Poe. Anywhere out of the world

Alessandro Cappelletti

La maggior parte e du gran lunga, di coloro che passavano, avevano un’aria soddisfatta, da gente pratica, e pareva non curarsi d’altro che di aprirsi una strada in mezzo alla folla. Fronti aggrottate, occhi mobili, svelti, se qualche passante li urtava, senza dar segno, si aggiustavano i vestiti e procedevano senza indugio.

E.A.Poe, L’uomo della folla – Racconti

Che tragedia penosa la vita di Edgar Poe! La sua morte, un’orribile conclusione in cui l’orrore è accresciuto dalla trivialità! Da tutti i documenti che ho letto ho concluso che gli Stati Uniti – nient’altro che una grande barbarie illuminata a gas – furono per Poe soltanto una vasta prigione ch’egli percorreva con la febbrile agitazione di un essere fatto per respirare in un mondo meno moralistico, e che la sua vita interiore, spirituale, di poeta o anche di ubriaco, non era che uno sforzo perpetuo per sfuggire all’influsso di quell’atmosfera disgustosa.

C. Baudelaire – Prefazione a Histoires Extraordinaires

poe_fondo-magazineEdgar Allan Poe [nella foto] nacque a Boston il 18 Gennaio del 1809. Morì, in preda al delirium tremens, il 7 Ottobre del 1849. Quest’anno ricorrono quindi i 200 anni dalla nascita e i 160 dalla morte, ma su questo poeta aristocratico e maledetto poco si è ricordato, nonostante questo 2009 sia l’anno delle ricorrenze, come il nostro caro Mario Grossi ha evidenziato in un suo articolo scritto per il Fondo.

Eppure Edgar Poe, adottato in fasce dalla ricca famiglia Allan dopo la repentina scomparsa di entrambi i genitori, ha influito sulla storia della Letteratura mondiale con un peso paragonabile solo a quello che i suoi allievi più devoti, Baudelaire e Mallarmè, hanno avuto sulle generazioni di letterati a loro successivi.

A Poe saranno poi debitori anche Joris Karl Huysmans, per la figura di Des Esseintes, Howard P. Lovecraft ed anche nel profilo di Sherlock Holmes possiamo cogliere evidenti affinità con la figura di Auguste Dupin, protagonista dei racconti polizieschi I Delitti della Rue Morgue o Il Mistero di Marie Roget. Il suo immaginario ha inoltre influenzato anche la cinematografia (nel Corvo di Eric Draven si citano stralci della poesia “The Raven”) la musica (“Murders In The Rue Morgue” degli Iron Maiden), mentre nel 2003, Lou Reed pubblicò il disco “The Raven” dedicato alla poetica e alla vita di E.A Poe.

Tornando invece a Baudelaire, fu proprio l’autore dei “Fiori del Male” a scoprire per primo l’autore americano, confermando quella sensibilità che gli permise di apprezzare i migliori talenti della sua epoca con netto anticipo sui contemporanei, come accadde anche con gli allora sconosciuti e denigrati Wagner e Manet. Di Poe, fu anche il primo traduttore, nonché biografo e critico.

Baudelaire trovò in Edgar Allan Poe un’affinità elettiva, un’identità artistica, una comunanza spirituale talmente forte da indurlo a dedicargli studi approfonditi, a partire proprio dall’apprendimento della lingua inglese necessaria alla maniacale opera di traduzione, cui dedicò un’attenzione assoluta e quasi religiosa, perché solo grazie ad un impegno totale, quasi ascetico avrebbe potuto trasferire in lingua francese la scrittura erudita, arcana e musicale dell’autore bostoniano.

L’opera di Poe, infatti, è pervasa costantemente da una gestione del ritmo e del suono della parola che ci costringe a ponderare ogni frase e a gustare lentamente i suoi scritti che ci conducono in una dimensione a-temporale e stupefacente capace ogni volta di sorprendere. Fu maestro del genere poliziesco e anticipatore della Decadence letteraria europea, autore moderno e raffinato, che fece della creazione compositiva una sintesi di materia grezza finemente elaborata come marmo da scolpire e disperata tragedia di nervi stravolti da ardenti passioni che conducono al precipizio della follia.

Mai, nei racconti, avviene nulla che non sia meno che straordinario, fuori dal comune, assurdo, talvolta grottesco in grado di sconvolgere la Razionalità apparente dello stato delle cose iniziali. Non di rado, i protagonisti di queste storie sono infatti uomini di scienza, la cui vita viene stravolta da una malattia nervosa o da un amore lacerante, di cui Poe descrive con dettaglio maniacale il crollo negli abissi della pazzia. Il suo è un mondo dove la normalità non esiste e l’incredibile diventa realtà. L’immaginario che lo circonda è sovente quello di una borghesia ricca e conforme alle buone maniere o, come nella “Rovina della Casa degli Usher”, quello di una nobiltà decaduta e febbricitante che oltrepassa l’orlo della crisi di nervi, sprofondando nel mistero dei meandri allucinati della mente, dove la perversità del Male si insinua come un pungolo affilato e sottile dentro l’anima.

Fedele ai dettami da lui prescritti nel saggio “The philosophy of composition”, i racconti sono sempre brevi per poter essere letti in “una, massimo due ore”, evitando di disperdere in inutili rivoli letterari la concentrazione del lettore, il quale deve essere in grado di immergersi completamente nella lettura. Vengono in mente gli attuali romanzieri contemporanei, incapaci di scendere al di sotto delle 800 pagine imposte dalle case editrici. Parafrasando De Maistre, viene da dire: che tanfo da ufficio marketing! In Edgar Allan Poe invece domina sempre un’aristocratica eleganza nel condurre il lettore dentro atmosfere raffinate e diabolicamente oscure che rapiscono la fantasia fino all’ultimo rigo perché solo all’ultimo rigo si riesce a definire, sempre tragicamente, l’intricata trama dell’ordito.

La lucidità della composizione, si evince anche da particolari descrittivi degli arredamenti, sempre funzionali all’atmosfera del racconto, in cui traspare il gusto dandy dell’autore americano che, nella vita di tutti i giorni non rinunciava mai ad una ricercata eleganza negli abiti e nel comportamento, pur dovendo combattere strenuamente e per tutta la vita con l’indigenza, i debiti, le malattie e l’alcolismo. Poe era un aristocratico reazionario e un disadattato sociale in una società americana che già allora anteponeva il profitto a tutti i costi a qualsiasi altro valore che non fosse funzionale all’utilitarismo bigotto e borghese. D’altronde, come scrisse proprio Baudelaire nella sua prefazione alle “Histoires Extraordinaires”: «Edgar Poe e la sua patria non erano allo stesso livello. […] Sosteneva che la grande sciagura del suo paese era di non avere un’aristocrazia, poiché, diceva, in un popolo senza aristocrazia il culto del Bello non può che corrompersi, ridursi e sparire. Poe denunciava nei suoi concittadini, anche nel loro lusso esagerato e dispendioso, tutti quei sintomi del cattivo gusto tipici dei nuovi ricchi; considerava il Progresso – la grande idea moderna – come un’estasi da acchiappamosche, e chiamava i perfezionamenti delle dimore umane cicatrici e obbrobri rettangolari: in quel contesto egli era, di conseguenza, un cervello singolarmente solitario.» (C. Baudelaire – Prefazione a Histoires Extraordinaires – E.A. Poe)

Era il 1856 quando furono vergate queste parole, nonostante ciò, dopo un secolo e mezzo, risultano ancora di un’attualità sconcertante!

Non stupisce, dunque, che il suo genio venisse tollerato a fatica, soprattutto dagli scrittori contemporanei ai quali Poe, nella sua parallela attività giornalistica, dedicò feroci e impietose critiche. Tutto questo contribuì alla sua esclusione dai circoli letterari e quindi all’emarginazione editoriale. Nonostante ciò, i suoi scritti trovavano sempre spazio sulle riviste con le quali collaborava e a cui dava lustro e mercato visto che, ovunque andasse, riusciva a moltiplicare le tirature miracolosamente. La sua incapacità di adattamento alle regole formali della vita da impiegato, unito all’alcolismo, gli impedì però di trovare e conservare un posto fisso capace di garantirgli stabilità economica. Di tutto questo ne soffrì in particolare la giovane ed amatissima moglie che morì di stenti e malattie, precipitando il poeta americano in un abisso di disperazione ed auto-lesionismo.

La vita di Poe non fu mai facile. Gli eventi tragici e le rovine personali, costeggiarono la sua esistenza pericolosamente dalla nascita fino agli ultimi giorni. Visse l’inferno sulla terra, a causa di quella morbosa passione per la Bellezza e quella sensibilità esasperata che gli impedirono di convivere serenamente con il suo Genio artistico. O forse, sarebbe più corretto dire, fu proprio a causa di questo Genio che non riuscì ad essere una persona regolare, destino analogo a quello di mille altri artisti che mai trovarono la propria dimensione in questo mondo e nel loro mondo.

«Invano si dibattono, invano si conformano al mondo, alle sue previdenze, alle sue astuzie; perfezioneranno la prudenza, tapperanno ogni uscita, imbottiranno le finestre contro i proiettili del caso; ma il Diavolo entrerà dalla serratura; una perfezione sarà il difetto della loro corazza, e una qualità superlativa il germe della loro dannazione. Il loro destino è scritto in tutta la loro costituzione, brilla di un lampo sinistro nei loro sguardi e nei loro gesti, e circola nelle loro arterie con ognuno dei loro globuli sanguigni.» (C. Baudelaire – Prefazione a Histoires Extraordinaires – E.A. Poe).

Dino Campana, altro mendicante di serenità, anelava a diventare “non un grande artista, ma un puro poeta” e così fu per Edgar Allan Poe. Per questo, il suo più grande cruccio, fu quello di non aver potuto dare tempo ed energie sufficienti alla Poesia vera e propria, spesso dimenticata e sottovalutata vergognosamente nelle antologie e nelle recensioni, dove però Egli raggiunse vette e momenti di strabiliante Creazione. Nei racconti riuscì a creare, soprattutto nelle strazianti figure femminili, elementi di romanticismo e decadenza in cui l’Amore si sublimava in sentimento Assoluto capace di trascendere anche la fisicità del corpo dopo la morte, esseri soprannaturali sublimi capaci di tornare in vita attraverso il puro sentimento.

Nella poetica vera e propria, troviamo invece componimenti che stupiscono per la raffinata serenità che infondono nel lettore, senza per questo rinunciare a sondare profondità e vette. Manca la perversione grottesca, non ci sono crolli rovinosi nel baratro del collasso nervoso, il registro letterario diventa ancora più ricercato ma non per questo pedante. Anzi, quasi a rompere un’eccessiva tensione linguistica, a volte compaiono forme discorsive più propriamente prosaiche.

Sembrano un’oasi di pace, un conforto nel quale Poe rifugia tutta la sua malinconica sensibilità, la sua inadeguatezza alla rozza mentalità borghese, un mondo in cui crea Bellezza come avrebbero tentato di fare, pochi decenni dopo, i Decadenti in Europa. Compaiono elementi di grecità primordiale che richiamano alla memoria i frammenti di Saffo, di Archiloco, in cui l’amore e la nostalgia per la patria perduta, creano sentimenti che elevano lo spirito dalla grezza banalità quotidiana, con la differenza che per Poe una patria reale non è mai esistita, ma solo un luogo mentale, un altrove simbolico, “anywhere out of the world”, avrebbe detto Baudelaire.

Nell’opera di Poe si scorge il gigantismo titanico della potenza creatrice romantica a cui la Boheme sregolata del Genio aggiunge una dimensione maledetta che rifiuta l’ordine delle buone maniere, goffe e sgraziate, della Borghesia commerciale ed imprenditoriale americana. Gli eccessi e i vizi non pregiudicano la visione oltre umana del Poeta inteso come individuo unico e fuori dall’ordinario, eccezionale, che si distacca dalla massa democratica, ignora l’opinione pubblica, rifiuta nel suo snobismo il gregge conformato al sistema di regole comunemente accettate.

Anticipa il disagio dell’artista di fronte alla modernizzazione industriale, l’incapacità di adattarsi al materialismo utilitarista, alla barbarie dell’etica protestante del lavoro, il cattivo gusto del Progresso, cercando nell’Arte per l’Arte e nella Bellezza quella quiete e quella dimensione, che nella quotidianità mai riuscì a trovare.

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Bibliografia essenziale:

  • Le avventure di Gordon Pym – BUR Biblioteca Univ. Rizzoli | 2009
  • Il corvo e altre poesie. Testo inglese a fronte | Feltrinelli | 2009
  • I racconti (1831-1849 | Einaudi | 2009
  • Eureka. Testo inglese a fronte | Bompiani |

Poe è presente anche nella collezione dei Meridiani Mondadori. La raccolta include quasi tutta l’opera narrativa, poetica e divulgativa.

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