Perón o Muerte. Socialismo Nacional

Romano Guatta Caldini

Es Montonero, es Pueblo, es el Camino,
Perón o Muerte, Socialismo Nacional

Marcha Montonera


peron_ fondo magazineCorreva l’anno 1938, quando il giovane ufficiale di stato maggiore  argentino, Juan Domingo Perón Sosa venne inviato in Italia per studiare tecniche e organizzazione del corpo degli alpini. Nel ’69, ormai sul viale del tramonto, il generale così rievocò la sua esperienza diretta con il  fascismo italiano: « lì si stava facendo un esperimento. Era il primo socialismo nazionale che appariva nel mondo. Non voglio esaminare i mezzi di esecuzione che potevano essere difettosi. Ma l’ importante era questo: un mondo già diviso in imperialismi e un terzo dissidente che dice: No, né con gli uni né con gli altri, siamo socialisti, ma socialisti nazionali. Era una terza posizione tra il socialismo sovietico e il capitalismo yankee. » (1) Un concetto, questo, che influenzerà, in modo significativo, l’intero corpus politico ed economico del peronismo.

Non sarà, comunque, solo l’idea ad essere adottata ma perfino gli uomini del regime mussoliniano. Primo fra tutti Giuseppe Spinelli, l’ex operaio cremonese divenuto ministro del lavoro durante la Repubblica Sociale Italiana. Quella di Spinelli è una traiettoria politica ed esistenziale comune a tanti uomini che, in fuga dalle rovine dei fascismi europei, dopo la sconfitta militare, riusciranno a dare un senso e una continuità alla propria militanza, grazie a Peron e all’accoglienza riservata loro dai compatrioti d’oltre-oceano. In seguito all’ascesa di Perón alla Casa Rosada, Spinelli, in virtù della sua esperienza nel passato regime e della sua condizione d’immigrato, venne posto a capo del dipartimento dell’immigrazione della Marina Argentina e affiancato al Generale, come consigliere economico in materia di socializzazione e corporativismo, gli assi portanti della politica economica di Peron e del suo governo.

Nonostante l’assimilazione di temi e idee-forza, facilmente riconducibili al fascismo, il peronismo, come ha ricordato il sociologo Gino Germani, si distinse dal regime italiano, in termini di mobilitazione di classe: «La principale differenza del peronismo rispetto al fascismo italiano consistette, a nostro avviso, nella classe da cui furono tratte le masse mobilitate e nel tipo di mobilitazione. La mobilitazione in Argentina fu primaria e la classe mobilitata fu quella inferiore. » (2) Del resto, tale tendenza si riscontra anche nel tipo di politica economica del primo peronismo, una politica di tipo sindacalista ed autogestionaria che traeva la sua forza proprio dalla classe lavoratrice. Lo stesso Perón  dichiarò più volte che la colonna vertebrale del giustizialismo era il movimento operaio: «così come la classe lavoratrice sta sostituendo i rappresentanti dell’individualismo capitalista  all’interno del panorama politico, ugualmente, nel sistema economico,  la classe lavoratrice sta sostituendo le imprese individuali con le cooperative. » (3)

In ragione di ciò, una delle critiche più frequenti mosse alla dottrina peronista, fu quella di ergersi dal capitalismo e camminare verso il comunismo. Una critica che, obiettivamente, non ha fondamento, se non in parte, in base a questioni ben specifiche. Sicuramente, l’obiettivo di Peron era l’edificazione di un socialismo che avesse forti connotazioni nazionali, un socialismo inviso sia al grande capitale statunitense, quanto al moloch marxista di stampo sovietico, tant’è che questo tentativo d’affrancamento, Peron lo pagò a caro prezzo e forse, a suo modo, lo stesso Generale, nel corso degli anni, tradì le idealità primigenie.

Di fatto, comunque, cinque anni prima della sua dipartita, in una celebre intervista rilasciata a Jean Thiriart per  La Nation Europeen, Peron ebbe a dichiarare: « Il giustizialismo è una forma di socialismo, un socialismo nazionale, che risponde alle necessità e alle condizioni di vita dell’Argentina. È naturale che questo socialismo abbia entusiasmato le masse popolari e che in conseguenza di ciò si manifestino le rivendicazioni sociali. Esso ha creato un sistema sociale di fatto totalmente nuovo e totalmente differente dall’antico liberalismo «democratico» che ha dominato il paese e che si era posto, senza alcuna vergogna, al servizio dell’imperialismo yankee. » (4)

Che il favore di operai e contadini, nei confronti di Perón, fosse derivato anche dal fascino e dalla popolarità di Evita è indubbio, certo è, che dal ’46 al ‘55, l’Argentina fu protagonista di un reale cambiamento degli assetti socio-economici, una rivoluzione derivata in gran parte  dall’opera  di Perón e dalla sua concezione di socialismo nazionale. Ancora nel ’72, in un manifesto politico intitolato Tendenza nazionalpopolare del peronismo, si poteva leggere: « il socialismo nazionale  è il progetto entro il quale il popolo argentino esercita un potere decisionale all’interno del governo, delle imprese e delle università (…). Socialismo nazionale significa la forza del parere della comunità, attraverso i consigli della produzione, dei servizi e l’istruzione. È la società sotto il controllo del lavoratore collettivo.(…) E’ l’alleanza tra università e imprese socializzate poste sotto il regime di autogestione. Il socialismo nazionale è, in breve, la piena partecipazione dei  lavoratori. » (5) In due parole: democrazia diretta e socializzazione.

Come tutti i fascismi e quindi gli esperimenti terzo-posizionisti, anche il peronismo ebbe le sue correnti interne; una marcatamente sociale, quando non addirittura socialista e una  più conservatrice. La più interessante, dal punto di vista storiografico, è sicuramente la prima che, in seguito  al golpe e alla destituzione del Generale, darà vita a formazioni rivoluzionarie come Uturuncos, Erp, Far e  Montoneros. Più recentemente, la neo-peronista Cristina Kirchner ha annunciato lo stanziamento di 180 pesos mensili per ogni figlio, sia di lavoratori che di disoccupati. «Le risorse dei lavoratori devono sostenere coloro che purtroppo non hanno lavoro» (6) –  ha dichiarato la presidenza. E chissà che per questo provvedimento, la presidentessa non si sia ricordata delle politiche sociali del ventennio fascista. Forse, almeno in Argentina, ciò che fu l’idea sociale di Mussolini, in piccola parte, magari inconsapevolmente, continua a vivere.

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1.      Sergio Romano – Corriere della Sera,  Peron, un Caudillo tra comunismo e capitalismo
yankee
, 29 giugno 2005
2.      Ibidem
3.      Juan Domingo Perón, Presidencia de la Nación, 1952, pp. 125-126.
4.      Parla Juan Domingo Peròn. Intervista a cura di Jean Thiriart. trad. E Massari  “Aurora”   gennaio ‘97
5.      A. Peña –  Peronismo: de la Reforma a la Revolución, 1972
6.      Alessia Lai – Argentina: la marcia di Cristina, soldi per i figli e una nuova legge elettorale – Rinascita, 30 Ottobre 2009

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