E-20 ’09. Il nostro resoconto

Kerouac fasciobeat1_fondo magazineCari lettori, collaboratori, amici e nemici de il Fondo,

perdonerete se nel numero speciale dedicato agli eventi più significativi del 2009, abbiamo la presunzione di ritagliarci una piccola autocelebrazione: quella che secondo noi ci spetta per il lavoro fatto.

Ad un anno e mezzo dall’inizio dell’attività, possiamo essere soddisfatti dei numeri e delle statistiche che ci avvalorano, ormai, fra i siti di informazione e di approfondimento più frequentati.

Ma non sono tanto o, almeno, non solo i numeri a renderci soddisfatti: i nostri articoli sono spesso ripresi da decine di altri siti, blog, forum… Il che, oltre a moltiplicare per n-volte la possibilità di essere letti e commentati è, soprattutto, la comprova che il nostro è un lavoro che offre spunti di discussione di un qualche interesse.

Che poi, a volte, i contenuti delle nostre proposte diventino bersaglio di critiche  anche aspre, fa parte del gioco al quale abbia deciso di giocare e, pertanto, non ce ne rammarichiamo: non abbiamo scelto la via facile delle certezze autoconsolatorie ma quelle impervie della rimessa in discussione di tutto ciò che la pigrizia del nostro ambiente di riferimento ha dato e dà per intangibile ed acquisito una volte per tutte.

Lo abbiamo detto più volte, a cominciare dal nostro Numero Zero, ma gioverà ricordarlo a quanti o non ci avevano badato o pensavano ad una boutade, scrivevamo:

«Il Fondo, giornalisticamente parlando, è quell’articolo che esprime la linea di una testata su argomenti di fresca attualità. Fedele al pluribus unum, coltivo la speranza che semmai una linea qualsiasi, politica sociale o culturale che sia, debba essere partorita da Il Fondo, essa sia la sintesi dei molti fondi che qui raccoglieremo settimanalmente».

E’ quello che abbiamo fatto e che continueremo a fare: cercare una sintesi anche a costo di mettere in giustapposizione pensieri ed opinioni diametrali e finanche inconciliabili fra loro.

A noi non fa paura la diversità di posizione culturale o politica, fa paura, piuttosto, la negazione del confronto, il rifiuto della dialettica, la disinformazione, il pregiudizio, la chiusura in un dogma (qualunque sia) che pretende di non essere mai messo in discussione…

Non pretendiamo di dare “la linea” a nessuno. Semmai coltiviamo, invece, l’ambizione di far saltare per aria le linee che si sono sempre concluse in un vicolo cieco: quello dell’autoreferenzialità.

E abbiamo un altro motivo per essere soddisfatti del percorso compiuto in questo 2009.

Sempre in quel Numero Zero, scrivevamo:

«Altrettanto logicamente, mi sembra possibile immaginare che questo spazio di lettura e discussione non resti nel sia pur sconfinato regno virtuale ma si diffonda anche per i più solidi canali cartacei dell’editoria classica, con una collana (più altre di poesia, narrativa e saggistica) che ne riprenda il meglio assegnandosi un titolo che apparterrà a “I libri de Il Fondo”. Che sia fondato o no questo sviluppo di immagine, lo dirà il tempo. Ma il progetto esiste e, com’è mia abitudine…»

Beh, è con una qualche, neanche tanto celata e forse nemmeno modesta, soddisfazione che quel nostro proposito delle origini ha trovato realizzazione: “I libri de Il Fondo” sono una realtà: Il fascismo oggettivo di Giovanni Di Martino, Ubiquità del bianco di Pietro Altieri, A spese mie di Miro Renzaglia, sono stati pubblicati proprio nell’autunno di quest’anno agli sgoccioli. Del quarto in cantiere, Kerouac e i fasciobeat, di Roberto Alfatti Appetiti, che vedrà la luce nei primissimi mesi del 2010,  vi abbiamo anticipato la copertina (curata come sempre da Sebastiano Messina) in apertura di articolo.

Ma siccome nessun anno si conclude senza nuovi propositi, vogliamo fare una nuova scommessa: trasformare Il Fondo in una vera testata giornalistica, registrata in tribunale etc… etc…

Quindi, perdonate se si ripete:

«Che sia fondato o no questo sviluppo di immagine, lo dirà il tempo. Ma il progetto esiste e, com’è mia abitudine…».

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I LIBRI DE “IL FONDO”

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