Un’altra idea di sessualità

Umberto Bianchi

kamasutra_fondo magazineCerto, l’Italia è un paese strano: anziché occuparsi di cose serie, ha posto al centro del dibattito socio-economico…le presunte amanti del premier e la questione omosessuale. Da una parte sembra che le opposizioni nulla di meglio trovino da fare che cercare di coinvolgere l’attuale premier con storie di feste, festini ed amanti presunte o vere, chissà. Dall’altra la stagione estiva ed autunnale italiota sembra esser stata caratterizzata da una recrudescenza di aggressioni contro omosessuali et similia, partendo da pestaggi contro inermi giovanotti, sino ad arrivare al lancio di bombe carta o ai tentativi di incendio dinnanzi a ritrovi notoriamente frequentati da un pubblico omosex.

Questo rigurgito di neo bigottismo, affiancato ad un rinnovarsi di scandalismo pruriginoso, trova le proprie origini in un equivoco di fondo che coinvolge l’intera società occidentale, ma che in quella italiana trova le sue più forti caratterizzazioni. Esiste una sorta di nemesi storica che sembra colpire indistintamente tutte le rivoluzioni o i grossi cambiamenti socio-politici e che fa sì che, passato l’iniziale attaccamento ed ardore professato per i “sacri principi”, si passi ad un atteggiamento di indifferenza, sino ad arrivare al loro totale disconoscimento. Così è accaduto per la Rivoluzione Francese, passata dall’insurrezionalismo giacobino alla reazione bonapartista. Così è accaduto per la Rivoluzione bolscevica, passata dallo slancio sognatore dell’utopismo trozkista al rigido burocratismo staliniano. Così è accaduto per la rivoluzione libertaria del ’68, passata dalla liberazione sessuale all’insegna degli scritti di Wilhelm Reich, Alfred Kinsey, Henry Miller, Helen Gurley Brown, Joan Garrity ed altri ancora, ad un neobigottismo di stampo puritano, in gran parte di importazione USA.

In questo contesto, l’Italia rappresenta un caso limite poiché, oltre a far proprie le tematiche del mondo anglosassone, si fa portatrice di un particolare modello di ipocrita e provinciale bigottismo mutuato dal plurisecolare travisamento del sesso da parte del cattolicesimo. Tutto ciò trova le proprie fondamenta nell’impostazione biblica, che vede nel sesso e nelle sue multiformi espressioni qualcosa di impuro e di peccaminoso “in toto”, stendendo un velo di bigottismo che sarebbe ricomparso di volta in volta in tutte le vicende che, dall’avvento del Cristianesimo in poi, avrebbero segnato le vicende dell’Occidente. Più di altri paesi occidentali, l’Italia porta in sé questa grave contraddizione tra le istanze di una prorompente Modernità e quelle di una cattolicità ben impiantata sulle sponde d’Oltretevere e che, a parte qualche finzione di apertura (sempre auspicata per gli altri e mai per sé stessi, sic!), è sostanzialmente rimasta attaccata ad un moralismo ipocrita e sessuofobo.

Il sesso fine a sé stesso è peccato, la fornicazione operata con strumenti di sana igiene e prevenzione (pillola, profilattico, etc.) è vista quale atto demoniaco, i sacramenti non vengono impartiti alle coppie di separati, una sana educazione sessuale (in grado di prevenire malattie ed altri sgradevoli effetti collaterali legati ad una attività sessuale senza controllo) è bandita dagli istituti scolastici e, cosa ancor più grave, al clero è inibita la possibilità di sposarsi e di condurre quindi una normale vita di relazione, con tutte le conseguenze che conosciamo (relazioni clandestine, progressivo orientamento verso un’incipiente omosessualità, pedofilia, etc.).

Eppure il sesso è per le antiche tradizioni un’espressione di Eros, di quel minuscolo Dio che con le sue frecciatine tutto infiamma e travolge, anche gli Dei Olimpi. Eros è quella forza vitale che manda avanti il mondo e vedi raffigurata nelle antiche falloforie in onore di Dioniso o nelle sculture erotiche sui templi di Kajuraho (India), sesso è l’immanenza di quella trascendenza che nell’atto erotico trova la sua più alta espressione e completamento. Per gli stessi Vangeli  il sesso è un atto di amore. Per Freud e tutta una scuola di psicanalisi che parte dal Vitalismo ed arriva a Reich, alla base dell’esistenza vi è il sesso, nel ruolo di vero e proprio “elain vital/soffio vitale”. Il deprimerne la prorompente vitalità significa deprimere la vita stessa, nel nome di una concezione malaticca ed insana dell’esistenza, tipica di un catto-protestantesimo d’accatto a cui, guarda un po’, fa da contraltare un maniacale ed ossessivo ostentare di genitalità, tipico della fase di una civilizzazione che ha fatto del corpo e delle sue espressioni sessuali, un oggetto di assoluta mercificazione.

E qui veniamo alle magagne di casa nostra. Ad una pressante strumentalizzazione del corpo a fini economici, tramite una sua sfacciata ostentazione affiancato ad una disinibizione di facciata, convive una morale all’insegna dell’ipocrisia. Ora a “vexata quaestio”, sembra esser assurta l’omosessualità, oggidì vera e propria pietra di paragone per qualsiasi altro comportamento riguardante l’ethos sociale ed individuale. Fai politica? Hai una sensibilità rivolta ai grandi temi etici del momento?Allora devi dire come ti rapporti con l’omosessualità. C’è la crisi economica? Si perdono i posti di lavoro? Fermi tutti, bisogna parlar di “matrimoni gay”, caschi il mondo. E se poi qualcuno a “sinistra”, non vota l’ultima “legge-contro-le-botte-agli-skin-froci” allora addirittura insorge la comunità internazionale.

Il problema qui non è rappresentato tanto dalla discriminazione contro l’omosessualità, quanto dalla distorsione della sessualità. Sembra che in Italia la disinibizione sessuale libera e gratuita, sia dono divino concesso agli omosessuali. Loro possono fare sfilate, avanzare pretese, ostentare situazioni che agli “etero”non è dato minimamente immaginare, sottoposti come sono ad una morale marchettara ed utilitaristica che trova nel tubo catodico la propria principale fonte d’ispirazione. I gay possono accoppiarsi, fruire del piacere sessuale senza quelle remore morali che invece la fanno da padrone nel mondo dei “normali”. Ma nella vecchia e putrida Italietta neodemocristiana, si sa, la morale borghese riaffiora sempre ed infetta tutto ciò che incontra sulla propria strada. E così ora anche gli omosessuali, anziché condurre con coerenza uno stile di vita estremo, all’insegna della ribellione, della trasgressione, di una verace antisocialità, come da costoro tante volte affermato, reclamano “diritti” ad una “normalità” borghese. Una parodia di quello che una volta era un atto sacro, il matrimonio.

Bar e locali nei punti più belli di Roma, ove, al pari di altri simili posti, si conduce una movida all’insegna di alcool, canne e botte a gogò, minacciate anche a chi provasse ad attaccare manifesti di dissenso (come qua e là riferito dai soliti furbi di estrazione destro-scemenziale). Compianto ed amorevole compassione profusi a iosa, ogniqualvolta si verifichino aggressioni, liti e scazzottamenti vari, troppo spesso fatti passare per atti di omofobia ed invece legati a tutt’altri motivi (vedi sopra). Certo, è anche vero che l’idiozia umana non ha limiti. Alcuni tra i più lesti tra i destro-scemenziali nostrani, non avendo nulla di meglio da fare, trovano  assai gratificante rompere l’anima ad altri deficenti pari loro, come se l’invasione di stranieri, la grave crisi economica, gli sfratti, i prezzi, le basi USA, non esistessero affatto. Tutto ciò non toglie che una società il cui rapporto con la sessualità sia profondamente distorto, come la nostra, sia una società malata. All’insensata alternativa tra gay e Ratzinger, preferiamo una “terza via”, che passa attraverso una reale liberazione sessuale, svincolata una volta per tutte da quei criteri di mercificazione che della sessualità rappresentano l’inaridimento e l’isterilimento. Ai rigurgiti da fogna degli oscurantismi bigotti d’ogni genere e tipo, rispondiamo ritornando a guardare a quel passato in cui a campeggiare era il sorriso di Dioniso, il volto beffardo del Fauno intento a concupire senza ritegno, quello spirito vitale che aleggia nelle esperienze intellettuali di fin de siècle e che trova nel binomio guerra -sessualità, nelle esperienze di Fiume, nella figura dannunziana, nelle esperienze della RSI, nel ribellismo giovanile degli anni 50 e 60, il proprio coronamento e completamento e che torna a riproporsi continuamente nonostante l’inaridimento post moderno. Ecco, arrivati a questo punto, quella omosessuale diventa una questione di second’ordine, legata a problematiche individuali e contingenti, che non dovrebbero interessare più nessuno. Aleggia su tutte, la figura di Pier Paolo Pasolini, intellettuale eretico, troppo spesso  frainteso, che sebbe vivere con coerenza, una scelta di vita dettata da quell’Eros-Thanatos/Amore-Morte, che lo avviluppò progressivamente nelle proprie spire, sino all’ultimo, tragico, epilogo.

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