Se multiculturale vuol dire…

Francesco Boco

impronta_fondo-magazinePadova è una delle città più “multiculturali” del Veneto. È talmente “multiculturale” che la stragrande maggioranza degli italiani – studenti, commercianti, visitatori – si sente presa di mira, minacciata, seguita. Per tutti gli “equi e solidali” che “il multiculturalismo è il sale della vita” basterebbe una nottata in stazione o una serata in centro per ricredersi e chiudersi in casa al sicuro.

Beninteso, non è il caso di farsi prendere da un becero e inutile odio per lo straniero, ma molti hanno paura e basta ascoltare cosa dice la gente per capirlo. In più occasioni abbiamo detto che è la paura a renderci deboli e a farci perdere ciò che è nostro – la paura di cosa poi?

Certo le misure del sindaco di Padova non hanno aiutato. L’esempio squallido del muro di via Anelli era il tipico caso di moralina al contrario, di un modo di chiudere in un ghetto il disagio e il degrado, nel tentativo di toglierli dalla vista senza risolvere in modo costruttivo la questione. Ma poi tutto riemerge e non si riesce a frenarlo. Ecco quindi che ai clandestini sgomberati da via Anelli sono state date le molto umanitarie case popolari che, eque e solidali, non vanno più al popolino. Ma il problema ritorna e si è solo spostato di qualche isolato.

Eppure è notizia de il Giornale di mercoledì 30 di una vittoria della voglia di fare sul degrado e l’abbandono. Senza paura e senza odio.

La zona di via Venezia, ampio parcheggio e qualche negozio, era diventata una molto umanitaria fucina del “multiculturalismo” di tipica marca italiota. Le cifre parlano di circa 250 spacciatori che si davano il cambio dalla mattina alla sera a stazionare nei pochi negozi etnici della zona. Tra kebab, eroina e violenza, il modello dell’accoglienza prendeva forma. Archiviato il disastroso cordone sanitario di via Anelli e tutto ritorna come prima, peggio di prima.

Ci ha pensato un parlamentare del Pdl, Filippo Ascierto – di origine napoletana pensa un po’ – a tirare fuori un po’ di orgoglio e a trasferire la sede provinciale di An in quella bella e ridente piazza di condivisione e dialogo. Tra una raccolta firme, un comizio e tanti minacciosi e intolleranti tricolori gli italiani del quartiere – sì, ce ne sono ancora – apprezzano e appoggiano. Dopo l’incontro con la Onlus Andromeda arriva la svolta: una festa di venti giorni contro il degrado e per l’identità. La piazza occupata da tricolori, concerti e cibo tipico. Per una volta sono stati d’accordo tutti, politici e sportivi di entrambi gli schieramenti hanno presenziato e l’iniziativa ha avuto la benedizione del ministro Zaia.

Usciti un po’ sfiduciati da cotanto confronto intollerante e invadente, la fauna del parcheggio e i vari negozianti etnici hanno ben pensato di trasferirsi altrove, in vie meno appartate. Magie del “multiculturalismo”, qualcuno è stato pure arrestato. Le attività di riqualifica intanto proseguono e al posto dell’equo e solidale negozio etnico il popolino preferisce accontentarsi di prodotti tipici e libreria.

Magie dell’identitarismo e del volontarismo. to controllate. invadente, la fauna del parcheggio e i vari negozianti etnici hanno ben pensato d

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