E-20 ’09. Eluana Englaro: libertà di scelta

Angela Azzaro

eluana englaro_fondo magazineNon è un evento e non è propriamente gioioso. Eppure il 9 febbraio, data in cui è stata staccata la spina che teneva artificialmente in vita Eluana, è stato un giorno importante, forse il più importante del 2009. Non penso, in prima battuta, alle grandi opzioni, alla battaglia di civiltà che pure la vicenda di Eluana ha rappresentato per l’Italia. Penso a Beppino Englaro, al suo volto sempre teso in una compassione più grande, la compassione di un padre che per diciassette anni è stato accanto al corpo ormai vegetale della figlia, senza poter decidere cosa fare, senza potere mettere fine al dramma della figlia perché uno Stato e una Chiesa invasivi volevano sostituirsi a lui e al volere di Eluana. Quel giorno Beppino non ha sorriso, non ha gioito, non ha urlato come molti hanno fatto contro di lui dandogli dell’assassino. Ha parlato ancora una volta parole d’amore. Permettere a una persona di vivere o morire come vuole è sempre una scelta d’amore. E’ invece odio obbligare gli altri ad essere come noi pretendiamo.

Englaro poteva scegliere un’altra strada: fare tutto di nascosto, non fare del suo caso un fatto pubblico. Lo ha fatto nella speranza che la discussione riuscisse a far valere un principio molto semplice, ma in Italia impossibile da affermare: l’autodeterminazione delle persone rispetto al proprio corpo. Viviamo invece in un’epoca dove le istituzioni, siano esse politiche, mediche, di polizia, hanno sempre più invaso la sfera individuale. Il caso di Englaro ci restituisce una mappa abbastanza articolata di quel biopotere che Foucault aveva così acutamente teorizzato. Troviamo una scienza e una medicina che se da una parte allungano i tempi di vita dei pazienti dall’altra diventano sempre più invasive e insensibili alla qualità della vita: nel caso di Eluana l’accanimento terapeutico ha impedito che il suo corpo si spegnesse quando anche la mente e la coscienza lasciavano la giovane donna. Ma oggi ci dobbiamo chiedere è questo un vantaggio o è anche il frutto di un potere scientifico che ha dimenticato il senso del limite?

Il contrasto più forte è stato sui cosiddetti valori: da una parte la Chiesa nella sua veste ufficiale, dall’altra un uomo, con le sue debolezze, davanti a una decisione dolorosa. Ma questa contesa sui valori si è presto spostata nelle aule di tribunale. E’ lì che Beppino ha provato a giocare il tutto per tutto. Una sfilza di sentenze che, passando per la Corte d’Appello di Milano, si è risolta con la Cassazione che ha dato il sì definitivo per staccare la spina che teneva in stato vegetativo Eluana.

L’effetto pubblico e positivo della decisione della Cassazione è stato presto reso (quasi) vano della politica italiana. Il parlamento non ha ancora detto il sì definitivo al biotestamento, ma la strada intrapresa è quella di fatto di negare la possibilità ai singoli cittadini di prendere decisioni simili a quella di Eluana. Secondo il legislatore il corpo non è nostro e non lo dobbiamo gestire noi, ma il potere politico e religioso tramite i medici. Si è arrivati all’assurdo che per giustificare questa posizione si è detto che nessuno può obbligare un altro a morire per legge. Ma è una grande fesseria. Quello che si chiede è che davanti a eventi così tragici uno possa, anticipatamente, lasciare delle disposizioni su come intende proseguire la sua permanenza sulla terra. Se Bondi o Giovanardi vogliono lasciare disposizioni per vivere eventualmente in stato vegetativo per cento anni nessuno glielo vieta, ma perché loro dovrebbero vietare a me di non fare lo stesso? Con quale presunzione si arrogano il diritto di impormi la loro scelta?

E qui siano arrivati al punto più alto che la storia di Eluana ci consegna. E’ il punto più alto, secondo me, anche di quella che noi oggi chiamiamo laicità, ma che forse varrebbe la pena indicare con il suo nome originario: libertà. Quando parliamo di scelte personali lo scontro non è sui cosiddetti valori, su una vita tirata per la giacchetta solo quando fa comodo, ma tra coloro – gli integralisti di qualsiasi risma e religione – che vogliono imporre il loro punto di vista a tutti e chi chiede che le scelte personali restino tali e non siano un’imposizione dettata per legge. Provate ad applicare questa regola alle diverse questioni eticamente sensibili, vi renderete conto che solo riconoscendo il diritto del singolo potremmo uscire da questi anni di scontro di civiltà.

Eluana ci racconta tutto questo. Ci dà speranza e ci permette di dire grazie al padre e alla sua famiglia che hanno lottato con tanta dignità. Speriamo che questo grazie, nell’anno che verrà, non venga infangato da una politica sempre più fondamentalista.

.

LOGO

I LIBRI DE “IL FONDO”

Per ulteriori informazioni sui volumi cliccare sulle copertine

fondo

I libri de “Il Fondo”
possono  essere acquistati online
sul sito “ilmiolibro.it

libri_fondo magazine

nella finestra “cerca”
digitare il nome dell’autore o il titolo e seguire le istruzioni

___________________________________________

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks