Benny Morris. One state, two states

Arba

Une states two states_fondo magazineLa genesi del conflitto israelo-palestinese e la sua possibile soluzione vengono presentate nell’ultimo libro di Benny Morris: One State, Two States (Yale University Press, 2009) . Ovvero: un ragionevole sblocco dei problemi fra Israele e gli arabi palestinesi potrebbe essere racchiuso nella creazione di uno stato o confederazione giordano-palestinese a fianco di quello israeliano.

Il regno giordano comprenderebbe in quel caso la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, potrebbe accogliere una parte dei profughi palestinesi provenienti da altri Paesi arabi, avrebbe uno sbocco marittimo… Una Giordania allargata che avrebbe anche il compito di poliziotto fra diverse fazioni palestinesi.

Dimenticare quindi le opzioni: uno Stato per due popoli o due Stati per due popoli, ebraico e palestinese? Sì. Bisogna tornare a riconsiderare il “divorzio” giordano dalla Cisgiordania e trattarlo come un incidente di percorso: la pace si raggiunge forse solo con negoziazioni fra Israele/l’Autorità palestinese e la Giordania. Questa è la proposta.

Studiando infatti realisticamente la fase attuale e la storia passata, l’unica logica via potrebbe proprio essere quella della Giordania, intesa come partner e protagonista. Un ritorno alla situazione che esisteva prima della Guerra dei Sei Giorni  e tenendo presente che il 60 per cento della popolazione giordana è palestinese.

Questa è l’essenza del messaggio di Morris nella sua ultima fatica storica e rappresenterebbe una possibile alternativa per la pace. Benny Morris si rifà ad un concetto proposto dai laburisti israeliani negli anni ’70 e ’80, mai adottato ufficialmente dal partito ma accolto positivamente da molti suoi componenti e leader: Israele nei confini pre-’67 ed uno stato arabo, palestinese/giordano, nato da una fusione Cisgiordania/Giordania.

Visione fantasiosa o meno, il libro è come sempre una notevolissima fonte di informazioni sulla storia di Israele. Anche se il sottotitolo -risolvere il conflitto israelo-palestinese- all’inizio del libro, appare ingannevole rispetto al contenuto: la soluzione giordana proposta da Benny Morris si legge solamente nelle ultimissime pagine del libro e necessita una futura elaborazione.

Ma si tratta di un pessimismo storico di Benny Morris o lo storico è semplicemente attuale e concreto?

Uscito nella primavera del 2009, One state,Two States non trasuda di certo ottimismo ma realismo o irrealismo, a seconda delle posizioni politiche o ragioni di stato di chi lo legge. Morris elabora la conclusione alla quale la sua ricerca storica l’ha portato e cioè: il mondo arabo e i palestinesi non vogliono conferire legittimità ad Israele e alla sua presenza in Medio Oriente.

Al momento, sono obbligati ad una forma di accettazione/tolleranza, ma questa è unicamente perchè esiste una consapevolezza della potenza di Israele. Hanno compreso che lo stato israeliano è uno stato forte, difficile da distruggere e con il quale bisogna trattare. Ma, in cuor loro, si oppongono alla sua esistenza. Questo vale per Hamas, che ne predica la distruzione da sempre ma forse anche per Al Fatah.

Il problema principale risiede per Morris nell’atteggiamento della parte araba, alla quale è stata offerta più di una soluzione ma che ha sempre rifiutato, nella pratica, l’attuazione di due stati per due popoli. Gli arabi l’hanno fatto nel ’37, nel ‘47 e nel 2000 da Clinton. Arrivati al tavolo delle trattative hanno dimostrato di non ambire a nessun risultato in merito ed il continuo accenno al ritorno dei profughi palestinesi è solo una scusa per non firmare la pace. Questi fatti hanno risvegliato in Morris il sospetto e poi la certezza che non esisterebbe un desiderio in quella direzione ma unicamente verso prospettive per uno stato arabo e la sparizione di Israele.

Nelle pagine dello storico israeliano i Governi israeliani di destra, la politica degli insediamenti israeliani nei territori sono un problema secondario e di minore impatto rispetto al fondamentale rifiuto arabo di riconoscere Israele e lo stato ebraico.

Considerando le ipotesi che hanno impegnato ogni trattativa: l’idea di uno stato binazionale è stata proposta da una parte e dall’altra e rifiutata a più riprese, anche se fa capolino ciclicamente, e Morris, basandosi sul suo lavoro di storico, non la trova più attuale e tantomeno possibile.

Il libro infatti si apre esponendo l’idea di un unico Stato e seguendone successivamente il percorso dal 1930 ad oggi. Il tutto condito con la certezza che gli ebrei/israeliani sono sempre stati disposti ad una forma di partizione/soluzioni ed invece i palestinesi, nonostante i vari conflitti, crisi e i danni alla loro società, non lo sono mai stati veramente. Alla radice del conflitto c’è appunto l’impossibilità arabo/islamica di considerare legittima la presenza ebraica in Palestina e di non riconoscere i motivi storici e religiosi del popolo ebraico. Un’ insofferenza ed un rifiuto radicati. Tutte le moine politiche e le parole politicamente corrette vengono sparse solo per i creduloni occidentali che non conoscono la storia e neppure la vera situazione e mentalità araba. Mentalità immatura politicamente e culturalmente e che pervade tutta la società palestinese inoltre appesantita dagli effetti della religione islamica nella sua forma più politicizzata ed intransigente. La società israeliana non potrebbe mai accettare uno stato unico con questi ingredienti immessi nella propria democrazia o riuscire a vivere con l’inefficenza e repressione delle società arabe.

A sua volta, il progetto di due stati sembra ormai quasi decaduto e non applicabile. Morris è anche convinto che concessioni israeliane incoraggerebbero gli elementi arabo/islamici più radicalizzati  e fondamentalisti e renderebbero Israele molto vulnerabile, come in precedenza con gli accordi di Oslo e l’uscita dalla Striscia di Gaza.

One state, Two States mostra coscienziosamente le enormi difficoltà nel risolvere il conflitto e proponendo l’opzione Giordania come unica alternativa Morris non fa che confermarlo ancora più violentemente.

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