopo le feste ed è strettamente legato al piano nazionale. L’ago della bilancia è rappresentato appunto dal partito di Casini, tirato per la giacchetta da una parte e dall’altra. D’Alema lo vuole a tutti i costi con sé (tanto da sacrificare Vendola in Puglia perché osteggiato proprio dall’Udc); Fini e Casini potrebbero invece decidere che pur stando separati per il governo e per eventuali elezioni anticipate, iniziano a costruire alleanze locali che possano costruire un’alternativa al Pdl attuale. Ma c’è anche una terza ipotesi, forse la più auspicabile, che si mescolino completamente le carte e le eventuali elezioni anticipate vedano formarsi schieramenti completamente nuovi.

Qualsiasi cosa accada e in attesa anche di sapere chi sarà il candidato o la candidata del centrosinistra (pare ormai saltato il nome di Zingaretti, attuale presidente della Provincia di provenienza Pd) siamo certe che Polverini non mancherà di confermare il nostro giudizio favorevole. E comunque, anche se prenderà posizioni non condivisibili, almeno possiamo dire di avere davanti una donna intelligente e una politica che non hai mai cavalcato le ondate xenofobe e populiste. E questo, visti i tempi, è un valore aggiunto preziosissimo.

Ed è un valore che mette in crisi un centrosinistra che al momento brancola nel buio, anche perché ancora stordito dalla botta dello scandalo Marrazzo (gestito malissimo e al ribasso da una classe politica moralista). Ha quindi ragione Zoro (quello di tolleranza Zoro che partecipa al programma di Serena Dandini su Rai3) che in suo articolo sul Riformista della scorsa settimana diceva: «Candidano la Polverini: e mo’ so’ c… nostri!».

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