Claretta, Ben e… la lista della spesa

Susanna Dolci

Viene così definita la “lista della spesa” quando su un autore od un personaggio è stato scritto e detto tutto, il contrario di tutto, di più, oltre. La qui espressione è stata coniata dalla scrivente anni fa, dopo aver notato che dell’autore tedesco Herman Hesse mancava la pubblicazione, solo ed appunto, delle note delle sue spese. O forse anche quelle sono state alfine editate…

S. D.

petacci_fondo magazineNon potevo non scriverne. Non potevo, miei cari, non invogliarvi alla lettura del nuovo cult book della casa editrice Rizzoli: Claretta Petacci, Mussolini segreto, diari 1932-1938, a cura di Mauro Suttora, già alla sua seconda edizione. 528 pagine, più o meno per 21 euro. Foto in copertina della Clara, velata modello Mata Hari. «…amante ossessiva, ossessionata e ossessionante…» non dovendo fare un tubo tutto il santo giorno e quelli a seguire. Eccola qua, la donna più famosa del Fascismo (1912-1945) ripercorrere nella scrittura con fare deciso e minuzioso, attimo per attimo, l’esistenza di sette anni del padre del fascio: Sua Eccellenza Benito Mussolini. Da quel lontano 24 aprile 1932 sino al 30 dicembre 1938. Selezione ardua quella del curatore del presente libro perché la nostra intrepida eroina era considerata una vera e propria grafomane: «le pagine del solo 1938 sono 1810». Caspiterina… Quasi alla stessa stregua della mole cartacea del massimo storico Renzo De Felice anche se la qualità dei contenuti è un tantinello diversa. Senza nulla togliere alla Petacci narratrice, per carità!

Gli è che i diari dell’amante italica ne hanno passate, nei tempi andati, di tutti i colori finché nel 1950 vennero acquisiti dallo Stato italiano e tenuti sotto silenzio e chiusi a chiave i loro contenuti. Dopo settant’anni eccoli qua, dunque, per tutti i voraci lettori che non aspettavano altro. Che volevano forti temi di attualità ed illuminazioni sul futuro. Consideratelo, questo tomo qui presentato, una sorta di Bignami Fiction & Harmony di parte di “quella” storia che è stata (per fortuna solo “parte”!). Ci auguriamo che non ve vengano sfornati altri a seguire. Sia per il rispetto degli alberi tagliati, sia per non insultare ulteriormente l’intelligenza dei lettori sia perché forse non ce ne frega più niente di dover leggere ancora e sempre del e sul Duce.

Basta… Per pietà basta.. Lasciatelo sepolto in pace a meditare sui suoi casi e sulle “marachelle” dei suoi eredi e discendenti. Vi prego, già ne passò tante in vita. Non continuate a tormentarlo pure da morto. Va bene all’inizio…Passino per un certo tempo le medaglie, le bottiglie, i portachiavi, i santini e calendari e pure le mutande sul catalogo di un noto commerciante. Aggeggi, questi tutti, per nostalgici che mai lessero una sua vera parola. Passi che la nipote fa politica.

Passi che quando non si sa che santi votare si ricorre alla famosa “Quando c’era lui…”. Poi però la si smetta di farla passare quando si vogliono tentar di vendere sulla rete i di lui pezzi o presunti tali di cervello. Non si usi più travisare le sue parole, i suoi umori, i benemeriti cazzi propri di lui medesimo… Perché egli fu uomo ed umano come tutti noi… Beh quasi come tutti noi… Non si può leggere quanto segue senza dover ricorrere alla Citrosodina granulare ad uso orale in debita quantità: «(pag. 246) 14 marzo 1938: Claretta non vuole che il duce vada alla Camera. Alle 10, nervosissimo, senza una parola buona: ‘Senti oggi vado alla Camera. C’è il Bilancio dell’Esercito e ho il dovere imprescindibile di andarci. Ho il precipuo dovere, non posso disinteressarmi di tutto. Insomma, è così’. Io tacevo. Alle 11: ‘Amore facciamo pace. Stai tranquilla. Ti amo, non guarderò nessuno. Un giorno poi verrai anche tu. Sai che fai? Vieni qui alle quattro. Mi attenderai, e dopo staremo assieme. Sei contenta?’».

Oppure: «(pag. 91) 12 novembre 1937: pappine per il dittatore. Alle 10 mi chiama la cameriera: ‘Sta meglio, ora gli ho fatto le pappine, il mal di testa è passato. Non ha la febbre, solo un po’ di tosse. Sì, stia tranquilla che ho tutte le premure per lui. Buonanotte signorina». Vado avanti? Ancora altro? No meglio di no… Non vorrei sciuparvi la sorpresa o l’intensità emotiva della lettura qualora voi voleste correre freneticamente  in libreria. Però, attenzione, voglio chiudere come segue. A pag. 15, nell’intervento del nipote Ferdinando Petacci, residente negli Stati Uniti, (“Clara Petacci spia o tramite fra Churchill e Mussolini?”). così è scritto: «Sandro Pertini, parecchi anni prima di diventare presidente della Repubblica, disse una volta a un giornalista: ‘Clara non doveva morire’…». Sì ma nemmeno Mussolini, aggiungo io. No… non doveva morire come una bestia per mano di volgari assassini… No.. non è così che si fa la storia.. Così la si costruisce solo ad artificio. Quella certa immagine di Piazzale Loreto non la cancellerà mai nessuno. Nemmeno altri diecimila libri su di lui, scritti alla male e peggio. Cadaveri similari riesumati ed incollati per fare mera cassetta di guadagni. Inclusa, da ultimo e chissà, la sua più o meno esaustiva lista della spesa.

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