Femminismo. Un confronto…

Azzaro / Rimbotti

Quello che segue è la replica di Luca Leonello Rimbotti all’articolo di Angela Azzaro “Regina Terruzzi. Viva il femminismo, abbasso Rimbotti“, postato su Il Fondo di ieri.

La redazione


michelina_fondo magazineCara Angela Azzaro,

sono contento di rilevare che nella nostra società, così povera di entusiasmi e di idee ferme, si trovi ancora una persona a cui si surriscalda il sangue quando si parla di ideali che la toccano da vicino. Tuttavia, mi lasci dire che Lei oppone alla mia faziosità una faziosità più ancora radicale. Per altro, i suoi toni inadeguati non mi fanno affatto “incazzare”. Ci vuol altro. Ammetterà in ogni caso che siamo due faziosi, e forse su questo terreno comune potremo intenderci.

Ma veniamo a noi. Mi sottopone un caos di questioni, vediamo.

La De Grazia, Lei mi dice. È storica con capacità analitiche, ma aggiungo che non la si può davvero dire priva di preconcetti, come Lei suppone. Al contrario, ne trasuda: ciononostante, non si esime da qualche riconoscimento: sottolineavo la cosa come di particolare significato. Vuol dire che anche una storica schierata non può non riconoscere alcuni risultati ottenuti dal fascismo su certe questioni. Punto e basta. Elementare, no?

Lei mi contesta poi la genericità delle mie affermazioni: ma tenga conto che un articolo non è un trattato di storia…si va per sintesi…chi vuol capire capisce. Per il resto ci sono le biblioteche.

Condividere le posizioni della “fasciofemminista” Regina Terruzzi – che io lo voglia o meno – crea da sé la contrapposizione con punti di vista diversi. Non confonda. Ed io (da fazioso?) ritengo che quel tipo di femminismo abbia agito bene, l’altro invece – quello “di sinistra” – abbia agito male. Badi bene, conosco il femminismo del secondo tipo, per averlo in casa da decenni, molto meglio del primo. Non ho bisogno di leggere la letteratura delle reduci, che ho scientemente trascurato, come Lei giustamente intuisce. Da mia moglie, a diciott’anni militante del Manifesto anni ’70… poi Democrazia Proletaria…mi capisce…in piazza io a braccio teso, lei a pugno chiuso…poi a casa insieme…roba da non credere…a mia sorella – femminista oltranzista in Austria stessa epoca – e aggiungo fino a mia figlia…ventidue anni…un caratterino…Le assicuro che conosco benone situazioni, argomenti, stati d’animo, storiche ribellioni, piattaforme rivendicative, tassonomie comportamentali, agrodolci aggressività e feroci intransigenze, e percorsi mentali e accuse urlate e altre sussurrate…Come si dice?…ho studiato il fenomeno sul campo.

Mi dispiace che Lei non condivida le “virtù” di Regina Terruzzi: è del resto inevitabile, Lei ha altre convinzioni: che c’è di male? Perché trova la cosa insopportabile? Alla generica e spesso inessenziale libertà, spesso così immobilizzante, increativa, io decisamente preferisco la cultura del conflitto: sociologicamente, come saprà, grande momento di crescita civile e politica: grazie al conflitto le società evolvono…peace and love invece fanno tanto acqua stagnante…La libertà non mi interessa, mi interessano invece i legami, quelli tosti, veri, che durano. Ho sempre voluto molti legami. E si ricordi che quando Lei parla di “fascisti” del Novecento, Lei, Angela, sta parlando anche di me: occhio dunque a non fare pedestri generalizzazioni su cose che mostra di conoscere solo di passata e per sentito dire…Capisco il riflesso condizionato della femminista di sinistra dinanzi al turpe fascista – del resto, è questo che Le hanno insegnato – ma insomma anche Lei capisca con matura compostezza che per fortuna non siamo tutti uguali…

Lei, cara Angela, contesta il nazionalismo delle “fasciofemministe” accalorandosi molto, sembra non voglia farsene una ragione: perché? Trova forse disdicevole che altre donne moderne, combattive, non la pensino come Lei? Non sarà forse che Lei è un po’ “fascista”, ma di quel tipo di “fascismo” tutto di fantasia che spadroneggia nel vostro immaginario progressista? Per dire, il nazionalismo è stato la base ideale di donne d’avanguardia per alcuni millenni: dalle spartane alle eroine romane, fino a Giovanna d’Arco o Anita Garibaldi o le ausiliarie di Salò o la Mambro, oppure fino alla mia nonnina bigotta ma buona, che andava…anni Venti…alla stazione di Milano (era dama di San Vincenzo e Terziaria francescana, pensi un po’…) a offrire lavoro alle ragazze di campagna che sbarcavano in città, altrimenti facili prede del “vizio”…La disturba, non ci vuole credere…non corrisponde ai suoi codici, ma…come farglielo capire…non se la prenda con me.

Queste donne di cui parliamo spesso hanno considerato il nazionalismo proprio dal punto di vista etnico: la fierezza di appartenere a una data comunità di popolo, proprio quella identità e non un’altra a casaccio…incredibile? Sa di cosa parlo? Non lo sa. E con tanto di solida tradizione: ricorda il vecchio Manzoni? L’Italia “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor”…notato nulla?  Dice proprio “una di sangue”…ed era Manzoni, non l’umile Rimbotti. Al macero Manzoni, Dante…tutto il resto?…L’etnicismo non è affatto quel mostro contro cui Lei così scompostamente si agita: è un ideale nobile, mi lasci dire, nobilissimo, il più nobile, che non porta affatto necessariamente alla guerra, ma che considera al culmine dei valori quello della solidarietà, della fratellanza di stirpe, non quella generica universale, falsa, ma quella concreta con chi ti sta accanto, un generoso prodigarsi per il prossimo…Le ricordo, ma Lei sicuramente lo sa…solo lo ha dimenticato per eccesso di foga emotiva, Le ricordo che le guerre e le rivoluzioni più distruttive e sanguinose della storia umana sono state scatenate in nome di ideali opposti al nazionalismo e/o al fascismo: rivoluzione francese, russa, guerre mondiali, hiroshime, vietnam vari, guerre del golfo…continuo? sentiti nominare?…Legga l’ultimo libro – brevissimo, si legge in un’ora – di Richard Overy, storico di fama, in cui a mezza bocca lo scoppio della II guerra mondiale viene addebitato alle “democrazie” e non a Hitler…a differenza di Lei, la storiografia conosce questi temi da molti anni, ma la divulgazione di massa non fa filtrare queste cose… Lei si abbevera alla storiografia o alla divulgazione di massa? Verità o luoghi comuni? Queste cose dispiacciono, non sono “corrette”, insomma il capro espiatorio ci vuole…allora dagli-al-fascista-cattivo…comprende la banalità…la pochezza?…è dai primordi che esiste il capro espiatorio, rinsalda la tribù…conosce René Girard?

Ma forse Lei non frequenta la storiografia alta, però…vedi il lato debole…non rinuncia ad esprimere nel merito giudizi ben tosti e recisi. Intolleranza? Semplice incultura? Le due cose insieme?…Debolezze umane…io, che meno di Lei sono fazioso, cerco di capirla…

Altro punto. La “Rivoluzione Conservatrice”. Mi perdoni, ma contro l’ignoranza non ci sono argomenti. Lei ignora un’intera pagina di storia politica e ideologica del XX secolo, cui hanno appartenuto personcine come Thomas Mann o Heidegger…Certo non sarà colpa sua. Sarà forse il “vissuto”…Ma può facilmente colmare la lacuna con una prima infarinatura: si rivolga a Ernst Nolte, un buon storico di solida fama, mi creda, di cui Rubbettino ha appena pubblicato un breve libro in argomento. Poche pagine, che Le consiglio, anche per non sobbarcarsi lo studio di intere biblioteche – con libri anche a firma femminile, si rassicuri – che si sono occupate di questo tema. La rivoluzione, gentile Angela, in certi casi è detta “conservatrice” per motivi più complessi di quelli da Lei solo immaginati.

Quanto a Regina, i suoi ideali sono per l’appunto definibili di “rivoluzione conservatrice”: voleva modernizzare la società salvaguardando però la parte che considerava giusta della sua tradizione: inaudito? Impresentabile? Malvagio? Regina non si definì così perché il termine allora non era in uso. Si definì invece “social-nazionale”…guardi un po’ la bizzarria: socialismo nazionale…una roba ben più “pericolosa”, solo ad invertire i due termini…capito tutto? Ma per saperne di più, legga pure il libro segnalato…femminismo fascista, vedo che l’abbinamento Le fa venire le bolle, ma che posso farci io, se è esistito molto prima di Lei?

Lei mi chiede arrogantemente – anche se non capisco per quale motivo – cosa penso dei corpi nudi delle donne…ne penso che sono sempre belli, lì dentro c’è un mistero che è la mia religione pagana, a cui sono da sempre devoto, una vera mistica con le sue liturgie…Dionisismo..Magna Mater…probabilmente non sa di cosa parlo…e poi dei corpi femminili ne penso che mi dispiace che i suoi amici “democratici” li spremano come limoni, ci danno dentro per cavarne quattrini e giochi di prestigio e le donne, molte donne, troppe donne, si prestano al gioco, ci stanno, alzano la posta…più maschiliste di me che pure, come Lei assicura, sono un maschilista incallito…Ma quante femministe barricadere oggi incanutite ho conosciuto, che campano coi soldi dei disprezzati uomini…mariti…amanti…Noti poi l’eloquente discrasia: Lei utilizza il termine “maschilista” come ingiurioso, riservando invece per sé quello di “femminista”, cui dà un significato positivo: nulla da eccepire, quanto a faziosità di schieramento? Le racconto un altro dettaglio autobiografico, così, per farci qualche confidenza…La prima volta che ho sentito parlare di violenza consumata tra le quattro mura, da bambino, era quando mia madre raccontava i suoi dodici anni in collegio…orfana a sette anni…dalla suore, a Siena…violenza psicologica e fisica, intimidazioni, umiliazioni…Le risparmio i dettagli…ma pensi Lei…erano tutte donne, dalla madre superiora alla sguattera, solo donne, decine di donne…e dunque? Il suo tipo di sinistra malconcepita sbaglia almeno due volte: è classista ed è sessista…

La famiglia. Non so che vicende abbia vissuto, ma Le assicuro che la famiglia non è un covo di orchi come Lei afferma…ci sono, ci sono sempre stati eccessi, malvagità, soprusi…brutte storie di violenza…ma non tutto è come Lei dice. Per dirne una, le donne della mia famiglia, grandi, piccole, medie, tutte femministe doc, garantisco di persona…riderebbero del suo bozzetto falso e ipocrita sul fascista maschilista…Non è giunta anche per voi l’ora di crescere? Di aprire gli occhietti antifascisti? Lei intanto de-familizzi pure, de-natalizzi a iosa, che presto si troverà in mano un cumulo di rovine perfettamente libertarie…

La denatalità, appunto: in due parole, è un problema perché se non ci sono più esseri umani non c’è più società. Semplicissimo. E senza società si regredisce all’individualismo belluino dell’orda. Cioè al liberalismo compiuto, quello finale, l’apogeo “democratico”. Piace tanto? Lei odia la vita, vuole uccidere l’essere umano: Psicosi? Insicurezza? Condivido invece con Lei le apprensioni per i nostri figli, per il futuro. Ma di queste disfunzioni mi pare non abbia colpa il nazionalismo, ovunque aborrito…il fascismo forse? poveretto morto e sepolto nel sangue da sessant’anni?…il maschio perverso?…una congiura di maschi? No, ne ha colpa la società “democratica” e libertaria, con maschi e femmine in prima linea…una società libera di far morire di fame e di miseria morale giovani, vecchi, rossi, neri, mentre a voi dà da bere vecchie storie antifasciste…e come bevete, belli docili al potere…!

Le scelte “filo-fascio” di Regina – condivisibili o meno, qui non importa – io le ricordavo solo per mostrare al lettore che questa bella figura di donna aveva potuto condividere molti tra gli ideali che animavano il fascismo…e che quindi le demonizzazioni a senso unico sono sbagliate una volta di più…e nel frattempo il “male assoluto” se ne sta indisturbato da un’altra parte.

Dice bene che ci vorrebbe un libro, per parlare di queste cose…sono troppe, e tutte insieme. Ma basta così. Un solo consiglio: non sia così istericamente aggressiva, si ingentilisca un po’, ne trarrà immediato beneficio…Prenda esempio da quei pochi fascisti che sono ancora rimasti, e con cui ha il privilegio di scambiare opinioni in presa diretta, cerchi di capire le ragioni degli altri…

E infine, cara Angela, non faccia più come me, non sia faziosa. Le confesso che mi  piace l’ardore polemico, il fiero cipiglio mi intriga, sto a mio agio nella polemica che è lotta, vita e movimento, mi piacciono le donne e gli uomini battaglieri…so anche che in certi casi occorre essere semplificatori, ridurre le cose all’osso, certo, capisco tutto, lo faccio anch’io, in certi casi non si può farne a meno…ma lo slogan rozzo e incolto mi piace meno…“viva il femminismo, abbasso Rimbotti” fa cadere le braccia, esprime la povertà di tutto uno schieramento ideologico, il suo, roba che la poteva scrivere su un muro negli anni settanta, col “nemico” al di là della strada…cose già fatte a suo tempo…roba vecchia…ma oggi? Oggi rappresenta un penoso attestato di immaturità. Ma confidi nel tempo, vedrà che Le passa.

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