Il Pd scarica Vendola. Io non ci sto

Angela Azzaro

Quando Nichi Vendola decise, quasi cinque anni fa, di partecipare alle primarie del centrosinistra per candidarsi come presidente alle regionali in Puglia, nessuno ci credeva. Allora Vendola militava in Rifondazione comunista, partito che allora era più forte ma sempre minoritario. Invece non solo vinse le primarie, ma vinse pure le elezioni battendo il centrodestra.

Ora che si stanno avvicinando le nuove elezioni il Pd, con cui ha governato, ha deciso una seconda volta di scaricarlo. Ha deciso che non potrà ricandidarsi. Il motivo non è l’inchiesta, ancora in corso sulla giunta regionale, che del resto non vede direttamente coinvolto il presidente della Puglia. Il motivo non è neanche un eventuale giudizio negativo sul suo operato. Il vero motivo è un altro: sono gli accordi tra Pd e Udc per il governo nella Regione e molto probabilmente anche a livello nazionale – un eventuale governo tecnico di cui tanto si vocifera con dentro Udc, Pd (e Fini?).

Il più scatenato oppositore di Vendola, che ha dato vita al nuovo progetto di Sinistra e Libertà, è D’Alema. Si racconta di un infuocato incontro tra i due, durante il quale il leader pd non avrebbe avuto tema di usare minacce e insulti nei confronti dell’esponente di Sinistra e Libertà. La richiesta non  lasciava spazio a mediazioni: levati da mezzo alle scatole. Il dissenso nei confronti di Vendola pare sia effettivamente legato al rapporto tra il Pd e l’Udc, ma con una aggiunta rivelata da Dagospia. L’interesse dell’Udc non è solo frutto di eventuali accordi a livello nazionale, ma nasce anche e soprattutto per l’eventuale controllo dell’acquedotto pugliese da parte di Caltagirone, cioè il suocero di Casini. Vendola  vuole che l’acqua resti bene pubblico, Caltagirone vorrebbe che venisse privatizzata per poter incrementare i suoi affari.

Penso che il caso Vendola abbia assunto una valenza che vada al di là della Puglia. In un momento in cui l’opposizione si dovrebbe rafforzare per tentare di cacciare Berlusconi via politica e non via giudiziaria, che cosa succede? Fa fuori un suo leader in nome di giochini politicisti. Il messaggio che arriva è questo: la sinistra invece di cambiare persegue la stessa strada di sempre, cioè l’autodistruzione. C’è un presidente che ha governato bene, un uomo politico che ci crede,  la sinistra maggioritaria lo fa fuori.

Alcuni notisti politici hanno consigliato a Vendola di cedere sulla Regione e di rilanciare l’accordo a livello nazionale tra Pd e Sinistra e Libertà. Dal punto di vista tattico sarebbe forse giusto. Ma dal punto di vista morale sarebbe l’ennesimo atto di una politica cinica e immorale. Fa quindi bene l’attuale presidente della Regione a non cedere. Lo fa sapendo di perdere, sapendo che quasi sicuramente le urne questa volta non gli daranno ragione. Ma lo fa per rispetto di se stesso e di conseguenza per rispetto di un’idea alta di politica.

Il suo gesto rende il re nudo. Il re è la sinistra, o meglio una parte del Pd (anche perché un’altra parte appoggia Vendola ed è contraria al veto che è stato posto). Il loro no alla ricandidatura del Presidente della Puglia dice no anche a un progetto politico, quello di Sinistra e Libertà, su cui invece avevano detto di voler scommettere per ricostruire un’opposizione ampia, radicale, ma non dogmatica.

Nichi Vendola, la sua scommessa di una sinistra aperta a tutti i conflitti, capace di non essere ideologica ma molto radicale, resta però per me l’unica vera possibilità di uscire da questa crisi.

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