Caro Fini, ti scrivo anch’io…

Umberto Bianchi

salutoromano_fini_fondo magazineCaro Presidente della Camera,

Le scrivo perché penso sia giunta l’ora di addivenire a quel necessario chiarimento che da molto, troppo tempo oramai penso sia dovuto a quei tanti elettori che con ingenuo entusiasmo le hanno conferito un mandato senza mai interrogarsi su quali sarebbero state le effettive conseguenze di quello che stavano facendo. Sì, perché dopo le sue più recenti esternazioni, spesso proferite in polemica con i membri della stessa coalizione di governo di cui Lei fa parte, questa domanda si è fatta pressante, ansiosa, insistente. Vede Presidente, noi riteniamo che non vi sia nulla di male nel voler cambiare  opinione, anzi riteniamo che questo faccia parte di uno di quegli inalienabili diritti che rendono l’uomo più “umanamente uomo” (come direbbe il compianto Lucio Battisti). Cambia il mondo, cambiano le condizioni, gli scenari e, perché no, anche quelle idee, per cui qualcuno può anche ricredersi sulle proprie personalissime visioni del mondo. Quello che in queste scelte non dovrebbe difettare è però la coerenza. Coerenza è uguale a correttezza, quella che appunto si dovrebbe tributare al popolo sovrano che conferisce mandati elettorali in base a determinate aspettative, derivanti  dalla comunitaria condivisione di sentimenti, idee, esperienze, di cui l’eletto dovrebbe farsi portavoce.

Qui e là qualcuno la accusa con veemenza di aver barattato l’eredità politica ed ideale del Fascismo in cambio della classica poltrona. Questo modo di vedere rappresenta, a mio parere, l’inizio di una catena di equivoci che anima determinate aree politiche e di pensiero da troppi anni.

Cominciamo con il dire che quella della continuità tra l’esperienza fascista e l’oramai sepolto MSI è una colossale fola dimostrata, fatti alla mano, dalla totale incompatibilità e discontinuità tra la prima e la seconda esperienza. Tanto innovatore, rivoluzionario e saldamente piantato nella coscienza delle masse il primo, quanto reazionario, confusionario e di nicchia il secondo. E’ vero, il lungo e difficile cinquantennio del dopoguerra vissuto dal nostro paese non consentiva grandissimi spazi di manovra, toccava accontentarsi di quel che passava il convento. Se tra il Fascismo ed il MSI non vi erano grosse compatibilità, ciò non significa che certo elettorato non fosse però animato da una peculiare sensibilità ideale e politica che, comunque sia, avrebbe potuto esser tradotta in un valido populismo dell’età post moderna. Il senso della comunità nazionale, una vaga e confusa, ma presente, idea del sociale come imprescindibile momento  di una collettività nazionale, l’attaccamento ai valori della tradizione, l’idea di un esecutivo forte, se opportunamente attualizzate potevano costituire la miscela iniziale per un progetto politico di lunga durata e coerenza. Invece no, si è preferito la politica dello scatolone incolore, inodore, insapore, buonista ed auto colpevolizzante (per cosa poi non si sa, visto che con il Ventennio non c’entrava nulla…) di AN.

Il male, ripetiamo, non sta nelle scelte, ma nel “come” esse si realizzano. Nulla di male nel voler cambiare, ma per favore niente trucchetti, niente strizzamenti d’occhi con larvati riferimenti ad idee e contenuti del passato, quasi a voler fare intendere che tra quello ed il presente vi sia un invisibile filo di continuità, che invece non c’è. Né tantomeno ci sembra corretto vivere del sostegno politico di una parte di elettorato, che da noi si aspetta un qualcosa che viene invece clamorosamente disatteso alla prima occasione. Così, anche se chi scrive personalmente  aborrisce il nostalgismo, non si può passare dal qualificare  Mussolini quale “il più grande leader del Novecento”, e poco dopo definire il Fascismo come “male assoluto”, né si può, ancor peggio, passare da un atteggiamento di giusta chiusura e diffidenza nei riguardi dell’invasione migratoria e dopo invece auspicare l’avvento di una società all’insegna della brodaglia multietnica, né si dovrebbe osteggiare con tanta insistenza chi, come l’attuale Presidente del consiglio, ha tanto generosamente contribuito allo sdoganamento di quel MSI che sulla scena politica nostrana sino al ’94 contava quanto il due di coppe, oltre a tanti altri esempi ancora.

Troppo spesso, le Sue personalissime opinioni vengono espresse in profonda discordanza con quell’elettorato che invece le ha concesso quella fiducia che poi si traduce in potere e denari a profusione. Riteniamo troppo comodo fare gli “eretici”, campando su equivoci e confusioni sedimentatisi negli anni. Qualunque scelta nella vita perché abbia un qualsivoglia peso e rispetto, abbisogna di un minimo di coerenza. Qualcuno su certi quotidiani si è chiesto se Lei non stia incamminandosi verso l’elettorato “di sinistra”, visto che la maggior parte di quello da cui è stato eletto non si riconosce più nelle sue posizioni.

Il fatto è che oggidì la maggior parte degli italiani, di qualunque posizione essi siano, vedono come fumo negli occhi l’avvento della società-brodaglia, frutto dell’invasione straniera che Lei invece tanto decanta quando parla di “nuovi italiani”. In particolare gli elettori delle periferie, i lavoratori dipendenti, gli operai, votano “obtorto collo” per certa sinistra se non addirittura per quella Lega che, invece, ha finito con l’incarnare quel sano spirito populista, che avrebbe invece dovuto incarnare la “destra” italiota.

Inutile quindi urlare, offendendo con epiteti volgari la maggioranza dei cittadini e dei lavoratori italiani che sempre meno ne vogliono sapere di dover condividere i propri già ridotti spazi vitali con turme di invasori stranieri, lì a toglier loro lavoro, sicurezza, salute, solo per far contenti i padroncini ed i buonisti di turno. In un paese come il nostro società multirazziale significa solo più miseria, più disagio sociale, più violenza, più sporcizia, con il che non si vuole assurgere al ruolo dei cattivacci razzisti, ma semplicemente guardare i fatti per quello che essi sono. La Sua è dunque una posizione inequivocabilmente minoritaria ed ostica alle orecchie dei più.

A questo punto, caro Presidente, un gesto di coraggio darebbe lustro e dignità a scelte e dichiarazioni conclamate ai quattro venti: esca dal PDL sbattendo la porta, fondi un suo movimento, portando appresso i suoi accoliti di “FareFuturo”(e che futuro, poveri noi!) e qualche altro ardimentoso, forse sarete pochi, ma buoni, ma metterete infine alla prova dei fatti le vostre sacrosante convinzioni. La definizione di questa nuova formazione potrebbe essere “multi-etno-trans-lib-lab-buonista” (nota bene, ho appositamente tenuto fuori i gay, perché da recenti sondaggi sembra che una buona fetta di quei cittadini che manifestano orientamenti omosessuali non siano affatto entusiasti della società multietnica, sic!).

Un movimento tutto particolare, conforme all’attuale e multiforme andazzo epocale, multietnico, multi sessuale, multi tutto, in cui ci sia di tutto un po’, come a suo tempo preconizzato dal buon Veltroni. Un movimento che si rispetta dovrebbe avere però i suoi eroi, i suoi ispiratori ideali: le scintillanti immagini di Michael Jackson ed il prorompente trans Brenda potrebbero prendere il posto degli sbiaditi ritratti di quegli anni di piombo oggi così “demodè”. E d’altronde, come non ricordare che anche il buon Michael era nero e poi si fece bianco, un po’ come Lei, inizialmente “nero” e poi gradualmente fattosi di un bianco che più bianco non si può.

E che dire di Brenda? Senza voler arrecare offesa ad alcuno, i transex oggi sono il simbolo e la metafora di quella “identità mutante” oggi tanto in voga presso teorici alla Toni Negri ed altri ancora che della confusione identitaria, della perdita del sé, hanno fatto la bandiera di quella post modernità globale di cui Lei sembra essere un acceso fautore. E allora, tra un “Brenda e Michael Presente!”, tra un cambio di opinione e l’altro, eseguiti a passo di walzer, quasi che si stesse ad una sfilata di moda, la nuova “Destra mutante” troverà la sua naturale collocazione. Ma, come più volte già visto, nulla è più sicuro ed incrollabile a questo mondo e quindi, nel congedarci rispettosamente da Lei, restiamo in curiosa attesa della sua immancabile, prossima “mutazione”.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks